Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è intervenuto al Senato della Repubblica per una audizione che si inserisce nel solco dell’indagine conoscitiva “sul contributo dei militari italiani al controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e sull'impatto della attività delle organizzazioni non governative”. Una audizione che avrebbe dovuto contribuire a fare chiarezza, anche in relazione ad alcune dichiarazioni rese in precedenza dal procuratore agli organi di stampa. Avrebbe, appunto, perché, come evidente, Zuccaro continua a confondere atti d’inchiesta, indagini, ipotesi di reato, lavoro degli uffici con le proprie opinioni personali, le proprie deduzioni, la propria visione dei rapporti sociali e del sistema dell’accoglienza.

L’intervento integrale di Zuccaro è possibile riascoltarlo qui, ora proviamo a mettere insieme i punti salienti della sua audizione.

Il procuratore di Catania parte dalla convinzione che "non sia vana la lotta ai trafficanti" di uomini, "quelli che speculano sulla sofferenza" e ricorda che la sua procura "è stata la prima a operare il sequestro delle navi madri, grazie alla Marina Militare, che operava nell'ambito dell'operazione Mare Nostrum".

Per Zuccaro il contrasto al traffico dei migranti “deve essere effettuato anche sul piano giudiziario”, con modalità di intervento che devono comunque cercare di preservare la “sicurezza dei migranti”. Il punto è che il procuratore di Catania non ci risparmia mai le sue considerazioni personali / politiche e, anche quando parla del lavoro del suo ufficio, si lascia andare a frasi del tipo “Mare Nostrum ovviamente non poteva continuare a essere alimentata, anche da un punto di vista finanziario”.

L’audizione però continua, parlando di una nuova modalità di traffico “determinata dal settembre 2016 dalla presenza di navi delle ONG che, avanzando il loro fronte d’azione rispetto agli assetti delle navi militari, prestano soccorso ai natanti dei migranti e li accompagnano nei porti italiani che vengono loro indicati doverosamente dalla centrale operativa della Guardia Costiera italiana” (segnaliamo sommessamente che questa è una risposta alle tante obiezioni sul “perché le ONG indirizzino i migranti verso i porti italiani”… Perché è il comando dell’operazione a dire loro dove recarsi!).

Dopo aver confermato che, anche “grazie” all’attività di contrasto e alla distruzione dei natanti, la qualità dei mezzi usati ora dai trafficanti è molto più scadente, il procuratore ripete che ormai la figura dello scafista non esiste più e ha ribadito quanto vi raccontavamo qui, ovvero l’impossibilità di incriminare i driver dei gommoni, che sono ormai scelti fra i migranti, spesso in cambio di uno sconto sul costo del viaggio.

“Vi devo dire che non siamo più in grado di effettuare indagini di più ampio respiro”, prosegue amaro, “devo quindi richiedere strumenti per riprendere l’attività investigativa, tra cui la possibilità di intercettare le comunicazioni satellitari” e di usare tecniche di recupero dati sui dispositivi elettronici. Con questi strumenti a disposizione, Zuccaro è convinto che “potrebbero emergere collegamenti importanti e altri dati utili per poter individuare i trafficanti”.

Visto che servono maggiori interventi di polizia giudiziaria, Zuccaro ipotizza che si possa prevedere a bordo delle ONG la presenza di unità con compiti di PG, suggerendo di stabilire che le navi in uso alle ONG “non battano la bandiera dello Stato in cui lo scafo è stato acquistato, ma quello dello Stato in cui hanno la sede”, perché “le molte navi delle ONG battono bandiere di Stati con le quali la collaborazione giudiziaria è difficoltosa”. Come sarebbe possibile ottenere questi due risultati, non è chiarissimo per la verità, dal momento che si tratterebbe di riscrivere trattati e codici. Ma andiamo avanti.

