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Giornata della Terra, dalle etichette green al bambù: Elisa Nicoli sfata i falsi miti sulla sostenibilità

Il 22 aprile si celebra l’Earth Day, la Giornata della Terra: Fanpage.it ha intervistato la green creator Elisa Nicoli per sciogliere qualche dubbio e capire come essere più sostenibili nella nostra vita quotidiana.
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A cura di Beatrice Manca
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Eco, consapevole, riciclabile, organico, sostenibile… negli ultimi anni la moda e il design sono stati travolti da un'onda verde e ogni brand ha lanciato la propria linea ‘sostenibile‘, almeno sulla carta. Si fa presto però a dire green: la questione della sostenibilità ambientale è complessa e investe i sistemi produttivi, il consumo di risorse, i rifiuti e i diritti dei lavoratori. Spazzolini in bambù, shopper in tela e borse in ecopelle non sono sempre la soluzione con un impatto minore. In occasione dell'Earth Day, la Giornata della Terra che si celebra il 22 aprile 2023, Fanpage.it ha chiesto alla green creator Elisa Nicoli di sciogliere qualche dubbio. Partendo da un presupposto: "La cosa più sostenibile che puoi comprare è quella che possiedi già".

Dal bambù alle etichette: i miti da sfatare sulla sostenibilità

Elisa Nicoli è una green creator: si occupa di creare contenuti a tematica ambientale per l'editoria e per il web. Ha scritto diversi libri e girato documentari sul tema dell'ambiente, ma gli oltre 100mila follower la conoscono soprattutto come la precisissima @econarratrice sui social, un punto di riferimento nella giungla del green washing. A Fanpage.it spiega che la parola green è sempre insidiosa: "Green claim come ecologico, riciclabile, biodegradabile non vogliono dire niente se non sono circostanziati con link, dati e approfondimenti che spieghino il processo produttivo. Sulla base di cosa stabilisci che è biodegradabile?". L'Unione Europea, non a caso, ha proposte nuove regole per limitare la giungla di claims e greenwashing.

Elisa Nicoli
Elisa Nicoli

Uno degli argomenti su cui è stato fatto più greenwashing è sicuramente il bambù, che a un certo punto è esploso in ogni settore come alternativa ‘buona' alla plastica. "Il bambù può essere sostenibile sotto certi aspetti perché cresce rapidamente e richiede poca acqua – spiega Elisa Nicoli – Però i tessuti che costano poco in bambù tendenzialmente non lo sono. I tessuti artificiali, come il bambù, non sono il male in sé, ma dipende da come sono fatti. Spesso richiedono sostanze chimiche pesantemente inquinanti e se la filiera non viene ben gestita finiscono in acqua. Il bambù, se costa poco, è fatto così".

Un set da bagno in bambù
Un set da bagno in bambù

Un'altra precisazione importante da fare, spiega, è sfatare l'idea che differenziare e riciclare siano la stessa cosa. La raccolta differenziata è fondamentale ed è vitale farla nel modo corretto, ma non risolverà tutti i problemi: “Io stessa, anni fa, quando ho iniziato ad occuparmi di sostenibilità non ci pensavo. Quando buttiamo la spazzatura non stiamo riciclando, stiamo differenziando i rifiuti. Le due cose non coincidono minimamente, soprattutto per la plastica. Questo significa che la differenziata è inutile? No, al contrario, è la base”.

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Dal bagno alla cucina, le alternative più sostenibili nella spesa

A volte poi è facile cadere nella trappola del ‘consumismo green‘, cioé nella tentazione di comprare qualcosa di nuovo solo perché l'etichetta ci ‘consola' con le parole eco o 100% organico. Ma non sempre la shopper in tela è meglio di una vecchia busta che abbiamo in casa, così come dieci borracce non sono certo sostenibili. Abbiamo chiesto a Elisa Nicoli di suggerirci le alternative più green nella nostra vita quotidiana, partendo da un presupposto: non esiste nessun acquisto a impatto zero. L'ideale è comprare meno, comprare usato e soprattutto usare il più possibile nel tempo.

Meglio lo spazzolino in bambù o lo spazzolino elettrico?

Lo spazzolino elettrico non è sostenibile perché è un futuro RAEE (rifiuto da apparecchiatura elettrica o elettronica) per cui l’impatto della costruzione dello spazzolino elettrico è enorme. Non ha molto senso neanche consumare una risorsa come il legno per un prodotto usa e getta. Meglio lo spazzolino in plastica riciclata o bioplastica di cui si conserva il manico e si cambia solo la testina.

Meglio la shopper in tela nuova o un vecchio sacchetto in plastica?

Questo è terribile – ride – sul tema avevo trovato studi attendibili che confermano che la plastica ha un sistema di produzione talmente facile e poco costoso che il nostro vecchio sacchetto trovato in casa è molto più sostenibile che una shopper di cotone organico comprata nuova. La terza opzione è una shopper ottenuta da materiali di riciclo, che sia una vecchia t-shirt o la tela di un ombrello, ci sono mille modi e si usa tessuto già in circolo.

Meglio una giacca in pelle vintage o una giacca nuova in ecopelle?

Io personalmente non uso né l’una né l’altra. Devo ancora approfondire l’argomento, ma da ciò che so l’ecopelle non è affatto sostenibile. Quindi tra le due direi vintage, ma c’è un tema etico: porti avanti l’idea che un animale possa essere un vestito.

Elisa Nicoli
Elisa Nicoli

Meglio un bagno caldo in meno o un hamburger in meno a cena?

Assolutamente meglio un hamburger meno, questa è facile: gli sprechi d'acqua si combattono soprattutto a tavola.

Meglio i piatti compostabili, che poi si buttano, o i piatti in ceramica che poi si lavano?

Assolutamente piatti lavabili. Tendenzialmente i piatti si tengono per vent’anni, anche di più.

Capitolo mestruazioni: meglio gli assorbenti compostabili o l’intimo lavabile?

Suggerisco una terza via: meglio la coppetta perché l’intimo lavabile ha una produzione più impattante rispetto all’usa-e-getta.

Meglio un oggetto in bambù o in plastica riciclata?

Dipende, qui varia molto in base al tipo di prodotto. Se devo pensare allo spazzolino direi plastica riciclata.

In generale: qual è la cosa più utile che possiamo fare per ridurre gli sprechi d’acqua?

Una meta-analisi delle ricerche fatte finora sull’impronta idrica dei nostri consumi sostiene che il modo più efficace per ridurre l’impronta idrica dei nostri consumi, come singoli cittadini, è ridurre il consumo di derivati animali. Se poi passiamo a un’alimentazione 100% vegana ridurremmo del 25% la nostra impronta idrica: è un impatto enorme rispetto al 4% del consumo che vediamo, dalle docce alle lavatrici.

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