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Alessandro Ambrosio morto a Bologna, Marin Jelenic avrebbe ucciso dopo avergli chiesto il telefono in prestito

Jelenic Marin potrebbe aver chiesto il cellulare in prestito per fare una chiamata anche ad Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne ucciso alla stazione di Bologna. Per il pm, Marin ha agito per motivi abietti e a suo carico, oltre all’accusa di omicidio, vi sono già due aggravanti. Il 36enne nel solo 2023 era stato denunciato 5 volte.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Alessandro Ambrosio (34 anni) e il killer
Alessandro Ambrosio (34 anni) e il killer

Si è nascosto nel parcheggio per i dipendenti di Trenitalia e Italo dopo aver seguito il capotreno Alessandro Ambrosio sotto l'occhio delle telecamere di videosorveglianza. L'amico con il quale aveva appuntamento il 34enne assassinato a Bologna, non si sarebbe accorto della presenza di Marin Jelenic, 36enne senza fissa dimora che diverse ore fa è stato fermato a Desenzano per l'omicidio compiuto nella stazione emiliana.

Secondo il pm Michele Martorelli, Jelenic avrebbe agito per motivi abietti colpendo Ambrosio alle spalle senza conoscerlo. Il 36enne deve per ora rispondere di omicidio con l'aggravante dei futili motivi e quella di aver commesso il fatto nei pressi di una stazione ferroviaria.

L'uomo era noto alle forze dell'ordine e alle autorità ferroviarie. Jelenic è stato denunciato almeno 5 volte, dal 2023, per possesso di armi da taglio, ma alcuni procedimenti sono finiti con delle archiviazioni. Nonostante le segnalazioni frequenti, il 36enne è rimasto a piede libero: l'unica condanna risale al 2025, con la condizionale, per lesioni dolose, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale commessi a Vercelli.

Dopo l'omicidio, l'uomo aveva acquistato un biglietto per andare da Tarvisio a Villach, oltre il confine austriaco. La partenza era prevista per le 10.30 di martedì 6 gennaio. Lunedì 5 gennaio, era sul treno da Fiorenzuola a Milano e aveva chiesto in prestito a un passeggero il cellulare, con il quale aveva provato a fare una chiamata verso un numero croato.

Chi indaga non esclude che il 36enne possa aver aggredito il capotreno dopo avergli chiesto proprio in prestito il telefono per fare una chiamata. Saranno le indagini ad accertare questi aspetti per ora poco chiari. Secondo quanto emerso in queste ore, l'uomo era destinatario di un ordine di allontanamento comunitario emesso dal Prefetto di Milano dopo essere stato sorpreso con dei coltelli lo scorso 22 dicembre in via Scheiwiller, in zona Corvetto.

Al momento del fermo, il 36enne aveva con sé due coltelli. Sulle due armi saranno effettuati accertamenti per capire se si tratta delle stesse lame che hanno ucciso il capotreno. Dopo l'omicidio, sempre stando a quanto ricostruito, l'uomo ha trascorso la notte tra il 5 e il 6 gennaio nella sala d'attesa dell'ospedale Niguarda. Il 36enne è arrivato in Lombardia dopo aver preso un interregionale dal quale è stato fatto scendere nei pressi di Fiorenzuola perché molesto e senza biglietto. In quel momento, però, le forze dell'ordine non sapevano fosse lui l'uomo ricercato e lo hanno lasciato andare.

Salito su un altro treno, è arrivato a Milano Centrale alle 22.40. È stato immortalato dalle telecamere di sicurezza in piazza Duca d'Aosta e alle 23.15 è salito sul tram 4. Un passeggero si è ricordato di lui il mattino seguente, quando ha visto la sua foto sui media nazionali. L'uomo ha segnalato la sua presenza al 112 e la polizia conferma che il 36enne aveva raggiunto con il tram l'ospedale Niguarda, dove è rimasto fino alle 6.40, quando ha preso il tram 4 per tornare in stazione. Da lì, il 36enne si è spinto fino a Desenzano del Garda, dove è stato poi fermato.

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