in foto: Il jihadista dell'Isis prima di distruggere i reperti archeologici

La follia dell’Isis si abbatte ancora una volta contro il patrimonio culturale e archeologico delle Siria e del mondo. Questa volta ad essere distrutti sono stati diversi reperti e manufatti risalenti all'epoca romana provenienti dal sito archeologico di al-Salhiye, conosciuto come Dura Europos, nella provincia di Deir ez-Zor, al confine tra Siria e Iraq. In un video della durata di un minuto e mezzo diffuso da Amaq, l’agenzia di comunicazione dell’Isis, un jihadista spiega che il comitato per la sharia ha preso questa decisione in quanto “idoli realizzati per essere adorati al posto di Dio”. Pezzi di storia architettonica rimasti intatti per migliaia di anni e distrutti in pochi secondi dal fanatismo islamista.

Il terrorista, prima di abbattersi con un martello contro statuette e altri suppellettili, dichiara che i manufatti sono stati rinvenuti ad al-Salhiye, “parte della Wilaya dell'Eufrate”, riferendosi alla suddivisione geografica delle province del sedicente Califfato. Gli importanti pezzi archeologici – secondo la visione malata dell’autore dello scempio – sarebbero “simboli dell’adorazione di Satana”.

L’agenzia di stampa siriana Sana, che per prima ha riportato la notizia, ha definito il gesto un “crimine contro la civiltà siriana” e contro “il patrimonio dell’umanità”. Dura Europos, fondata nell'ottavo secolo avanti Cristo, grazie alla sua strategica posizione lungo la Via della seta divenne un importante centro economico. Affacciata sulle fertili terre mesopotamiche lungo il fiume Eufrate, la città venne abbellita con preziosi templi e palazzi: un’area archeologica immensa, disseminata su 150 ettari. Alcuni reperti notevoli furono riportati alla luce, tra cui numerosi templi, decorazioni murali, iscrizioni, equipaggiamento militare, tombe e numerosi papiri. Ma, dopo l’arrivo dei fanatici del Califfato, l’Unesco aveva lanciato nel 2015 l’allarme sui gravi danni sofferti dal sito proprio a causa degli scavi illegali e dei saccheggi ad opera dei jihadisti. L'Isis, infatti, ha alimentato per anni il mercato nero dei reperti archeologici per finanziare le proprie attività.

Non è la prima volta che l'Isis si accanisce contro il patrimonio archeologico nei territori sotto il suo controllo. Una guerra culturale a colpi di martello, bulldozer ed esplosivi contro l’eredità storica della Siria e dell’Iraq. A Palmira, il tempio di Baalshamin, considerato uno dei principali capolavori di questa antichissima città nel deserto siriano, fu fatto saltare in aria con la dinamite nel 2015. Il disprezzo degli estremisti islamici per la storia e la cultura millenaria, poi, li ha portati a convertire il famoso anfiteatro romano nello scenario delle loro orribili esecuzioni pubbliche. Anche l’archeologo Khaled Asaad, di 82 anni, per oltre 50 anni direttore del museo di Palmira, fu barbaramente ucciso e appeso ad una delle colonne del monumento.

I miliziani dell’Isis continuano a mantenere il controllo sulla provincia di Deir ez-Zor, con l'eccezione di una parte della città ed una vicina base aerea, ancora in mano all'esercito di Damasco. Secondo i servizi segreti degli Stati Uniti, inoltre, nonostante le recenti sconfitte militari e la perdita di territorio, il Califfato islamico “continua a costituire una minaccia terroristica agli Stati Uniti e ai suoi alleati”. La capacità di dirigere ed ispirare attentati contro una vasta gamma di obiettivi in tutto il mondo, scrivono gli analisti dell'intelligence americana, fanno dell’organizzazione terrorista un nemico ancora distante da essere definitivamente sconfitto.