“C’è la volontà, nel piccolo, di poter dimostrare che l’accoglienza è una cosa semplice. Non c’è niente di strano in quello che abbiamo fatto, anzi: il problema forse è l’opposto. Attualmente siamo un po’ chiusi e se questo può essere un segnale per gli altri, ben venga”. Francesco Malossi, 36enne originario di Milano, è molto chiaro: aver ospitato in casa per quasi un anno un rifugiato in possesso di protezione internazionale non è stato un gesto così eclatante come qualcuno potrebbe pensare. “Lo abbiamo fatto con molta naturalezza” conferma Laura Di Salvo, giovane moglie da circa un anno, originaria di Caserta. Laura e Francesco vivono a Bologna e sono tra le 170 persone residenti in Emilia-Romagna coinvolte nel progetto Vesta, gestito dalla cooperativa sociale Camelot. Si tratta di un’iniziativa, nata nel 2016 in sinergia con le istituzioni locali, per consentire ai cittadini di Bologna e Ferrara di accogliere in casa neomaggiorenni in possesso di una protezione internazionale o umanitaria e già inseriti nei percorsi previsti dallo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati del Ministero dell'interno, che in Italia gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo a livello locale.

Con Laura e Francesco ha vissuto per quasi un anno Becaye Diba, 21enne originario del Senegal, arrivato in Italia nel 2014. Con lui si è creato pian piano un rapporto di amicizia molto forte, tanto che ancora oggi ci si vede “per un caffè, per fare quattro passi, per andare al cinema”, conferma lo stesso Becaye, che dopo questa esperienza è andato a vivere in un appartamento con altri ragazzi africani, trovando lavoro come muratore.

“Arrivano candidature da tutta Italia e attualmente i ragazzi che hanno sperimentato questo progetto di accoglienza sono 29” spiega Anna Viola Toller, responsabile di Vesta per la cooperativa Camelot. “Le famiglie vengono seguite da un’equipe di professionisti ed entrano a fare parte di una comunità, anche online, attraverso la quale scambiarsi consigli e condividere le proprie esperienze –continua Toller-. Ogni famiglia riceve inoltre un contributo di 350 euro dal titolare del progetto Sprar, quindi il comune, e si tratta di un contributo molto importante perché in questo modo ogni famiglia può diventare accogliente, non solo quelle abbienti”. La possibilità di partecipare al progetto è però disponibile anche per single, studenti e giovani coppie, senza alcun tipo di discriminazione. “L’ambizione –conclude Toller- è poter dare a tutti le stesse possibilità e magari, grazie alle famiglie che decidono di accogliere, provare a portare avanti anche una vera e propria rivoluzione culturale e sociale”.