Sempre circa la presenza di unità di polizia giudiziaria, il procuratore dice che, per uscire dall’impasse, servirebbe un pronto intervento in mare, anche a prescindere dalle attività di search and rescue (proprio ieri il M5s presentava una proposta simile, peraltro assai discutibile, dal momento che sembra ci si dimentichi del fatto che Marina e Guardia Costiera effettuano hanno già adesso compiti di PG). In tal modo si potrebbero effettuare intercettazioni giudiziarie, sia telefoniche che telematiche, per le conversazioni fra ONG e interlocutori sulle coste della Libia.

Un’altra proposta che il procuratore sottopone ai membri della Commissione è di far seguire da aerei militari quelle navi delle ONG che abbiano spento i transponder, per verificare se esse stiano varcando le acque libiche, violando le norme.

Per quanto riguarda i costi in mare delle ONG, Zuccaro dice: “Ritengo che comprendere chi finanzia queste organizzazioni, in particolare quelle di più recente costituzione, ci potrebbe dare delle indicazioni molto utili”. Anche qui però il procuratore si lascia andare a considerazioni del tutto personali, parlando di alcuni membri delle ONG che hanno “un profilo non collimante con quello dei filantropi”, cosa che giustificherebbe delle ulteriori indagini: “Io ritengo che il fine di solidarietà sia nobilissimo, tanto più perché si rivolge a un gruppo vasto, tuttavia in gioco non vi sono solo gli interessi delle persone che in mare devono essere salvate, ma anche gli aumenti del numero di persone morte in mare, perché la ricerca del profitto da parte dei trafficanti li spinge a mettere in mare quanta più gente possibile. Anche se avessimo in mare non 13 ma 30 ONG non riusciremmo a salvare tutti”.

Poi Zuccaro si lancia in una valutazione di altro tipo, sulla “possibilità di ospitare in Italia la migrazione di tipo economico”, che “per le ONG non può costituire un discrimine perché la vita umana vale allo stesso modo, sia che venga da una zona di guerra o da una povera”, mentre per uno Stato “la differenza è rilevante”. Difficile capire che senso abbia parlare di scelte eminentemente politiche, per un procuratore della Repubblica.

La fase di domande da parte dei membri della commissione è particolarmente interessante. In primo luogo viene chiesto a Zuccaro che intendeva quando ha parlato di “scacco” all’attività degli inquirenti da parte delle ONG e quali erano le sue fonti quando ha diffuso la notizia dei contatti le stesse e i trafficanti, in particolare se esista o meno un documento dei servizi segreti, italiani o esteri (“La vostra procura lo ha chiesto? La Presidenza del Consiglio si è opposta alla richiesta?”). Lo chiede un suo “sostenitore”, il leghista Arrigoni, che gli fa anche i complimenti.

Zuccaro “conferma pienamente” di considerare l’attività delle ONG uno “scacco all’attività giudiziaria”, perché effettivamente “siamo in una fase in cui non riusciamo a svolgere attività investigativa”. Per quanto riguarda i contatti tra ONG e trafficanti, il procuratore dice di non aver chiesto ai servizi di intelligence se avessero dei dati, “perché comunque non li potrei utilizzare”. Da dove arriva la certezza del legame, dunque? Zuccaro cita i dati di Frontex e della Marina Militare, dicendo di avere un contatto periodico con Credendino (capo dell’operazione Sophia, il quale ha una visione però “leggermente” diversa su pull factor, ONG eccetera…).

Dunque, “i dati sull’esistenza dei contatti ci sono forniti da loro”, ma addirittura “questo ci risulta anche da Internet, perché su Internet vengono messi in Rete i dati sulla posizione in cui si trovano le ONG” e chiunque “vi possa attingere lo fa”. Zuccaro si riferisce probabilmente al sito Marine Traffic, che mostra le rotte e la posizione delle navi, anche di quelle delle ONG. Ma basta il percorso di una nave per legittimare le ipotesi di enorme gravità fatte dal procuratore di Catania? Sarebbero queste le prove? E i dati di Frontex e della Marina, quali sarebbero? Questi?