Sfilate Autunno/Inverno 2022-23
22 Febbraio 2022
19:47

Ennio Capasa sfila a Milano: “La diversità è nutrimento. Torno in un mondo più libero e inclusivo” 

Prima che nel fashion system italiano si parlasse di fluidità c’era la moda genderless di Ennio Capasa, designer capace di mescolare l’eleganza sartoriale con una visione moderna. Oggi, dopo una lunga assenza dalle passerelle, torna alla Milano Fashion Week con la prima collezione del nuovo marchio Capasa Milano e a Fanpage.it racconta l’emozione prima del nuovo debutto.
A cura di Marco Casola
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Sfilate Autunno/Inverno 2022-23

Prima che si parlasse di fluidità nella moda italiana e che in passerella sfilassero look genderless. Prima delle sfilate in location scarne e dal mood post industriale, tanto di moda oggi. Prima dell'attuale mania per l'oversize e delle mescolanze tra pezzi sportivi e capi sartoriali che vediamo nelle collezioni degli stilisti del momento. Prima di tutto questo c'erano le collezioni firmate da Ennio Capasa designer di CoSTUME NATIONAL, brand venduto nel marzo 2016 al fondo di Hong Kong Sequedge.

Ennio Capasa nel 2014
Ennio Capasa nel 2014

Fin dagli esordi nella moda, che risalgono alla metà degli anni '80, e al successo raggiunto nella metà dei '90, e soprattutto nei 2000, Ennio Capasa ha rappresentato nel mondo il minimalismo italiano. Un minimalismo dall'anima rock, in cui confluivano contaminazioni artistiche, dettagli post moderni e, soprattutto, una grande sapienza sartoriale, vanto e orgoglio del Made in Italy. Chi ricorda le sfilate di CoSTUME NATIONAL e le collezioni di Ennio Capasa, ricorda l'avanguardia mescolata alla tradizione, l'eleganza essenziale di capi senza tempo in cui però si sentiva forte l'elemento contemporaneo.

Carlo ed Ennio Capasa nel 2016
Carlo ed Ennio Capasa nel 2016

Dopo sei anni di assenza dalla moda, Ennio Capasa torna a sfilare a Milano, aprendo la Fashion Week Autunno/Inverno 22-23 con uno show allestito nel retropalco del teatro Arcimboldi, nel backstage dunque. Questo "luogo non luogo" è stato scelto da Capasa per un nuovo inizio che appare quasi come una prova generale. Il backstage, solitamente nascosto, questa volta si rivela al pubblico per presentare la collezione chiamata “Before it starts”, prima che cominci, la prima che nasce sotto il marchio Capasa Milano. A poche ore dal debutto in passerella della nuova label, Ennio Capasa racconta a Fanpage.it la collezione, parla di quel desiderio, di quell'esigenza che lo ha spinto a tornare alla moda dopo la lunga assenza, rivelando le novità della nuova avventura e i link con il passato.

Dopo l’esperienza di CoSTUME NATIONAL sei anni di assenza: a cosa ha lavorato in questo periodo?

Questi sono stati anni importanti per me, intanto ho avuto il privilegio di staccare da una storia incredibile, molto potente, che è stata la precedente esperienza. Ho avuto il privilegio di osservare quello che mi piaceva di quell'esperienza, quello che volevo portarmi dietro e quello che invece secondo me era desueto. Mi sono dedicato tantissimo all'arte, come ho sempre fatto anche in passato, e questo ha liberato tante energie creative. Poi mi è tornato questo forte desiderio, quest'urgenza di tornare alla moda e ho quindi iniziato questa nuova avventura.

Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano
Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano

Perché ha deciso di tornare adesso con una nuova label? I due anni di pandemia hanno influito su questa decisione?

Stranamente i momenti topici della mia carriera e i miei successi sono avvenuti in momenti di grande crisi. Nel '93 avemmo una grande crescita, nel 2001 con le Torri Gemelle uguale. I momenti di crisi stimolano la mia creatività e mi stimolano a dare il meglio. Credo che una risposta creativa è sempre molto importante in questi momenti. Quindi l'attuale crisi probabilmente ha inciso a livello inconscio. La mia è stata proprio un'urgenza, un impulso. Probabilmente anche la pandemia e il periodo che abbiamo vissuto ha scatenato il mio desiderio di tornare alla moda che si è concretizzato con questo progetto.

Il nuovo progetto porta il suo nome: come mai questa scelta?

Ho sempre lavorato con progetti senza tempo. In fondo CoSTUME NATIONAL era un marchio che non definiva un'epoca, una storia o un momento. Mi sembrava che se avessi usato il mio nome e il mio cognome in qualche modo avrei definito in modo netto il marchio. Il nome della famiglia, invece, credo rispecchi di più i miei valori di atemporalità, di un oggetto senza tempo. 

Quanto è rimasto del minimalismo di CoSTUME NATIONAL nel nuovo marchio? Cosa c'è di diverso rispetto al passato?

