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Nuovi controlli sui turisti negli aeroporti USA: riconoscimento facciale e raccolta di DNA

Negli USA dal 26 dicembre 2025 sono cambiati i controlli su chi entra nel Paese: si applicano riconoscimento facciale, raccolta di impronte digitali e di DNA.
A cura di Giusy Dente
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Dal 26 dicembre sono entrate in vigore negli Stati Uniti nuove regole fortemente volute da Donald Trump. L'amministrazione ha particolarmente a cuore la difesa dei confini e il controllo dei turisti che entrano ed escono dal Paese, per questo si è deciso di introdurre misure drastiche e restrittive nei loro confronti. Lo scopo è la sicurezza nazionale con focus particolare ai controlli sull'immigrazione. Sul sito governativo si legge che è un modo per  "scoraggiare la presentazione di richieste infondate e garantire coerenza operativa".

Queste nuove misure riguardano: il riconoscimento facciale tramite foto, la raccolta delle impronte digitali (già ampiamente utilizzate nelle procedure di immigrazione) e nei casi più estremi, anche la raccolta del DNA. Ovviamente sono esclusi i cittadini statunitensi.

Per quanto riguarda il riconoscimento facciale: le telecamere posizionate ai controlli o ai gate d'imbarco catturano una foto in tempo reale del viaggiatore. La foto viene confrontata con le immagini presenti nei database governativi (con quella sul passaporto o sul visto) per confermarne l'identità della persona e verificarne la legalità. L'immagine viene poi anche conservata in archivio fino a 75 anni. Questi controlli biometrici esistevano già dal 2004, ma avevano delle limitazioni, anagrafiche per esempio. Ora sono stati rafforzati e riguardano davvero tutti: fino a questo momento erano esclusi i viaggiatori under 14 anni  e gli anziani over 79 anni. Ora, invece, si applicheranno anche ad anziani e minori. Anche altre esenzioni precedenti sono decadute, come quelle per i diplomatici.

Si va in questo modo a creare un sistema di tracciamento degli ingressi e delle uscite più completo. I dati dati biometrici del volto dei turisti provenienti dall'estero saranno raccolti dalla US Customs and Border Protection (CBP) all'ingresso e all'uscita dal Paese. Sul loro sito si legge che attualmente la tecnologia di confronto biometrico del volto per gestire i viaggiatori in ingresso negli Stati Uniti è in funzione in 238 aeroporti e una sessantina di uffici.

A proposito invece della raccolta del DNA, il regolamento entrato in vigore il 26 dicembre conferisce al DHS il potere di raccogliere campioni di DNA da cittadini stranieri tramite tampone, ma solo in circostanze limitate e ad alto rischio. Anche l'uso di scanner di iride non sarà standardizzata in tutti gli aeroporti, ma si deciderà caso per caso in base alla necessità e alla situazione.

Queste misure si accompagnano anche a un controllo massiccio dei social network. Per entrare negli USA, il Dipartimento della Sicurezza interna (DHS)  vuole avere l'accesso agli account social dei viaggiatori intenzionati a fare ingresso nel Paese. È un modo per visionare l'attività degli ultimi 5 anni, così da assicurarsi l'assenza di materiale compromettente o pericoloso, magari con incitamento al terrorismo o offensivo verso le istituzioni locali. Oltre a questo, sarà obbligatorio fornire i dati relativi ai contatti familiari, tutti gli indirizzi email personali e di lavoro degli ultimi dieci anni, tutti i numeri di telefono personali e lavorativi usati negli ultimi cinque anni.

Queste informazioni saranno conservate in un apposito sistema di raccolta dati, dedicato proprio ai cittadini dei Paesi che entrano negli USA senza visto, ma col programma Esta. Rientrano in questo programma anche i cittadini italiani: è un'autorizzazione che può richiedere solo chi viaggia per turismo o per lavoro, ma ha una durata breve, si applica solo a soggiorni di massimo 90 giorni. Non serve il visto in questo caso, ma solo l'approvazione del Dipartimento della Sicurezza Interna e ovviamente il passaporto.

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