Dopo aver vinto il primo turno e aver guadagnato il diritto a correre al ballottaggio di domenica 25 giugno, il candidato sindaco per la coalizione di centrodestra, Girolamo Fazio, è letteralmente sparito nel nulla. Per giorni non ha risposto al telefono e, stando a indiscrezioni, avrebbe addirittura lasciato in segreto la località di Trapani. Il piano, spiegavano fonti fidate, era semplice: ritirarsi dalla competizione elettorale non presentando la lista degli assessori, facendo dunque così decadere la propria candidatura. E così effettivamente è avvenuto: alle 13 di sabato 17 giugno, infatti, scadevano i termini per la presentazione della lista degli assessori, ma il candidato sindaco datosi alla macchia non ha fatto arrivare la documentazione richiesta, provocando dunque l'annunciata decandenza della propria candidatura. Al momento, dunque, la situazione a Trapani è decisamente intricata: al ballottaggio rimane in gara il solo candidato sindaco di centrosinistra Pietro Savona, che però, per riuscire a farsi eleggere primo cittadino deve sperare in un'affluenza minima del 50% degli aventi diritto al voto. La normativa infatti prevede che nel caso corra alle elezioni un solo candidato, la votazione per essere convalidata deve necessariamente attirare alle urne la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Difficilmente l'obiettivo potrà essere centrato, perché già al primo turno – con molti più candidati in corsa – l'affluenza del 50% venne superata di poco.

Che cosa accadrà dunque a Trapani dopo la mossa di Fazio? La risposta è quasi scontata, anche se ovviamente al momento non così certa: qualora l'affluenza non dovesse raggiungere il quorum minimo, l'elezione verrebbe annullata e Trapani andrebbe verso il commissariamento. La legge infatti in questi casi impone una sorta di amministrazione straordinaria del comune in attesa di una nuova consultazione elettorale.

Ma per quale motivo Fazio avrebbe agito così? Come spiega Repubblica: "Fazio, subito dopo la chiusura delle liste, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta per corruzione e traffico di influenze illecite che coinvolge gli armatori Morace. È stato 16 giorni ai domiciliari, è uscito dicendo pubblicamente di non avere più alcuna chance di farcela ma poi è riuscito, con una raffica di comizi alla vigilia delle elezioni, a risultare il più votato al primo turno, conquistando alle urne il consenso di un trapanese su tre. Martedì scorso il nuovo coup de theatre: nelle ore in cui la Procura ha reiterato una richiesta di arresto, Fazio ha annunciato il ritiro dalla corsa. Ma a metà: non ha fatto una rinuncia ufficiale però ha invitato i suoi elettori, con mossa senza precedenti, a non votarlo. Questo perché un passo indietro formale, nei due giorni successivi al primo turno, avrebbe rimesso in corsa al suo posto l’inviso senatore Antonio D’Alì, a sua volta alle prese con guai giudiziari: sul capo del delfino di Berlusconi a Trapani pende una richiesta di soggiorno obbligato da parte della Procura, che lo ha definito «socialmente pericoloso» come conseguenza di un processo per concorso esterno in associazione mafiosa che ha visto prescritti i reati sino al ‘93. Fatto fuori D’Alì, ora Fazio si prepara a mettere ko lo sfidante del Pd, mettendolo di fronte all’invalicabile scoglio del quorum. L’obiettivo: un commissariamento del Comune fino all’anno prossimo e quindi nuove elezioni alle quali il grande tessitore conta di presentarsi dopo aver risolto i suoi problemi con la giustizia".