La moda è legata al tempo in cui vive. Quel minimalismo anni '90 era frutto di quella "sociologia", di quel tipo di  giovani, di società, di quel tipo di cultura, di musica. Oggi viviamo in mondo completamente diverso che è un mondo più contaminato, più libero, più inclusivo. Cosa che per altro ho contribuito a creare negli anni '90 quando, appunto, facevamo già sfilate molto inclusive, in qualche modo trasversali, dove il confine tra uomo e donna era una convenzione. Nel nuovo marchio sono rimasti i valori della sartorialità e la voglia di creare oggetti senza tempo, che non seguono le mode e poi si esauriscono in una stagione. C'è la voglia di creare oggetti di valore, accurati e autentici. Chiaramente adesso c'è molta più libertà.

Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano
Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano

I ragazzi di oggi sono ragazzi liberi. Mi ha impressionato una cosa che ho notato in questi giorni. Quando facevamo le prove per le sfilate 10 o 15 anni fa le modelle e i modelli erano vestiti tutti uguali. Più o meno c'era un unico look e alle prove venivano tutti con quel look uguale. Adesso, invece, ogni ragazzo o ragazza alle prove aveva un look diverso: mi saranno passati davanti 150 ragazzi, erano tutti diversi. Questo credo che rappresenti alla perfezione il mondo in cui viviamo e la diversità e l'incredibile ricchezza che deriva anche dall'esperienza digital. Questi ragazzi  nascono digital. Pensiamo anche quanti milioni di foto fantastiche si pubblicano oggi su Instagram e su tutti i social, si è liberata una creatività anche nelle persone che non fanno lavori creativi. Questo per un creativo è un territorio fantastico, perché c'è questa densità di energia e di diversità che è un nutrimento incredibile. Per cui oggi con la mia collezione interpreto il mondo in cui vivo ma con i valori di cui parlavo prima, ovvero atemporalità e sartorialità, che fanno parte del mio passato e della mia storia personale, a cui ho aggiunto i valori e gli stimoli della società di oggi.

Come definirebbe la collezione di debutto e a cosa è ispirata?

La prima collezione si chiama "Unconventional tailoring", sartoria non convenzionale. Mi  sono posto il problema di che cos'è il Made in Italia. Una parte sostanziale del Made in Italy è la sartorialità, ho cercato di reinventare questa sartorialità attraverso la tecnologia. Ad esempio nella collezione ci sono delle giacche con le maniche assemblate a mano ma con l'utilizzo di una tecnologia al laser. Si tratta di guardare al Made in Italy ma con un occhio alla tecnologia e a quello che sarà domani, perché è un problema che noi italiani dobbiamo porci. Anche nei capi sportswear della collezione ho inserito dettagli sartoriali. C'è quindi nella collezione un incrocio, c'è una sartoria rivista e reinventata in chiave totalmente futuristica.

Le collezioni usciranno “a cadenze regolari”: ci sarà comunque una divisione estate e inverno o saranno pezzi seasonless, senza tempo?

Non ci saranno delle collezioni, ci saranno dei "guardaroba" come li chiamo io, che usciranno con cadenze regolari che adesso stiamo studiando e che rappresenteranno una proposta. L'idea è però quella di far confluire i diversi pezzi d'abbigliamento in una sfilata stagionale che secondo me è sempre un momento topico, che fa parte della struttura della moda e che a me emoziona sempre.

Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano
Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano

Il motto di questo ritorno sulle scene sembra essere: “meno, ma meglio”. È la strada verso un lusso sostenibile?

Credo che questo sia essenziale, per me è sempre stato un po' così. Una delle cose che più mi ha gratificato in questi anni è che tanti amici, tanti artisti, tanti cantanti con cui abbiamo collaborato mi hanno chiamato e mi hanno detto: "Ho ancora le tue cose e riesco a metterle, sono ancora nuove, sono ancora attuali". E questo mi ha sempre più convinto che bisogna ragionare in questi termini, bisogna fare meno ma con maggiore qualità. Bisogna fare cose che invecchino il meno possibile, che sopravvivano nel tempo. Per cui, accuratezza nel design e autenticità nello stile, con un equilibrio tra innovazione e portabilità. Questi sono aspetti chiave della mia visione estetica.

CoSTUME NATIONAL anticipava la fluidità che caratterizza oggi la moda: la nuova linea sarà genderless?

Nel 2001 facemmo una collezione che si chiamava Casanova, con i corpetti  da uomo e da donna, una collezione visionaria. La nuova è una collezione ancora più avanzata perché in realtà la distinzione tra uomo e donna è definita solo dalle taglie, cioè le taglie definiscono quali sono i capi da uomo e quali quelli da donna, ma in realtà si possono comprare tutti i pezzi sia da uomo che da donna in base alla taglia che uno sceglie.

Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano
Un look della collezione Fall/Winter 22–23 di Capasa Milano

Dopo sei anni cosa si prova a tornare tra i protagonisti della Fashion Week?

Sento due spinte: da una parte mi sembra di non aver mai staccato, perché entri subito in delle dinamiche che fanno parte di te, con cui sei cresciuto e che ormai ti sembrano quasi naturali. Si rientra subito nel sistema. Il sistema è rapidissimo, con i tempi che conosciamo tutti, bisogna dare il massimo in poco tempo. In quella dinamica ci rientri e ti sembra di non esserne mai uscito. Allo stesso tempo hai l'emozione di un nuovo inizio. Per me è veramente interessante questo momento dal punto di vista emotivo: c'è questa spinta da questa cosa che senti già tua, che già ti appartiene, ma allo stesso tempo senti fortemente che si tratta di un nuovo racconto.

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