Per il presidente della Banca Centrale Europea la crisi economica dell'Eurozona sarebbe ormai alle spalle: "La crisi è ora alle nostre spalle. La ripresa dell'Eurozona è solida e sempre più ampia fra i Paesi e settori economici", ha dichiarato Draghi a margine di una visita a Tel Aviv. "Ora la maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa, spesso si sentiva solo una opposizione rumorosa", ha proseguito Draghi riferendosi alle elezioni francesi che hanno visto vincere il liberal-socialista Emmanuel Macron. "Solo mettendo insieme sovranità l'Europa può vincere le grandi sfide: economia, sicurezza, migrazioni, difesa", ha spiegato il presidente della Bce, giunto in Israele per un dottorato onoris causa.

"Ciò di cui abbiamo bisogno in Europa, per garantire la crescita economica e il maggior benessere durino nel tempo, sono le riforme strutturali e una nuova comprensione degli obiettivi dell'Unione Europea, bisogna fare nuovi passi in avanti. L'architettura istituzionale dell'Unione economica e monetaria resta incompleta sotto diversi punti di vista. La crisi ha reso visibili i punti deboli strutturali nella nostra costruzione e ci ha costretto ad affrontarli. L'opera di manutenzione è cominciata con la creazione dell'Unione bancaria. Il lavoro è tutt'altro che finito e le sfide che dobbiamo affrontare vanno al di là della Uem. Riguardano la sicurezza, le migrazioni, la difesa e, in generale, tutti quei problemi che possono essere affrontati soltanto mettendo in comune sovranità. E tutte queste sfide sono diventate più difficili rispetto al passato".

Lo scoppio della crisi finanziaria globale nel 2008 "ha portato a una profonda recessione in tutto il mondo, a un netto aumento della disoccupazione, rendendo chiara l'incompletezza di alcune parti dell'architettura istituzionale della Ue, elementi che rappresentano un terreno fertile per dare voce a una retorica populista e nazionalistica. Questa crisi però è servita anche a migliorare la comprensione delle forze economiche e politiche e a tradurre questa nuova conoscenza in azione. La crisi, quindi, ha portato a una sorta di distruzione creativa con la rivisitazione critica di paradigmi riconosciuti, con l'identificazione di prassi errate che sono state rimpiazzate da altre più solide e con nuove ricerche che hanno affrontato aspetti della nostra società prima trascurati. Il rinnovato sforzo ha allo stesso tempo reso più profonda la nostra comprensione dell'economia e ha dato vita alla nostra risposta di politica", ha concluso Draghi.