Il sesso programmato migliora la vita di coppia? Lo psicologo Merigo: “Funziona solo se si ascolta il corpo”

Mia ed Elijah hanno 57 e 59 anni e stanno insieme da una vita: il sesso per loro è rimasto una priorità, continuano ad avere un'intimità frequente e soddisfacente. Se questo aspetto è rimasto sempre così centrale nella coppia, è perché entrambi ne hanno avuto cura, hanno coltivato quella sfera. Hanno un segreto che si è rivelato per loro estremamente funzionale, un modus operandi che portano avanti sin da prima del matrimonio, quindi da oltre 30 anni: programmano minuziosamente il sesso, incastrandolo tra il volontariato e la pesca. Lo hanno raccontato a The Guardian: "99 volte su 100, ci mettiamo d'accordo per fare sesso con uno o due giorni di anticipo. Diamo un'occhiata ai nostri impegni e poi organizziamo il sesso di conseguenza. Certo, a volte è bello essere impulsivi, ma raramente è così appagante come il sesso programmato a casa. Avere del tempo per il sesso inserito nei nostri calendari significa semplicemente che ci ritagliamo attivamente lo spazio necessario affinché il nostro desiderio fiorisca e si approfondisca. Abbiamo creato un vero e proprio rituale attorno ad essi, che è di per sé fonte di piacere". Fanpage.it ha chiesto allo psicologo e psicoterapeuta Matteo Merigo se programmare il sesso può essere davvero una strategia vincente nella coppia.
Benché l'intervista di The Guardian si soffermi su tutti gli aspetti positivi di questa scelta, che effettivamente per i due diretti interessati funziona alla perfezione, il dottor Merigo ha sollevato anche dei dubbi, delle potenziali criticità. In fondo ciò che va bene per una coppia non è detto che sia utile per un'altra. L'esperto ha spiegato: "Queste forme di mantenimento diventano una sorta di escamotage, magari quando si sta insieme da tanti anni o si perde un po' l'entusiasmo. C'è qualcuno che decide di fare scambismo, qualcun altro di BDSM. Programmare il sesso può avere sì un'utilità, ma fino a un certo punto. Nella terapia di coppia le persone poi mi riferiscono che sentono un obbligo che fa perdere un po' di poesia. Quando si dà questo tipo di compito, il compito vero è fare in modo che la coppia possa riacquisire una dimestichezza".
Più che un'incombenza da vivere a oltranza come impegno, lo scopo dovrebbe quindi essere piuttosto il riscoprirsi, impostare nuove basi nella sessualità, più soddisfacenti. Per questo quando il terapeuta dà delle indicazioni si sofferma molto anche sul vivere il corpo dell'altro, andando oltre l'atto in sé: "Cercate di sentire il vostro corpo, il corpo del partner, le vostre sensazioni: non deve essere un qualcosa di puramente meccanico, si deve ritrovare un trasporto emotivo, sennò è meccanica pura".
Mia ed Elijah per scongiurare questo pericolo hanno raccontato anche di tutta una serie di abitudini collaterali che mettono in atto prima dell'intimità vera e propria, appunto per incentivare l'aspetto più emotivo, per non ridurre tutto a quel determinato giorno, a quella determinata ora. Su questo, anche il dottor Merigo ha posto l'accento. È lì che risiede la vera chiave del successo, quando si fa sesso di mantenimento: "Il rischio è travisare la lettura, è aspettare la bacchetta magica del giovedì sera. In realtà bisogna caricarsi molto prima, va messa in moto l'emotività molto prima per poi farla esplodere nel giorno predestinato. Se c'è tutto questo entusiasmo prima, ben venga. Se invece viene letta come il dover fare sesso di giovedì sera, è come aspettare La Ruota Della Fortuna in tv: perde di poesia".