Dopo le polemiche a seguito delle denunce di alcune parti politiche e di articoli di stampa, la maggior parte dei Consigli regionali italiani ha promesso interventi immediati sul problema dei vitalizi dei consiglieri regionali. Del resto i costi dei vitalizi, spesso doppi per via di pregresse carriere dei politici in questione, gravano ancora in maniera pesante sulle casse pubbliche. Se infatti in molti casi sono stati aboliti per i nuovi consiglieri questi continuano ad esser pagati per i vecchi politici che ne hanno già maturato i diritti e in alcuni casi vengono cumulati con quelli parlamentari. Molti presidenti di Regione nel frattempo si sono dichiarati favorevoli ai tagli anche in questo caso, anche se in realtà per ora ben pochi hanno agito di conseguenza. Il neo governatore della Regione Piemonte nonché presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino, ad esempio ha spiegato: "Sono favorevole al contributo di solidarietà o ad ogni iniziativa che elimini gli eccessi purché non si faccia demagogia". A favore dei tagli si è schierata ad esempio la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ma anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha assicurato: "I vitalizi per i consiglieri attuali sono stati eliminati. A settembre affronteremo le storture di quelli in pagamento".

Il Trentino risparmia sui vitalizi.

Intanto però c'è chi è passato ai fatti come la Regione Autonoma del Trentino Alto Adige che ha fissato un tetto alla possibilità di cumulo dei vitalizi regionali e parlamentari. Il Trentino dicendo stop ai vitalizi, che in alcuni casi arrivano a sfiorare gli 11mila euro netti al mese, conta di realizzare notevoli risparmi poiché non pagherà più il vitalizio regionale per la parte che eccede quota 9mila euro lordi mensili nei quali è compreso l’intero vitalizio parlamentare. In Regione Lombardia invece si è a metà strada visto che, sulla base di un accordo fra tutti i partiti, da settembre scatterà un contributo di solidarietà sui vitalizi già in pagamento. Si parla di una tassa variabile da un minimo del 5% sui vitalizi più bassi per poi salire progressivamente.