L’incubo dell'emailgate per il Hillary Clinton non è ancora finito. E a dieci giorni dal voto per chi dovrà diventare Presidente degli Stati Uniti d’America, rischia di essere una vera e propria mazzata per la corsa della candida democratica alla Casa Bianca. Il direttore dell'Fbi, James Comey, ha scritto in una lettera indirizzata alla Commissione giustizia del Senato che la sua agenzia ha deciso di riaprire le indagini sull'uso di un account privato di posta elettronica da parte dell’ex first lady, nel periodo in cui era segretario di Stato, viste che sarebbe emersa una nuova corrispondenza. “Nel gestire un caso non collegato, l’Fbi è venuta a conoscenza di mail che sarebbero pertinenti con questa indagine”, si legge nella lettera inviata da Comey ai presidenti di diverse commissioni della Camera.

La Clinton e il suo staff hanno saputo della riapertura dell'inchiesta solo quando la notizia è stata resa pubblica. Il direttore dell’agenzia investigativa federale ha spiegato di essere stato avvisato solo giovedì dell’esistenza di queste mail. E di aver quindi “deciso che l’Fbi intraprenda le appropriate misure di indagine” per “stabilire se queste mail comprendano anche informazioni top secret“. "Nella precedente testimonianza in Congresso, avevo riferito che l'Fbi aveva completato la sua indagine sul server privato del segretario Clinton. Visti i recenti sviluppi – ha scritto Comey nella lettera – vi scrivo per fornire un supplemento alla mia precedente testimonianza". Al momento – ha concluso Comey – l’Fbi non sa se questo nuovo materiale sia “significativo”.

Donald Trump ha già la notizia della riapertura delle indagini dell'Fbi sulle e-mail della sua rivale. Lo ha fatto quasi in diretta in un comizio a Manchester, in New Hampshire, accolto da un'ovazione della folla dei suoi sostenitori. "Una corruzione su una scala mai vista prima", ha commentato il candidato repubblicano, sostenendo che la Cliton vuole "portare il suo schema criminale nello studio ovale". "Sono contento che l'Fbi stia ponendo rimedio a tutti gli orribili errori fatti" nelle indagini sulla vicenda che riguarda la Clinton.

La scorsa estate, dopo una indagine su oltre 30.000 e-mail, l'Fbi aveva deciso di non chiedere l'incriminazione ufficiale dell'attuale candidata democratica alle elezioni presidenziali USA per l'utilizzo di un account privato di posta elettronica invece di quello governativo, nel periodo in cui era segretario di Stato, per la comunicazione di informazioni e materiale lavorativo. L'Fbi riscontrò solo "gravi leggerezze" da parte della Clinton e del suo staff nel gestire dati riservati. Il dipartimento di Giustizia, seguendo le indicazioni dei federali, archiviò il caso.