in foto: El Khasneh, Petra, Giordania

Petra, in Giordania, uno dei siti archeologici più importanti e affascinanti del mondo, ha svelato un altro dei suoi segreti: grazie ad uno studio effettuato con droni e satelliti infatti, gli archeologi avrebbero individuato una piattaforma cerimoniale di forma quadrata che non sembra avere analogie con le altre costruzioni conosciute dell'antica capitale dei Nabatei. Il sito è uno dei più estesi al mondo, circa 264 chilometri quadrati, e molto c'è ancora da scoprire, dicono gli archeologi, benché gran parte dell'entroterra sia stato già censito dalle campagne di scavo passate. Christopher Tuttle , l'archeologo che ha pubblicato la scoperta e che lavora a Petra da circa 15 anni, ha spiegato in un'intervista al Guardian: "Sapevo che c'era qualcosa lì, e anche altri archeologi che hanno lavorato a Petra negli ultimi 100 anni avevano notato qualcosa".

Petra è stata costruita dall'antica civiltà dei Nabatei, in quella che è oggi la Giordania meridionale, a metà strada tra il Golfo di Aqaba e il Mar Morto, intorno 150 a.C.. La città è stata poi assorbita dall'Impero romano, bizantino e infine ottomano, ma le sue rovine sono rimaste intatte e sono famose in tutto il mondo per le facciate spettacolari immerse nella roccia. Il sito è stato abbandonato intorno al VII secolo, e riscoperto dall' esploratore svizzero Johann Burckhardt nel 1812.

Il nuovo monumento, se così può essere definito, si trova circa 800 metri più a sud del centro dell'antica città, e dalle prime misurazioni risulta lungo quanto una piscina olimpionica, e ben due volte più largo. Al momento non è ancora iniziata una campagna di scavo, ma la presenza in superficie di ceramiche risalenti alla metà del II secolo a.C. suggerirebbe una datazione corrispondente alla prima fase dello sviluppo dell'edilizia pubblica della civiltà nabatea. Inoltre, il carattere particolare dell'area indica, secondo gli studiosi, che la struttura venisse utilizzata "per un qualche tipo di funzione di controllo": a differenza di altre aree del sito infatti, la piattaforma non affaccia al centro della città di Petra, bensì all'esterno.

Il Siq, Petra
in foto: Il Siq, Petra

Lo studio è stato pubblicato nel Bulletin of the American Schools of Oriental Research dagli archeologi Sarah Parcak, del National Geographic Fellow, e Christopher Tuttle, direttore esecutivo del Council of American Overseas Research Centers: gli studiosi hanno utilizzato immagini satellitari ad alta risoluzione e fotografie aeree realizzate da un drone, supportate poi da indagini sul campo per localizzare e documentare la struttura.

E proprio durante queste indagini preliminari sul campo, sono stati portati alla luce una serie di reperti che permetterebbero una prima datazione: le ceramiche indicano che la costruzione è certamente più vecchia di 2 mila anni rispetto all'area circostante. "Attualmente non esistono corrispondenze o similitudini fra questa piattaforma monumentale e il resto del sito archeologico", hanno spiegato i ricercatori nella pubblicazione, sottolineando anche come la struttura, stranamente, sia vicina al centro della città, ma "nascosta" e difficile da raggiungere.

L'archeologa Sarah Parcak ha detto che si aspetta "alcune scoperte piuttosto sorprendenti nel corso del prossimo anno": negli ultimi tempi infatti, l'uso dei satelliti e delle sofisticate tecnologie ha permesso molte nuove scoperte, soprattutto nel sud-est asiatico, e in altre aree difficilmente raggiungibili da sopralluoghi diretti, come le foreste pluviali. E ha aggiunto

Cosa succede quando si possono mappare le caratteristiche nascoste in prossimità della superficie di un intero sito? Sono entusiasta, ma dobbiamo pensare anche alle implicazioni di tutta questa tecnologia a portata di mano, per usarla in modo responsabile.