Alloggi-tugurio, terranei adibiti ad abitazione quando a stento potrebbero essere depositi di cianfrusaglie. Case affollate di inquilini, stipati in ogni dove. E alla fine del mese, puntuale, arriva il "padrone di casa" che non vuole sentire ragioni ed esige la pigione.
Questa è una storia che moltissimi studenti universitari italiani potrebbero raccontare: fuorisede provenienti dalla Calabria, dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Sardegna; lontani da casa per forza e per sperare in un futuro migliore di quello che al Sud condanna centinaia di migliaia di neolaureati ad accettare lavori da fame piuttosto che formarsi e specializzarsi, mettendo in atto quello per cui hanno studiato. La questione degli affitti è uno degli ostacoli che tutti i fuorisede devono affrontare e mettere in conto. Molto spesso i proprietari scelgono di affittare a nero, non pagando un euro di tasse nonostante per una casa di quattro stanze più servizi igienici riescano a racimolare un bel gruzzolo ogni mese. Spesso chi affitta una casa ne ha altre di proprietà oppure utilizza i soldi frutto del guadagno per accendere un mutuo e acquistare altri alloggi-tugurio.

Fanpage.it è andata a parlare con questi ragazzi, cercando di capire come vivono e quanto pagano ogni mese. Poi, un colloquio con un responsabile dello sportello casa Cgil di Napoli fa venire alla luce un'altra questione: chi cerca di emergere e denunciare il sopruso (il fitto a nero) viene praticamente "punito" dalle nuove normative. E questo riguarda gli studenti italiani: va ancora peggio agli immigrati che non riescono a far valere nessun diritto.

Con l'ausilio di una telecamera nascosta siamo stati anche in una agenzia immobiliare per tentare di affittare un tugurio. E l'agente non solo ha detto che era possibile, ma ha anche garantito che si poteva tirare su una discreta somma di denaro ogni mese.