video suggerito
video suggerito

A processo il guru degli integratori “snellenti”: “Risulta nullatenente per non versare risarcimento”

Rinviati a giudizio i fratelli Lanza: avrebbero eluso il risarcimento dovuto a una cliente truffata con prodotti “snelling”. Lei attende ancora 18 mila euro.
A cura di Davide Falcioni
42 CONDIVISIONI
Immagine

Il nuovo capitolo del caso Aloe Ghignone si apre con un rinvio a giudizio. Gianfranco Lanza, 57 anni, ragioniere di Pecetto Torinese e volto pubblico del marchio, insieme alla sorella Manuela, dovrà rispondere dell’accusa di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Secondo la procura, i due avrebbero di fatto sottratto alla giustizia il denaro necessario a risarcire una cliente, spostando i proventi dell’attività su un conto intestato alla sorella.
In aula i due imputati non si sono presentati. C’era invece lei, la donna che da anni aspetta i 18 mila euro fissati dalla sentenza definitiva.

La storia comincia più di un decennio fa, nella sede dell’Aloe Ghignone a Pecetto. È lì che Lanza accoglie i clienti in camice bianco, presentandosi come naturopata. Propone creme, succhi, flaconi e shampoo all’aloe, attribuendo ai prodotti “snelling” proprietà terapeutiche di ogni genere, anche in ambiti delicatissimi come l’oncologia. Convinta dalle sue rassicurazioni, la cliente acquista merce per oltre 33 mila euro: spera di perdere peso e di alleviare i problemi di salute del figlio gravemente malato.

Ma i benefici non arrivano. Non solo: le analisi successive rivelano che nei flaconi l’aloe è al 10%, non all’84% dichiarato, e proviene dall’Italia, non dal Brasile. Scattano gli accertamenti dei Nas e parte la denuncia. Nel 2017, il tribunale condanna Lanza per truffa e frode alimentare; in appello la pena si riduce a tre mesi, la truffa viene prescritta, ma la frode resta. Resta soprattutto il risarcimento, che la donna tenta poi di ottenere in sede civile.

È in quella fase che i giudici individuano elementi “anomali”: l’attività prosegue, ma formalmente Lanza risulta nullatenente. I movimenti finanziari passano attraverso il conto della sorella, così il tribunale stabilisce che sarà lei a versare il risarcimento in rate annuali da 3.600 euro fino al 2025. Parallelamente, la procura ritiene che i fratelli abbiano “simulato” la situazione economica per eludere il pagamento: da qui il nuovo processo.

Intanto, il marchio Aloe Ghignone continua a essere in vendita. Le etichette “snelling” non compaiono più, ma nella sede di Pecetto restano cartelli che richiamano i pazienti in chemioterapia. Online, l’azienda avverte: “La salute non è in saldo”. E precisa che gli integratori non sostituiscono cure mediche.

42 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views