Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi
15 Febbraio 2017
17:31

Delitto Sarah Scazzi, Valentina Misseri accusa il padre Michele: “L’ha uccisa lui”

Pochi giorni prima della sentenza della Cassazione sull’omicidio di Sarah Scazzi Valentina Misseri, sorella di Sabrina, condannata all’ergastolo assieme alla mamma Cosima, ribadisce le sue convinzioni sul delitto. Secondo lei è Michele Misseri il responsabile del delitto di Avetrana.
A cura di Susanna Picone
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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi

Dal delitto di Avetrana, dove il 26 agosto del 2010 venne uccisa una ragazzina di quindici anni, Sarah Scazzi, sono passati quasi sette anni e due gradi di giudizio e fra qualche giorno, il 20 febbraio, arriverà la sentenza della Corte di Cassazione. Proprio in attesa dell’ultima sentenza a parlare è Valentina Misseri, parte della famiglia “protagonista” della brutta storia di cronaca nera arrivata dalla Puglia. Valentina è la sorella di Sabrina e figlia di Cosima Serrano, le due donne (rispettivamente cugina e zia della vittima) condannate in primo e secondo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi. È figlia anche di Michele Misseri, il contadino di Avetrana che da tempo si è dichiarato colpevole dell’omicidio di sua nipote cercando di scagionare sua moglie Cosima e la figlia Sabrina ma che è stato condannato “solo” a otto anni di reclusione per soppressione di cadavere in quanto sarebbe stato lui a gettare il cadavere dell’adolescente in un pozzo dopo il delitto. Adesso è anche Valentina Misseri ad accusare suo padre Michele dell’omicidio di Sarah. “Mia sorella e mia madre sono innocenti. A uccidere Sarah è stato mio padre”, è quanto ha dichiarato a pochi giorni dalla sentenza della Cassazione a “Oggi” ribadendo dunque quelle che sarebbero le sue convinzioni sul delitto.

Le lettere di Sabrina Misseri – Valentina ha rivelato anche il contenuto di alcune lettere scritte dalla sorella Sabrina. “Non sono più la Sabrina di prima – è quanto si legge nelle lettere -, tanti lati del mio carattere si sono modificati. Alzarsi ogni mattina con l'ansia di affrontare la giornata… sono diventata ancora più fifona e piena di tormenti”. Da queste lettere emergono anche stati d'animo che risalgono a prima della conclusione del processo d'appello, che ha confermato per Sabrina e la madre la condanna all’ergastolo: “In questa situazione ho mille paure, è impossibile trovare un po' di pace. Ho scoperto che la verità viene sempre a galla ma dopo morta, non sempre da viva”. E ancora: “Ultimamente – è quanto scrive Sabrina Misseri – sogno il pubblico ministero che mi corre dietro con il coltello. Non ce la faccio più, sono stanca”.

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