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Olimpiadi Invernali 2026

Pressioni, stress, ansia: come funziona il supporto psicologico nei villaggi olimpici di Milano-Cortina

La pressione degli atleti ai giochi olimpici è forte e costante. Per aiutarli sono state create a Milano-Cortina le mind zone, spazi di supporto psicologico: ecco come funzionano.
Intervista a Dott. Danilo Corona
Psicologo, psicoterapeuta, esperto in Psicosomatica, Consigliere Ordine Psicologi Lombardia e Resp. Progetto Psicologia dello sport.
A cura di Elisa Capitani
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Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono entrate nel vivo da pochi giorni e, insieme alle competizioni, ai record e alle medaglie, c’è anche un lavoro incessante dietro le quinte pensato appositamente per sostenere gli atleti. Nei villaggi olimpici non ci sono solo palestre, piste di allenamento e presidi medici, ma anche spazi dedicati al benessere psicologico, perché a questi livelli la differenza non la fa soltanto la preparazione fisica: stress, aspettative, pressione mediatica e il peso di quattro anni di sacrifici concentrati in pochi minuti di gara possono mettere a dura prova l’equilibrio mentale quanto quello muscolare (se non di più). Per questo il sistema sanitario lombardo, con il coordinamento dell’ospedale Niguarda, ha attivato un servizio strutturato di supporto psicologico all’interno dei villaggi, tra aree di decompressione e sportelli di ascolto sempre attivi. Ne abbiamo parlato con il dottor Danilo Corona, psicoterapeuta Consigliere dell’Ordine Psicologi Lombardia e Responsabile Progetto Psicologia dello sport, che ci ha spiegato come funziona l’assistenza e quali sono i momenti più delicati per gli atleti. In questo contesto, si inserisce inoltre l’incontro Slalom di Voci di giovedì 12 febbraio, promosso dagli Ordini degli Psicologi di Lombardia e Veneto a Cortina, un momento pensato per riflettere sul contributo della psicologia nei grandi eventi sportivi e nell’assistenza agli atleti.

Qual è il ruolo concreto dello psicologo all’interno di un villaggio olimpico durante i Giochi invernali?

Prima di tutto è necessario fare una distinzione, nei villaggi olimpici possono essere presenti psicologi dello sport che seguono direttamente gli atleti delle singole delegazioni, ma ogni squadra porta con sé i propri specialisti. Per quanto riguarda invece l’assistenza generale, il Comitato Olimpico prevede che a tutti i team venga garantita la stessa assistenza sanitaria dei cittadini del Paese ospitante. In Lombardia viene quindi attivato il Sistema sanitario nazionale, l’ospedale di riferimento è il Niguarda di Milano, che coordina l’organizzazione insieme alle strutture della Valtellina, come Sondrio e Sondalo, per eventuali necessità o interventi sul territorio montano. Sono stati inoltre attivati dei policlinici all’interno dei villaggi, strutture che assicurano assistenza a 360 gradi anche tramite telemedicina, così da offrire consulti specialistici per qualsiasi problema sanitario, anche psichiatrico.

E dal punto di vista psicologico che tipo di supporto è previsto per gli atleti?

La salute mentale è considerata parte integrante dell’assistenza, sono state infatti create le cosiddette Mind Zone, spazi protetti e accoglienti pensati per il rilassamento. Si tratta di ambienti tranquilli, con luci soffuse e operatori presenti, dove gli atleti possono trovare una pausa dalle pressioni esterne. Accanto a queste aree sono attivi anche i Mental Corner, veri e propri punti di consulenza psicologica, dove gli atleti possono richiedere colloqui individuali per affrontare stress, difficoltà emotive o momenti critici, per esempio dopo una prestazione deludente, ma non solo. In ogni villaggio sono presenti psicologi fisicamente sul posto, organizzati su turni, affiancati anche da volontari, con l’obiettivo di garantire una copertura il più possibile continua, perché una necessità può emergere in qualsiasi momento della giornata.

Quali sono i momenti più delicati per un atleta durante le Olimpiadi?

Parliamo comunque di professionisti che, idealmente, hanno già alle spalle un percorso di preparazione mentale oltre che fisica. Gli psicologi dello sport lavorano con loro per anni, spesso per i quattro anni precedenti le olimpiadi, accompagnandoli nella costruzione di concentrazione, gestione dello stress e controllo emotivo. Discipline molto diverse tra loro, come il biathlon o la combinata nordica, richiedono capacità mentali sofisticate, passare dallo sforzo fisico estremo alla precisione del tiro, per esempio, implica un controllo attentivo altissimo. Ma lo stesso vale per una discesa libera o per qualunque gara di velocità.

