È morto a 96 anni Frank Gehry, l’architetto del movimento che aveva progettato il Guggenheim di Bilbao

Frank Gehry è morto a 96 anni: si è spento nella sua casa di Santa Monica a causa di problemi respiratori. Lascia la seconda moglie Berta Aguilera e due figli: Sam e Alejandro. L'architetto era tra i più grandi del settore, vincitore di prestigiosi riconoscimenti come il Pritzker Prize nel 1989 e la Medaglia d'Oro dell'American Institute of Architects nel 1999. Il suo vero nome era, in realtà, Frank Owen Goldberg: era nato da una famiglia ebrea e cambiò il cognome in Gehry dopo la Laurea, temendo l'antisemitismo.
Rivoluzionario, innovatore, creativo: le sue opere raccontano un modo moderno di concepire lo spazio, la città e l'edificio, che ha fatto scuola per le generazioni successive di professionisti. Sono tutti lavori iconici e inconfondibili, perfettamente riconoscibili, che hanno fatto scuola e che testimoniano il suo spirito anticonformista, il desiderio di sfidare le regole e le convenzioni sullo spazio urbano tradizionalmente inteso. Da qui l'uso di curve, design insoliti, forme nuove non lineari.

Portano la sua firma la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, il DZ Bank Building di Berlino, il Museo Guggenheim di Bilbao in Spagna sul fiume Nervión. Fu proprio questa struttura a consegnarlo al successo, a dare una svolta alla sua carriera. In quel momento si cominciò a parlare di quanto un edificio potesse dare linfa a un intero territorio, svoltandone l'immagine. Si parlava, all'epoca, di Bilbao effect, proprio a indicare quello scatto di rinascita e rivincita che si poteva ottenere lavorando sullo spazio, sottraendolo al declino e consegnandolo alla modernità, superando la decadenza e andando incontro alla rinascita.

Ci sono gli stessi concetti alla base di tutti i suoi lavori, anche opere più piccole come la Dancing House di Praga o il restyling del Museum of Fine Arts di Philadelphia. A questi si aggiungono anche il New World Center di Miami, sala concerti completata nel 2011 e la Fondation Louis Vuitton di Parigi completata nel 2014. Sua è anche la scultura "Pesce d'Oro" lunga 56 metri e alta 35 metri, posizionata ai piedi dell'Hotel Arts di Barcellona: costruita durante i Giochi olimpici del 1992, è diventata monumento iconico della città.

È realizzata intrecciando strisce di acciaio inossidabile dorato, che colpite dai raggi del sole rendono l'idea delle squame. L'effetto varia a seconda dell'intensità della luce. In tutti i suoi lavori la funzionalità dialoga con l'estetica, la tecnologia va di pari passo con la sperimentazione. Il suo studio, infatti, fu tra i primi a integrare i software usati in ingegneria aeronautica per la modellazione digitale di strutture complesse.

Erano utili per dare vita a quelle costruzioni che si animavano a seconda del momento, che mutavano davanti agli occhi dell'osservatore in base alla luce e alla prospettiva: erano architetture in movimento.