"Ha esercitato il suo diritto alla legittima difesa". È questa la motivazione data dalla Corte di Cassazione della Turchia, che ha assolto una donna che aveva ucciso a coltellate il marito, dal quale era stata violentata. Si tratta di una sentenza storica, come riporta l'Ansa e come è stata definita dai media locali. I fatti risalgono al 2014, quando Aslihan S. ammazzò il suo partner, Ozgur E., nella loro abitazione ad Antalya, cittadina mediterranea del Paese mediorientale. Dopo averlo colpito alla gola con una lama da cucina, la donna avvertì le forze dell'ordine, non prima di aver tentato lei stessa di fermare l'emorragia che gli aveva procurato. Ma l'uomo morì poco dopo in ospedale.

Aslihan, nel processo che seguì l'omicidio, fu condannata in primo grado all'ergastolo, ma già in appello le erano state riconosciute delle attenuanti, per cui la pena era stata ridotta fino a 16 anni di reclusione. Poi, nelle scorse ore, la svolta: per lei è arrivata addirittura l'assoluzione. Fondamentali sono state le analisi che hanno confermato le avvenute violenze sessuali. "L'imputata non può essere punita se ha agito per necessità, per fermare in modo proporzionato un attacco ingiusto contro i suoi diritti", hanno stabilito i giudici applicando l'articolo 25 del codice penale locale. Questa sentenza rappresenta un evento rivoluzionario in Turchia, dove la violenza sulle donne è un fenomeno particolarmente diffuso, soprattutto all'interno delle mura domestiche. Solo dall'inizio del 2018 si sono registrati 340 femminicidi.

Inoltre, anche a livello giuridico, la questione legata all'assassinio di uomini da parte di donne a loro volte abusate tiene banco da tempo, in particolare da quando nel 2012 Nevin Y. uccise colui che voleva violentarla, gettandone la testa mozzata nella piazza del loro paese, nella provincia meridionale di Isparta. La Corte di Cassazione in quella occasione aveva annullato la sentenza di condanna all'ergastolo da parte di un tribunale locale, ma lo stesso tribunale, che ha nuovamente sottoposto a giudizio la donna, l'ha condannata di nuovo a marzo, sostenendo che non agiva per legittima difesa.