Perché consumare cibi ultra processati sta distruggendo la salute del tuo intestino

Il nostro intestino ospita una serie di microrganismi (soprattutto batteri) che svolgono funzioni fondamentali per la salute e ne influenzano ogni aspetto. Questa sorta di microscopica "comunità" è definita microbioma ed è purtroppo molto semplice interferire negativamente sul suo funzionamento: è un equilibrio quotidianamente messo alla prova da ciò che ingeriamo. Con un'alimentazione ricca di cibi ultra processati, per esempio, il rischio di fare danni è maggiore. Rientrano in questa categoria snack, energy drink, bevande gassate, merendine, salse, creme spalmabili, pane in cassetta e altri prodotti da forno confezionati.
Melissa Lane, epidemiologa nutrizionale presso la Deakin University, ha paragonato il microbioma intestinale a una foresta. Alla BBC ha detto: "Più microbi e diversi tipi di microbi sono presenti nella foresta, maggiore è la resilienza a qualsiasi perturbazione". Insomma, è importante per la salute un microbioma diversificato, ricco: è questo a garantire il benessere generale del corpo.
Viceversa, quando c'è poca diversità batterica si va incontro con più facilità a problemi di sonno, problemi intestinali, infiammazioni. "È un intero ecosistema. È come un organo in più che abbiamo nel nostro corpo" ha aggiunto Sarah Berry, professoressa di nutrizione al King's College di Londra. Gli alimenti ultra processati, ricchi di additivi (emulsionanti, dolcificanti, coloranti, conservanti) sono i più problematici: rischiano di danneggiare irreparabilmente questo ecosistema.
Queste sostanze vengono aggiunte per allungare la scadenza degli alimenti confezionati o per migliorarne la consistenza, per renderli più saporiti, più croccanti, più soffici: insomma più invitanti, così da ingolosire e spingere all'acquisto. Proprio gli additivi, però, sono i responsabili di una cattiva salute intestinale, perché sono quelli che interferiscono di più sul microbioma. Sono stati collegati a infiammazioni, sindrome dell'intestino irritabile, persino al cancro del colon-retto. Il legame è stato studiato sia sugli animali che sugli esseri umani.
Nello specifico, uno studio sui topi condotto da Benoit Chassaing presso l'Institut Pasteur di Parigi, ha dimostrato che basse dosi di comuni emulsionanti utilizzati dalle industrie hanno predisposto i topi a infiammazioni e malattie. Nel caso degli esseri umani, hanno dimostrato in un altro studio che quando individui sani consumavano addensanti, si andava ad alterare il loro microbioma, riducendo i microbi "buoni". Attorno all'intestino c'è uno strato di muco che serve proprio a tenere i microbi "cattivi" a distanza dall'intestino. Il problema sorge quando questo strato protettivo viene abbattuto: è lì che si va incontro a malattie, più o meno croniche e gravi.
Gli additivi vengono largamente impiegati nell'industria alimentare. Chassaing ha spiegato: "Sono testati solo per l'effetto tossico o per la capacità di indurre danni al DNA. E per questi due aspetti sono perfettamente accettabili. Ma non sono mai stati testati per l'effetto diretto sul microbioma", afferma. La criticità sta anche nel fatto che l'effetto negativo è dovuto soprattutto alle interazioni tra queste sostanze: è difficile isolarne l'effetto e ricondurlo a specifiche sostanze. Molto dipende da come vengono combinate tra loro nell'assunzione. Si parla, infatti, di "effetto cocktail". L'unico modo per tutelarsi è cucinare partendo da zero e utilizzando il più possibile ingredienti freschi, inserendo con moderazione i cibi ultra processati.