Condanna a ventiquattro anni di carcere per omicidio a Vitaly Markiv, 29enne militare della Guardia nazionale ucraina. È la sentenza emessa oggi dalla Corte d’Assise di Pavia per l’omicidio di Andrea Rocchelli, il fotoreporter italiano ucciso il 24 maggio 2014 mentre stava effettuando un reportage sulle sofferenze della popolazione civile lungo il confine conteso tra Ucraina e Russia nella regione del Donbass. Il militare, un italo ucraino con la doppia cittadinanza arrestato nel 2017, era l'unico imputato nel processo. Per lui una pena che va oltre anche quella chiesta dal pubblico ministero che rappresentava l'accusa. Durante la requisitoria in Aula, infatti, il Pm aveva chiesto per l'imputato 17 anni per concorso in omicidio. La difesa invece ne aveva chiesto l'assoluzione completa per non aver commesso il fatto. Al suo fianco si erano schierate anche le massime autorità ucraine tanto che il ministro dell’Interno dell’Ucraina si era presentato a sorpresa in aula per assistere ad una delle udienze nel maggio scorso. "Vitaliy Markiv è innocente e arbitrariamente imprigionato in un carcere italiano, per noi è un eroe di guerra" aveva spiegato Arsen Avakov.

Secondo l'accusa in realtà Markiv, che alla fine del 2013 era tornato in Ucraina arruolandosi nei Battaglioni di volontari, avrebbe diretto l'attacco proprio nei confronti di Rocchelli, pur sapendo che si trattava di un giornalista. Per gli inquirenti, infatti, il trentenne fotoreporter non fu una vittima casuale degli scontri ma fu bersagliato in maniera diretta e ripetuta con spari di cecchini e colpi di mortaio. L'attacco sarebbe andato avanti per più di mezz'ora per aggiustare il tiro e arrivare a uccidere Rocchelli insieme al suo interprete e giornalista russo. Con loro rimase ferito l’inviato francese William Roguelon. Solo grazie a quest'ultimo è stato possibile ricostruire nel dettaglio quanto accaduto. "Quando siamo scesi per scattare alcune foto ad un treno, un civile ci ha consigliato di andare via perché avremmo potuto correre dei rischi. Da quel momento sono iniziati i colpi di mortaio" ha ricordato. I tre si sono rifugiati in un fosso all’interno di un boschetto ma qui sono stati presi di mira per decine di minuti con colpi di mortaio  sparati da una collina dove vi erano gli uomini della milizia guidati da Markiv.