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15 Luglio 2021
22:29

Abusi sui chierichetti del Papa, chiesti 4 e 6 anni per don Gabriele Martinelli e don Enrico Radice

Il Promotore di Giustizia, ovvero il pm del Vaticano, Roberto Zannotti, ha chiesto sei anni di reclusione per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, per favoreggiamento durante l’udienza che si è svolta nel Tribunale vaticano nell’ambito dei presunti abusi avvenuti nel Preseminario San Pio X, gestito dall’Opera don Folci della diocesi di Como, dei cosiddetti “chierichetti del Papa”: “È la punta dell’iceberg”.
A cura di Ida Artiaco
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Sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, per favoreggiamento. Sono queste le richieste avanzate dal Promotore di Giustizia, ovvero il pm del Vaticano, Roberto Zannotti durante l'udienza che si è svolta nel Tribunale vaticano nell'ambito dei presunti abusi avvenuti nel Preseminario San Pio X, gestito dall'Opera don Folci della diocesi di Como, dei cosiddetti "chierichetti del Papa". Una nuova udienza si terrà domani, per dare spazio ad uno degli avvocati della difesa e al legale dell'Opera don Folci, mentre la sentenza dovrebbe arrivare dopo l'estate.

Le richieste del Promotore di Giustizia

Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell'imputato all'epoca dei fatti, mentre per l'ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Zannotti ha spiegato che tale reato è stato così configurato, dal momento che nell'ordinamento penale vaticano non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale indaga invece la Procura di Roma. Un processo parallelo per gli stessi fatti è infatti aperto anche al Tribunale di Roma.

"Atti di violenza e non cose da ragazzi"

Il Preseminario, dove sarebbero avvenuti gli abusi, quando abusatore e vittima erano entrambi minorenni, è collocato a Palazzo San Carlo, a pochi metri da Casa Santa Marta, dove risiede Papa Francesco, il quale ha recentemente deciso che da settembre la struttura si sposti fuori dalle mura vaticane. Secondo Zannotti si è trattato di veri e propri "atti di violenza" e non di "cose di ragazzi". Il Pg ha anche ricordato le minacce che Martinelli avrebbe rivolto alla vittima, a cominciare dal ricatto di concedergli ruoli importanti nel servizio liturgico delle messe papali in cambio di favori sessuali: "Dai che poi ti faccio servire la messa al Papa". "Mi sembra una blasfemia", ha detto il Pm, "è più che turpe". Il magistrato ritiene che non c'è stato consenso agli atti da parte della vittima né quando era minorenne né dopo il compimento dei 18 anni. Sull'ex Rettore Radice, Zannotti ha detto che il suo comportamento è "ancora più grave" delle violenze sessuali, "sia per la carica, che per l'ostinazione di coprire fatti evidenti a tutti".

Il legale della vittima: "Questa è solo la punta dell'iceberg"

Secondo l'avvocato di una delle vittime, Dario Imparato, la vicenda dei presunti abusi nel Preseminario San Pio X non deve essere focalizzata sull'omosessualità, ma sull'abuso di potere. Il legale ha ricostruito l'intera vicenda del suo assistito, a partire dal suo ingresso nel San Pio X nel 2006 e le presunte violenze dell'imputato don Gabriele Martinelli iniziate l'anno successivo. "Questa vicenda – ha aggiunto – racconta il fallimento di piccole comunità chiuse, impermeabili all'esterno", cosa che favorisce "abusi di potere. È la punta di un iceberg". La legale di don Radice, Agnese Camilli Carissimi, ha invece sottolineato che "dai fatti copiosamente emersi, nulla si è evidenziato" sull'ex Rettore, aggiungendo che tutte le accuse della vittima e dell'unico testimone oculare siano partite dopo l'espulsione di quest'ultimo dal Preseminario. Ha quindi parlato di "vendetta" e ha chiesto l'assoluzione del suo assistito con formula piena: "Difficile immaginare una sentenza di condanna con una tale mancanza di prove".

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