Garantire il diritto di voto a tutti i cittadini, è questo lo scopo di una proposta di legge che potrebbe essere presentata a breve dal M5S. Il modello di riferimento è quello dell'Estonia, dove alle scorse elezioni politiche, che si sono svolte il 3 marzo 2019, è  stato utilizzato il voto elettronico: il Paese è il primo al mondo ad aver sperimentato questa modalità di voto, introdotta per la prima volta nel 2005. Nel Paese baltico, secondo quanto ha potuto osservare da vicino una delegazione di esponenti del M5S, il modello funziona, e permette di risparmiare anche soldi e tempo. In Estonia lo ha scelto quasi un elettore su due.

L'idea è quella di introdurlo anche in Italia entro questa legislatura, in tempo cioè per le prossime elezioni politiche. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5S), sta lavorando appunto alla stesura di un progetto di legge, e in questa fase preliminare ha in programma diversi tavoli per approfondire l'argomento: "Vogliamo aprire il dibattito per introdurre il voto elettronico in Italia. La recente visita in Estonia ci ha indicato una strada possibile". In un colloquio con Fanpage.it ha spiegato quale sarà il percorso che il Movimento intende seguire.

L'11 ottobre 2018 è stata approvata alla Camera la proposta di legge Nesci – dal nome della prima firmataria, la pentastellata Dalila Nesci – che prevedeva la possibilità per gli universitari e lavoratori fuorisede di votare esclusivamente per i referendum e per le Europee in un comune diverso da quello di residenza. La legge Nesci al momento è ferma al Senato. L'idea del M5S è quella intanto di presentare un emendamento per introdurre il voto elettronico in questo testo: gli elettori interessati, compresi gli italiani all'estero, sarebbero circa un milione, lo stesso numero dei cittadini che hanno votato in Estonia. Ma questo sarebbe solo un primo step. Brescia vuole presentare una legge ad hoc, che sia una risposta concreta al problema dell'astensionismo.

"Con il ministero degli Interni stiamo lavorando per presentare questa legge, e lo conferma la presenza di Carlo Sibilia, sottosegretario al Ministero dell’Interno, che insieme a me si è recato in Estonia come osservatore, per approfondire il metodo che hanno seguito lì", ha spiegato Brescia. Domani a Montecitorio si svolgerà l'incontro ‘E-vota! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica', alla presenza anche di esperti digitali: saranno presenti Teresa Alvaro, direttore generale dell’Agenzia per l'Italia Digitale, Marco Scialdone, esperto del tavolo Mise su Intelligenza artificiale e sulla tecnologia ‘blockchain', che potrebbe essere alla base del voto elettronico: si tratta di registro digitale, permanente e tracciabile, che consente di conservare i dati in modo trasparente e sicuro. A questo proposito interverrà in video anche Tatsuo Igarashi, sindaco di Tsukuba, città giapponese che ha sperimentato il voto con blockchain. Durante l'incontro di domani verranno anche mostrate le voting machine che saranno utilizzate alle prossime europee in Belgio.

"Un punto di partenza sarebbe entro le prossime politiche permettere agli italiani all'estero di votare online. La procedura di voto per corrispondenza non è affatto sicura. A poco a poco si potrebbe allargare la platea, fino a consentire il voto elettronico anche ad altre categorie, come appunto i fuorisede. Fino ad arrivare a un voto elettronico per tutti i cittadini, come fanno in Estonia – ha detto il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera – Lì circa il 40% si fida ciecamente di questa tecnologia, e la preferisce alla tipologia tradizionale di voto".

Come funziona il voto elettronico in Estonia

In Estonia non utilizzano la blockchain, ma il sistema di voto si basa su carte di identità elettroniche, che tutti i cittadini possiedono. Le carte di identità digitali permettono l'autenticazione online del titolare, e associano una firma digitale con l'account; oppure al posto della firma utilizzano le impronte digitali del proprietario. Nel Paese dell'Est Europa si servono quindi di carte digitali, dotate di microchip, che vengono inserite in un lettore, che riconosce univocamente l'elettore che sta votando. Una volta entrati nel sistema i cittadini possono esprimere la loro preferenza, anche più volte, fino a quando non si chiude la sessione di voto, tre giorni prima delle elezioni. Questo assicura la libertà di voto: perché chi vota da casa è libero di cambiare la propria preferenza in qualsiasi momento, per evitare che venga sottoposto a pressioni esterne"Anche in Italia questo potrebbe essere un espediente per contrastare il voto di scambio", ha sottolineato l'esponente pentastellato.

