video suggerito
video suggerito

Come iniziare bene l’anno nuovo, la psicologa: “Ascoltarsi e lasciare andare il passato”

A Fanpage.it la psicologa ha chiarito che non c’è un modo valido per tutti per iniziare bene l’anno nuovo e ha dato dei consigli preziosi per viverlo al meglio.
Intervista a Dott.ssa Lucia Montesi
psicologa, psicoterapeuta
A cura di Giusy Dente
0 CONDIVISIONI
Immagine

C'è chi fa la lista dei buoni propositi da portare avanti, chi passa in rassegna i dodici mesi precedenti facendo un bilancio, chi non vede l'ora di strappare la pagina di dicembre dal calendario per vedere palesarsi i fogli nuovi, chi comincia a compilare l'agenda degli appuntamenti di gennaio: Capodanno significa fine ma anche inizio. Per questo lo viviamo con un mix di emozioni e sensazioni: siamo malinconici ma anche euforici, siamo tristi ma anche pieni di energia, siamo propositivi ma al tempo stesso arrendevoli, mossi da speranze e aspettative. Come ogni momento di passaggio anche questo dipende molto da chi si è, dal punto della vita in cui ci si trova: non c'è un Capodanno uguale per tutti. Ciò che non cambia, però, è il giusto approccio: in qualunque moda lo si viva, l'inizio dell'anno nuovo dovrebbe essere sempre l'occasione per proseguire nel percorso di crescita e miglioramento con convinzione. Troppo spesso lasciamo che gli altri ci frenino, ci facciamo condizionare, inibire, ci circondiamo di persone sbagliate, che non ci fanno bene, Ecco perché, per il 2026, il consiglio della psicologa è uno su tutti: quello di ascoltarsi di più. È un consiglio valido per tutti e sempre, che può essere di grande aiuto su diversi fronti: il lavoro, le amicizie, i rapporti personali, le relazioni di coppia, i legami familiari.

Come iniziare l'anno nuovo col piede giusto? 

Non esiste un modo che sia valido per tutti. Per questo non hanno senso quegli elenchi di consigli che troviamo di solito negli articoli di inizio anno, come: fai esercizio fisico, pratica meditazione, pensa in modo positivo. L’inizio del nuovo anno ci trova ognuno in una posizione diversa e unica. Età, fase della vita, condizione di salute, situazione familiare, situazione affettiva, quantità di energia fisica e mentale disponibile: sono tante le variabili che incidono su cosa significhi "il piede giusto" per uno o per un altro. Direi che l’unico suggerimento valido per chiunque è ascoltarci: porre attenzione a cosa sentiamo, cosa non ci soddisfa, da cosa vorremmo allontanarci, cosa ci ruba energia, cosa desideriamo profondamente, cosa darebbe un senso alla nostra vita.

Ha senso fare la lista dei buoni propositi di inizio anno?

Fare la lista dei buoni propositi ha senso perché innanzitutto ci procura benessere, ci trasmette speranza e fiducia, ci fa sentire di avere un controllo su quello che ci accade. Il solo fatto di elaborare dei propositi è un modo per fermarci a riflettere e per poter resettare. D’altra parte, perché i buoni propositi possano diventare fattibili ed essere rispettati, occorre tradurli in obiettivi concreti, seguendo ad esempio la regola dell’acronimo SMART: un obiettivo dovrebbe essere Specifico, Misurabile, Accessibile, Rilevante e Temporizzato. Specifico significa non troppo vago, misurabile significa quantificabile in modo oggettivo, accessibile vuol dire alla nostra portata, rilevante significa abbastanza importante per noi, temporizzato significa che stabiliamo un limite di tempo in cui raggiungere l’obiettivo. Ad esempio, se il nostro proposito è fumare meno, possiamo tradurlo nell'obiettivo di: dimezzare le sigarette giornaliere fumate, fumare non più di cinque sigarette al giorno, valutare l’obiettivo fattibile, valutarlo come importante, stabilire il limite di tre mesi in cui riuscire a raggiungerlo.

Perché l'arrivo dell'anno nuovo ci trasmette da un lato voglia di fare e dall'altro malinconia?

Ci trasmette voglia di fare perché quando percepiamo un nuovo inizio è come se ci resettassimo, ripartire da zero ci fornisce motivazione ed energia, è più facile lasciare da parte errori e fallimenti per rimettersi in pista. D’altra parte la fine dell’anno precedente, come ogni altra conclusione evoca l’idea della chiusura di un ciclo, del passare del tempo, in ultima analisi anche l’idea della morte. La malinconia può dipendere anche dai bilanci che inevitabilmente facciamo alla fine dell’anno, non solo nel caso in cui il bilancio sia negativo, ma anche quando abbiamo vissuto esperienze positive che il passare del tempo ci costringe a lasciare andare.

Come sfuggire alle aspettative sociali, che in questo periodo pesano sempre di più? Il dover andare in palestra, il dover fare un figlio…

Ricordandoci che si tratta appunto di aspettative sociali, il prodotto di un periodo storico e della sua peculiare cultura, spesso non coincidenti con i desideri autentici del singolo. Purtroppo le aspettative sociali si rafforzano in un circolo vizioso, perché molte persone vi si conformano per paura di essere giudicate diverse se seguissero ciò che davvero vogliono. Si produce perciò l’idea distorta che quasi tutti condividano gli stessi valori e chi vorrebbe andare controcorrente si sente ancora più diverso e "sbagliato". È importante riconoscere questa dinamica per essere meno dipendenti dalla pressione sociale. In ogni caso, i propositi perseguiti per adeguarsi alle aspettative altrui sono destinati a fallire oppure ad essere ottenuti con grande fatica e poca gratificazione. Se invece scegliamo obiettivi che davvero ci corrispondono, siamo più motivati ed energici, più coinvolti e più soddisfatti.

Cominciare un anno nuovo significa necessariamente che un altro anno è invece finito, ce lo lasciamo alle spalle. Come si fa a lasciare andare?

Lasciare andare di solito ci procura un senso di tristezza e di perdita, persino quando lasciamo andare qualcosa di negativo o che ci ha fatto soffrire, perché comunque era qualcosa di familiare e conosciuto. Lasciare andare il vecchio e il passato significa trovarsi di fronte all’incerto e al cambiamento, che possono spaventarci. D’altra parte, resistere al cambiamento aggrappandoci al passato significa stagnare, non evolverci e una parte di noi lo sa. Accettare di lasciare andare è un allenamento continuo, più facile se lasciamo coesistere tutte le emozioni: tristezza ma anche gratitudine, perdita ma anche pienezza di esperienze, timore dell’ignoto, ma anche fiducia e speranza.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views