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Olimpiadi Invernali 2026

Perché i costumi di Lara Naki Gutmann alle Olimpiadi hanno dei tagli: “È uno squalo che si immerge negli abissi”

I costumi di Lara Naki Gutmann raccontano emancipazione e potenza: da Lidia Poët allo squalo, la designer Marika Poli racconta a Fanpage.it come ogni dettaglio sia simbolo sul ghiaccio.
Intervista a Marika Poli
Figure skating coach, Designer
A cura di Elisa Capitani
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Lara naki gutmann alle Olimpiadi di Milano–Cortina
Lara naki gutmann alle Olimpiadi di Milano–Cortina
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Tra tutte le discipline dei Giochi invernali di Milano-Cortina, il pattinaggio artistico è sicuramente la più elegante. Quando vediamo quelle figure volteggiare sul ghiaccio in movimenti che sembrano sfidare la gravità, restiamo catturati come davanti a una pièce teatrale o a un film classico. Parte di questo fascino risiede indiscutibilmente nei costumi, che non sono semplici abiti di scena ma strumenti narrativi (anche costosi) capaci di amplificare un programma, raccontarne i simboli e trasformare l’atleta in personaggio. Per Lara Naki Gutmann, seguita dalla figure skating coach e designer Marika Poli, ogni dettaglio è studiato per dialogare con la musica e con la storia che prende forma sul ghiaccio. Marika ha spiegato a Fanpage che martedì 17 febbraio Lara ha pattinato con un costume ispirato a Lidia Poët, mentre stasera invece si trasforma in uno squalo che attraversa gli abissi.

Lara naki gutmann durante la competizione di martedì 17 febbraio
Lara naki gutmann durante la competizione di martedì 17 febbraio

Il costume da squalo di Lara Naki Gutmann

Nel programma lungo del 19 febbraio il concetto di base è lo squalo, declinato attraverso diverse musiche e suggestioni sonore. Lara non interpreta la vittima ma la forza primordiale: "Lei non è assolutamente la persona che viene mangiata dallo squalo, è lo squalo, è il mare, un po’ tutto", spiega Marika Poli. L’idea è quella di un’immersione negli abissi, resa in modo astratto attraverso i colori, le pieghe e le increspature del tessuto. L’abito è interamente grigio, con una parte laterale più scura che crea profondità e movimento e i tagli che percorrono il costume ai lati simulano le branchie e i graffi dei denti dello squalo, trasformando il corpo in superficie marina. Non sono semplici elementi decorativi ma dettagli simbolici, che suggeriscono potenza, tensione e dinamismo.

L’ispirazione nata da Lidia Poët

Martedì 17 febbraio Lara Naki Gutmann ha invece pattinato sulle musiche di La legge di Lidia Poët, la serie Netflix dedicata alla prima avvocata italiana, Lidia Poët, che alla fine dell’Ottocento lottò contro l’esclusione dall’albo forense in quanto donna. Un simbolo di emancipazione e determinazione, tradotto in costume attraverso una scelta precisa di materiali e colori. "Avevamo provato varie opzioni, solo che avevamo dei problemi coi materiali che non lavoravano come volevamo: il tessuto metallizzato un po’ si arricciava", spiega Marika Poli. "Inizialmente si era pensato di rappresentare il verde metallizzato degli insetti, ma l’idea è stata accantonata perché non realizzabile".

Lara naki gutmann con il costume creato da Marika Poli e ispirato a Lidia Poet
Lara naki gutmann con il costume creato da Marika Poli e ispirato a Lidia Poet

La soluzione finale è diventata allora più concettuale: "Abbiamo deciso di rappresentare la forza e la debolezza della donna coprendo completamente Lara, ma con tessuti molto trasparenti". Marika spiega inoltre che la rete applicata su braccia, schiena e décolleté pesa appena 25 grammi al metro, a fronte dei 190-210 grammi della licra normalmente utilizzata. Una leggerezza quasi impalpabile che allude alla fragilità, in contrasto con la struttura dell’abito che avvolge e protegge. Il colore amarena, già scelto l’anno precedente quando Lara pattinava sulle musiche di Squid Game, crea un fil rouge con il passato recente. "Abbiamo voluto comunque creare un fil rouge. A lei piace molto anche perché il vestito di Squid Game e il programma sono stati un po’ la chiave di volta per lei perché l’hanno resa un po’ più famosa". Così, tra emancipazione e abissi, i costumi diventano racconto visivo e dichiarazione di identità, cuciti addosso non solo al corpo ma alla storia che Lara sceglie di portare sul ghiaccio.

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