Ci sono Paesi però in Europa che non ritengono questa modalità sicura al 100%, e hanno preferito appunto la blockchain. È il caso per esempio della Germania. In Italia però non abbiamo ancora le carte d'identità digitali: "Ma in Italia abbiamo lo Spid – fa notare Brescia – che è un'identità digitale, e potremmo partire da quella. Poi potremmo anche valutare con i tecnici se adottare la blockchain, che dal punto di vista della manipolazione dei dati è la piattaforma più sicura, perché non è stata mai violata da attacchi di hacker. Vale la pena esplorare questa strada, per capire quale possa essere la tecnologia migliore per rispettare i requisiti di segretezza del voto previsti dalla nostra Costituzione".

"In Estonia non abbiamo rilevato alcun tipo di abusi, c'è un clima molto disteso, completamente diverso da quello che respiriamo qui in occasione delle elezioni. Chiaramente sono aiutati dal fatto che lì ci sono molti meno aventi diritto (un milione a fronte di 45 milioni in Italia). Nonostante utilizzino il voto online la partecipazione è di circa 10 punti inferiore alla nostra: alle ultime politiche si è registrata un'affluenza del 60%. Da noi c'è comunque una richiesta di maggiore sicurezza. Ma proprio per questo la modalità di voto consentita per gli italiani all'estero, per posta, è inaccettabile. Come è garantita la segretezza? Un padre di famiglia, ipoteticamente, potrebbe ricevere le schede, compilarle a nome dei familiari, e rispedirle già riempite", ha spiegato.

Il giorno delle elezioni, dopo la conclusione delle attività di voto tradizionali, lo scrutinio, cioè l'estrapolazione dei dati del voto online, avviene in una stanza, attraverso un sistema complesso che prevede una quindicina di passaggi, ai quali tutti possono assistere. Ci sono cinque chiavi d'accesso al sistema, possedute da cinque soggetti diversi. Questi si incontrano nello stesso luogo e nello stesso momento, e avviano il processo inserendo le chiavi nel computer. Il tutto avviene alla presenza di una commissione tecnica, (Tarvi Martens era il responsabile del voto elettronico in Estonia), e si svolge in poco tempo, e in un'ora al massimo si conosce il risultato.

"L'obiettivo politico è quello di permettere a tutti di esercitare il proprio diritto di voto. Ci sono casi in cui all'estero si vota nei consolati o in ambasciata. Ma non tutti abitano nelle grandi città e non tutti possono percorrere centinaia di chilometri per poter votare – ha affermato Brescia – E lo stesso vale per chi lavora o studia lontano dal proprio comune di residenza. Non è accettabile che il diritto al voto sia negato. Oppure penso a chi ha problemi di mobilità, magari per malattia. Noi vogliamo dimostrare che tecnicamente è possibile votare online, senza rischiare manipolazioni".

Una delle esperienze di riferimento per il M5S per costruire la legge per il voto elettronico sarà quella del referendum in Lombardia organizzato dall'allora governatore Maroni. "Siamo stati contattati dalla società che gestì il voto online sull'autonomia regionale – ha spiegato Brescia – Ci sono state delle problematiche, ma ci hanno assicurato che sono state superate". Il malfunzionamento in quel caso riguardò proprio i tablet utilizzati.

Le urne in plexiglass

Nella proposta di legge di Dalila Nesci aveva fatto discutere l'idea di utilizzare urne in plexiglass, cabine trasparenti, per combattere il fenomeno del voto di scambio politico-mafioso, impedendo ad esempio che gli elettori scattino foto con il cellulare nel momento in cui esprimono una preferenza.

Per Giuseppe Brescia è una buona soluzione: "La segretezza del voto in questo caso è garantita. Basta che una persona voti di spalle, e venga controllata da lontano. Potrebbe essere un'accortezza in più. In Estonia per esempio non c'era un unico tipo di urna. Abbiamo visitato quattro stazioni di voto differenti. Solo due avevano la classica cabina con tendina; in un'altra mancava la tendina, quindi vedevamo da lontano la persona di spalle che votava; e in un'altra ancora c'erano solo dei banchi, scoperti. Il voto era alla luce del sole, ma nessuno di noi poteva vedere la preferenza indicata dall'elettore sulla scheda".