In foto: il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio.
in foto: In foto: il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio.

L'ex senatore Giorgio Pizzol ha denunciato il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, per diffamazione. Il leader del Movimento Cinque Stelle, querelato insieme ai parlamentari europei pentastellati Ignazio Corrao e Tiziana Beghin, sarebbero colpevoli di aver definito il vitalizio come privilegio medievale rubato ai cittadini. Pizzol, trevigiano di 77 anni, è rimasto seduto a Palazzo Madama tra le file del Psi (partito socialista) per una sola legislatura, quella dal 1987 al 1992 conclusasi con Tangentopoli. Con la riforma del M5S, che ha previsto il taglio dei vitalizi per gli ex parlamentari, ha visto dimezzarsi il suo assegno mensile. Vari esponenti del Movimento avevano esultato commentando con le stesse parole per cui è scattata la denuncia al ministro dello Sviluppo economico. "Non posso accettare di essere descritto come appartenente a una casta che ha derubato i cittadini italiani. Sono stato eletto in libere elezioni e ho percepito i compensi previsti dalla Costituzione, dalle leggi e dai regolamenti vigenti all’epoca", ha affermato Pizzol, presentando la notifica alla Procura di Treviso.

A segnalare la vicenda, è stato lo stesso Luigi Di Maio, con un lungo post su Facebook: "Devo essere sincero, quando ho appreso la notizia, c’è stato un attimo di tristezza. È triste dover constatare come una parte della vecchia e attuale classe politica di questo Paese sia così ostinatamente arroccata in difesa di privilegi che rappresentano un insulto verso tutti i cittadini. È la stessa classe politica che ci ha lasciato un Paese in macerie, ma che stiamo ricostruendo". Il vicepresidente del Consiglio ha continuato invitando l'ex senatore a presentare le sue recriminazioni a coloro che recepiscono una pensione minima. "Togliere i vitalizi e dare la pensione di cittadinanza è semplicemente riportare in equilibrio le cose. E l’equilibrio è ciò che più mancava, e ancora manca a questo Paese", ha continuato Di Maio. Non manca l'attacco nel post al Partito democratico, colpevole di aver proposto un aumento degli stipendi ai parlamentari, un ripristino dei vitalizi abiliti e un finanziamento pubblico ai partiti: "Questa è la visione di chi crede di vivere ancora nel passato, crede che le cose debbano restare così, e non si è ancora reso conto che la storia, nel frattempo, è già andata oltre. Abbiamo a che fare con un sistema morente e forse proprio per questo ancora più aggressivo. Per questo non sono stupito da queste denunce. Quando abbiamo iniziato la nostra battaglia sapevamo a cosa saremmo andati incontro. Sia chiaro, noi andiamo avanti".

Di Maio conclude ripercorrendo i punti delle riforme del Movimento 5 Stelle in materia, per cui sono stati aboliti i vitalizi alla Camera, al Senato e quelli regionali. Inoltre, ha ricordato il leader pentastellato, presto arriverà la legge che eliminerà 345 poltrone di parlamentari, così come verrà approvata quella che prevede la riduzione degli stipendi per deputati e senatori.

Il post del vicepresidente del Consiglio ha ripreso un articolo del Gazzettino che riporta la denuncia dell'ex senatore. Tutto è cominciato lo scorso 12 aprile, quando durante la trasmissione su La7, "L'aria che tira", Ignazio Corrao ha affermato che il vitalizio fosse un privilegio assurdo e medievale. L'europarlamentare ha inoltre detto, in direzione dell'avvocato Maurizio Paniz, collegato con la trasmissione: "Lui fa il suo mestiere di avvocato, dice di difendere un diritto, ma in realtà difende un privilegio rubato". L'accusa per Di Maio invece, oltre che riguardare il tweet del 28 giugno 2018, ha anche a che fare con alcune dichiarazioni ai giornalisti per cui "i percettori di vitalizio sono parassiti sociali che hanno campato sulle spalle di tanta gente". Infine, per quanto riguarda l'eurodeputata Tiziana Beghin, la denuncia è collegata ad una frase detta a "Mattino Cinque", in cui oltre a definire i vitalizi dei privilegi rubati ai cittadini, ha descritto chi li riceve come una "casta che vuole autoalimentarsi".