Dal delitto di Avetrana, dove il 26 agosto del 2010 venne uccisa una ragazzina di quindici anni, Sarah Scazzi, sono passati quasi sette anni e due gradi di giudizio e fra qualche giorno, il 20 febbraio, arriverà la sentenza della Corte di Cassazione. Proprio in attesa dell’ultima sentenza a parlare è Valentina Misseri, parte della famiglia “protagonista” della brutta storia di cronaca nera arrivata dalla Puglia. Valentina è la sorella di Sabrina e figlia di Cosima Serrano, le due donne (rispettivamente cugina e zia della vittima) condannate in primo e secondo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi. È figlia anche di Michele Misseri, il contadino di Avetrana che da tempo si è dichiarato colpevole dell’omicidio di sua nipote cercando di scagionare sua moglie Cosima e la figlia Sabrina ma che è stato condannato “solo” a otto anni di reclusione per soppressione di cadavere in quanto sarebbe stato lui a gettare il cadavere dell’adolescente in un pozzo dopo il delitto. Adesso è anche Valentina Misseri ad accusare suo padre Michele dell’omicidio di Sarah. “Mia sorella e mia madre sono innocenti. A uccidere Sarah è stato mio padre”, è quanto ha dichiarato a pochi giorni dalla sentenza della Cassazione a “Oggi” ribadendo dunque quelle che sarebbero le sue convinzioni sul delitto.

Le lettere di Sabrina Misseri – Valentina ha rivelato anche il contenuto di alcune lettere scritte dalla sorella Sabrina. “Non sono più la Sabrina di prima – è quanto si legge nelle lettere -, tanti lati del mio carattere si sono modificati. Alzarsi ogni mattina con l'ansia di affrontare la giornata… sono diventata ancora più fifona e piena di tormenti”. Da queste lettere emergono anche stati d'animo che risalgono a prima della conclusione del processo d'appello, che ha confermato per Sabrina e la madre la condanna all’ergastolo: “In questa situazione ho mille paure, è impossibile trovare un po' di pace. Ho scoperto che la verità viene sempre a galla ma dopo morta, non sempre da viva”. E ancora: “Ultimamente – è quanto scrive Sabrina Misseri – sogno il pubblico ministero che mi corre dietro con il coltello. Non ce la faccio più, sono stanca”.