Il momento critico è solo prima della gara o anche dopo?

Anche il dopo è delicatissimo. Le Olimpiadi rappresentano il culmine di anni di sacrifici, tutto si gioca in pochi secondi, a volte addirittura centesimo di secondo può fare la differenza per una medaglia o meno. Dopo una tensione emotiva così forte può arrivare un contraccolpo, soprattutto se il risultato non è quello sperato. Per questo gli atleti che hanno un’équipe psicologica vengono seguiti prima, durante e dopo l’evento; alcuni mantengono anche un contatto a distanza con il proprio psicologo durante i Giochi, proprio per avere un punto di riferimento costante.

Chi lavora nei Mental Corner incontra atleti che non conosce. Come si costruisce in poco tempo un rapporto di fiducia?

Di solito l’accesso nasce da una richiesta diretta dell’atleta, se si rivolge al servizio è perché sente il bisogno di un supporto, magari per uno stato di stress elevato, una difficoltà emotiva o un momento di crisi, in queste situazioni l’intervento è clinico e mirato. Si offre, infatti, uno spazio di ascolto immediato, strumenti per stabilizzare l’emotività e aiutare la persona a ritrovare lucidità. Non si tratta di un percorso lungo, ma di un sostegno tempestivo, che può fare la differenza in una fase molto delicata.

Il supporto psicologico riguarda solo gli atleti o anche allenatori e staff tecnico?

Durante i Giochi, i Mental Corner sono rivolti principalmente ad atleti e atlete, però, in generale, il lavoro ottimale nello sport è quello di un’équipe multidisciplinare, quindi medici, preparatori, tecnici e psicologi dovrebbero collaborare in modo integrato. Il sostegno a coach e staff è fondamentale, perché anche loro vivono una forte pressione e hanno un ruolo determinante nell’equilibrio del gruppo. È un ambito che meriterebbe ancora più sviluppo, non solo ai livelli olimpici ma anche nello sport giovanile e dilettantistico; in molte realtà strutturate, come alcune federazioni nazionali, esistono già équipe psicologiche che seguono gli atleti fin dall’infanzia, accompagnandoli nella crescita non solo sportiva ma anche personale.

Quanto pesa oggi la pressione mediatica, tra pubblico, tv e social?

Moltissimo. Non c’è più soltanto il tifo sugli spalti, che anzi può essere anche motivante. Oggi gli atleti sono esposti a una pressione mediatica continua, amplificata dai social, per questo i villaggi olimpici sono pensati come ambienti protetti, con meno interferenze possibili dall’esterno. Anche le Mind Zone e i Mental Corner servono a creare spazi sicuri, dove potersi isolare e recuperare energie. In alcuni casi si stanno sperimentando anche filtri o strumenti per limitare l’arrivo di messaggi potenzialmente negativi; è un aspetto che va monitorato con attenzione, soprattutto pensando agli atleti più giovani, che a volte debuttano alle Olimpiadi a soli 15 anni.

Quanto conta invece la dimensione personale rispetto alla sola performance?

È centrale. Lo psicologo non lavora solo sulle tecniche di gestione dello stress o della concentrazione, ma lavora anche e soprattuto con la persona. Un atleta può infatti attraversare difficoltà relazionali, familiari o fasi di crescita complesse, e tutto questo incide inevitabilmente sulla prestazione, per questo il percorso deve essere sempre su misura, costruito sul linguaggio, sulla storia e sui bisogni individuali. C’è una parte tecnica, ovviamente, ma c’è anche una componente profondamente umana che non può e non deve essere trascurata.

Quanti professionisti sono coinvolti in Lombardia e come gestite la barriera linguistica?

Nei villaggi lombardi sono attive alcune decine di psicologhe e psicologi dedicati ai Mental Corner, a cui si aggiungono i volontari, per garantire una copertura ampia e continuativa. Considerando che gli atleti provengono da circa novanta nazionalità diverse, l’accesso linguistico è fondamentale, italiano e inglese sono sempre garantiti, ma sono previsti interpreti e anche sistemi tecnologici di traduzione utilizzati già nei servizi di emergenza ad esempio, così da poter offrire supporto a chiunque, indipendentemente dalla lingua parlata.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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