
Gabry Ponte entra nella storia del Meazza come il primo DJ che si esibisce trasformandolo in una discoteca a cielo aperto. Non era affatto un sogno collettivo quello del 28 giugno. È riuscito in un'impresa che sembrava impossibile: far ballare con lui più di 56 mila persone, la sua tribù (in una Milano rovente tra l'altro). "All'inizio era una follia, poi è diventata una figata – ha detto in conferenza stampa – Faccio San Siro a 50 anni suonati: era una scommessa, una sfida, ma eravamo sicuri di avere i numeri per farlo".

E in questi numeri, in quel sold out da 56 mila presenze per San Siro Dance, c'erano persone di ogni età, anche famiglie al completo venute ad ascoltarlo, alcuni da molto lontano, in 3000 dall'estero. Un pubblico variegato, diverse generazioni pronte a fare festa con un artista che vanta 25 anni di carriera, celebrati l'anno scorso con uno show al Forum. Ma San Siro è un'altra cosa e a lui, è riuscita bene.

Il Meazza ha fatto da discoteca, ma anche da macchina del tempo. Gabry Ponte ci ha messo dentro tutto: i primi successi, le hit degli anni Novanta e dei Duemila, le collaborazioni, i remix, le canzoni dell'era Eiffel 65 (per la gioia dei veri nostalgici). E come ogni festa che si rispetti, non potevano mancare gli amici: Paola che ha cantato una versione dance di Vamos a Bailar, Andrea Edwin e Danti che lo hanno accompagnato sulle note di Tutta l'Italia. In scaletta anche Geordie, Quelli che non hanno età, Figli di Pitagora, Che ne sanno i Duemila, Blue.

Lo show è stato costruito per emozionare e stupire, ma con la musica sempre al centro. Difatti nelle scelte della serata ha inserito anche Vivo per lei, la dedica per eccellenza alla Dea musica, a chiunque viva per una passione ardente, proprio come lui. La tecnologia, in questo, ha avuto un ruolo centrale, grazie a un complesso sistema di visual 3D, laser, piogge di coriandoli colorati, luci a tempo di musica, getti di fuoco, show pirotecnico e bracciali luminosi. Era l'accompagnamento perfetto per rendere visivamente la magia della console, che ti fa risuonare ogni nota nelle vene. San Siro Dance era musica, coreografie, scenografie e non solo. La stylist Romina Piperno si è affidata alla designer Andrea Ya'Aqov, che ha realizzato un look custom in esclusiva per il DJ, per la fatidica serata: giacca oversize in denim materico, t-shirt e bermuda coordinati con effetto craquelé in texture naturali e superfici consumate dal tempo. Le pennellate, i contrasti tra bianco sporco e denim grezzo, la matericità viva dei tessuti: tutto era funzionale a fare da estensione dell'energia del live.

Gabry Ponte quell'energia l'ha mantenuta dall'inizio alla fine, per tutte le tre ore di durata dello show, ballando e saltando, coinvolgendo il pubblico con l'energia contagiosa di chi ha coronato un sogno, ma non ha dimenticato quando quel sogno è cominciato. Non a caso, la festa l'ha chiusa sulle note di Blue (Da Ba Dee), la canzone per antonomasia degli Eiffel 65. Era il 1999 e il singolo raggiunse la vetta delle classifiche in ben 24 Paesi per un totale di oltre 10 milioni di CD venduti. Lì è cominciata la lunga strada che lo ha condotto, 25 anni dopo, a San Siro, davanti a tutti i suoi fedelissimi "figli di Pitagora e di Casadei, di Macchiavelli e di Totò, cresciuti con una morale cattolica…e con i Depeche Mode".
