Mentre, sull'onda della notizia della morte di Dj Fabo, in Italia continua la polemica politica sulla necessita di una legge sul fine vita, dalla stessa clinica svizzera dove  Fabiano Antoniani si è sottoposto a suicidio assistito arriva la notizia che un altro italiano si è sottoposto questa mattina allo stesso trattamento. Si tratta di Gianni Di Sanzo, un pensionato veneziano di 65 anni che ha scelto la stessa strada  di Dj Fabo dopo anni di sofferenza ininterrotta passati a combattere continuamente contro un male incurabile. Gianni si è spento questa mattina intorno alle 12 nella clinica "Dignitas" di Pfaffikon, in Svizzera, la stessa scelta da Fabo per porre fine una volta per tute a quella che entrambi chiamavano "una non vita".

"Non ha sofferto, era sereno, io e mia figlia gli abbiamo stretto le mani fino all'ultimo" ha raccontato la moglie Emanuela Di Sanzo, ringraziando gli infermieri della clinica e i volontari veneti dell'Avapo che in questi anni lo hanno assistito. “Sono dei pellegrinaggi crudeli. Viviamo in un Paese incivile non concede di morire in modo dignitoso. Siamo arrabbiatissimi, mio marito avrebbe voluto morire a casa ma siamo stati costretti a venire in Svizzera perché in Italia la legge è ferma in Parlamento” si è poi sfogata la donna al Fatto Quotidiano, lanciando infine un appello ai parlamentari: "Ora facciano una legge per impedire questi pellegrinaggi crudeli".

"Sono sempre stato un salutista. Vegano, addirittura. Poi la diagnosi del tumore, la prima operazione, le cure. Quindi la ricaduta, altre terapie, altra operazione. E ho detto basta!", aveva  raccontato l'uomo descrivendo il suo calvario e aggiungendo: "Mi sono informato, ho mandato le cartelle cliniche. E alla fine, dopo mesi di attesa, mi hanno convocato".  "Potrei vivere ancora mesi, forse anni, ma non riesco a mangiare, a parlare, a dormire. Provo dolori lancinanti. È una sofferenza senza senso". aveva spiegato il pensionato Telecom.

"Gianni era malato da due anni e la sua malattia lo aveva ridotto ad avere una non vita. "Mio marito soffriva moltissimo, non mangiava più, non parlava più. Ma era una persona molto razionale, equilibrata, sapeva quello che voleva. Diversi anni fa, ben prima che Gianni si ammalasse, eravamo insieme davanti alla televisione e guardavamo un programma dove c'era un servizio proprio su questo suicidio assistito in Svizzera", racconta la moglie, ricordando: "Gianni mi ha guardato e me lo ha detto in quel momento: ‘Se mi ammalo voglio morire così'. Ha fatto tutto lui, ha preso i contatti e ha preparato i documenti. Si è ricordato di un servizio trasmesso dalla tv qualche anno fa".