Vivere in case separate aiuta la coppia, la psicologa Simonelli: “Il tempo condiviso migliora perché non è continuo”

A volte mantenere l’intimità in un matrimonio o una relazione stabile duratura può risultare complicato. Quella passione, quel cercarsi in modo frenetico dei primi tempi svanisce gradualmente e al suo posto si insinua una quotidianità fatta di routine, bollette, indifferenza, fino ad arrivare a volte anche al disinteresse. Insomma, non è sempre facile mantenere la passione e per questo negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Living Apart Together (LAT), ovvero una relazione o un matrimonio in cui partner monogami scelgono di vivere in case separate, preservando indipendenza e spazi personali, e mantenendo allo stesso tempo un legame affettivo stabile e sano. Per capire meglio come funziona questo recente modello e se apporta dei benefici concreti, abbiamo parlato con Chiara Simonelli, psicoterapeuta e sessuologa alla Fondazione Sapienza di Roma.
Negli ultimi anni si parla sempre più di Living Apart Together (LAT). Di cosa si tratta esattamente e perché sta attirando così tanta attenzione?
Il Living Apart Together è una tipologia di relazione in cui due persone sono sentimentalmente legate, stabili e monogame, ma scelgono di non condividere la stessa casa, mantenendo due abitazioni separate. Vorrei comunque fare una premessa importante di questi tempi: si tratta di un fenomeno molto spesso di nicchia, perché richiede una disponibilità economica importante. Vivere separati significa sostenere costi doppi, dalle bollette agli affitti, fino alla gestione quotidiana. Non è una scelta accessibile a tutti e proprio per questo riguarda pochi, ma è comunque interessante e attira l’attenzione perché mette in discussione l’idea tradizionale di coppia basata sulla convivenza.
Quali sono le motivazioni principali che spingono una coppia stabile a scegliere di vivere in case separate?
In generale parliamo di persone molto strutturate, con lavori gratificanti e una forte autonomia personale. Una delle paure nelle relazioni è la simbiosi, cioè il fare tutto insieme fino a perdere individualità. Queste coppie vanno nella direzione opposta: valorizzano il tempo condiviso proprio perché non è continuo. D’altro canto può anche esserci il timore che la quotidianità spenga spontaneità e desiderio. In questo senso è quasi un rimedio a un problema molto diffuso.
Si tratta di una forma di distanza o può rafforzare il legame?
Dipende molto dalla coppia. Ci sono relazioni in cui funziona: ci si vede con piacere, si mantiene il desiderio e il legame è vivo. Ma non è un modello adatto a tutti, perché alcune persone hanno bisogno della quotidianità, del ritrovarsi a fine giornata, di una condivisione più continua.
Vivere separati può aiutare a preservare l’autonomia personale senza compromettere l’intimità emotiva?
Se è una scelta condivisa e motivata da esigenze reali, come il lavoro o la volontà di mantenere spazi personali, non compromette l’intimità. Se invece nasce da una paura del legame o da un bisogno di tenere le distanze, può diventare un modo per non investire fino in fondo nella relazione.
Questa scelta può essere legata anche a un cambiamento nella situazione delle donne?
Sì, molto. Oggi le donne sono più autonome e meno disposte a rinunciare alla propria carriera o ai propri progetti per seguire il partner e questo è un cambiamento importante rispetto al passato. In alcuni casi, quindi, vivere separati permette di non sacrificare la propria realizzazione personale.
Ci sono differenze generazionali in questa scelta? È più diffusa tra coppie mature o tra i giovani?
Si osserva soprattutto tra quarantenni e cinquantenni, spesso usciti da relazioni precedenti: sono più cauti e meno disposti a rimettersi in dinamiche tradizionali. Tra i giovani il discorso è più complesso: da una parte c’è una evidente e maggiore libertà, dall’altra si nota anche un ritorno a modelli più tradizionali, in parte anche per il costo attuale delle abitazioni.
Quali sono i rischi o le criticità principali di questa scelta?
Il rischio è che diventi una forma di difesa. Se serve a evitare responsabilità o a non esporsi emotivamente, può indicare una difficoltà a costruire un legame profondo. Inoltre non è una soluzione accessibile alla maggior parte delle coppie, proprio per motivi economici. Resta comunque in molti casi una scelta di nicchia, soprattutto per la questione economica. Oggi già è difficile sostenere una casa sola, figuriamoci due. Per questo più che un nuovo modello diffuso, è una possibilità per pochi, anche se culturalmente interessante perché mette in discussione le forme tradizionali della coppia.