Vincenzo Santopadre: “Sinner deve essere grato alla sconfitta di Alcaraz. Sapeva cosa fare”

Vincenzo Santopadre è una voce autorevole, pacata, esperta e sempre lucida nell’analisi delle dinamiche del tennis. L’ex tennista e attuale coach di Lorenzo Sonego ha analizzato per noi il torneo di Indian Wells e la cavalcata trionfale di Jannik Sinner. Ai microfoni di Fanpage, il tecnico classe 1971, che ha al suo attivo la fortunata collaborazione con Matteo Berrettini, ha offerto una lettura illuminante sulla capacità dell’azzurro di tirar fuori il massimo dalle sconfitte, trasformandole in un’arma ancor più letale.
Santopadre ha poi spiegato perché, a suo dire, il ko di Alcaraz contro Medvedev abbia, paradossalmente, caricato ancora di più Jannik in vista della finale, facendo alzare ulteriormente l’asticella dell’attenzione.
Lorenzo Sonego ha dichiarato di accusare ancora dolore al polso, come sta procedendo il lavoro con lui?
"Non stiamo lavorando in modo troppo duro perché Lorenzo è un po' acciaccato al polso. Si allena ma ancora non a pieno regime. Quindi, anche in termini di quantità, non possiamo ancora lavorare duramente. Comunque stiamo andando avanti per la nostra strada".
Qual è il morale di un lottatore come lui, immagino si senta come una tigre in gabbia.
"Sì, è dura perché comunque lui è un agonista. È uno che ama lottare, gli piace stare nella competizione e quindi sicuramente questa cosa, che è una cosa strapositiva secondo me, va presa nel modo giusto e bisogna stare tranquilli. La smania c'è, però è anche esperto, conosce questo mestiere. Lui finora è sempre stato bravo e fortunato perché non ha mai avuto uno stop così lungo. Per questo, guardandosi intorno, si sta rendendo conto che è una cosa piuttosto frequente. D'altro canto lui, essendo nuovo a questa situazione, manifesta un pizzico di insofferenza e di smania di tornare".
Anche perché con i ritmi di oggi il rischio di complicare le cose è sempre dietro l'angolo e non bisogna accelerare i tempi.
"No, assolutamente. Ecco, quando uno smania deve stare sotto controllo e fare attenzione a non forzare i tempi, perché magari ha voglia di fare e rischia magari di voler bruciare le tappe. Bisogna evitare di distribuire i carichi di lavoro in maniera eccessiva. Ci vuole la massima gradualità, alternando lavoro e riposo".

Passiamo a Indian Wells sei rimasto stregato dal percorso di Sinner ancora una volta?
"Secondo me è stato bravissimo. Ma non ci sorprende, no? Perché la sua qualità è sempre stata quella di far tesoro delle sconfitte. Guarda, mi è venuta da pensare una cosa durante la partita, vedendo anche come lui l'ha approcciata, quanto era pronto e intenso, e come l'abbia preparata bene: ovvero il fatto che debba essere quasi grato e riconoscente per sconfitta di Alcaraz. Non perché non abbia incontrato Carlos, ma perché probabilmente è entrato in campo sapendo cosa aspettarsi, aveva le idee chiare. Ha giocato da subito a un’intensità molto alta, colpendo senza aspettarsi di trovare il medesimo scenario che magari aveva trovato nelle ultime volte".
Paradossalmente dunque possiamo dire che la sconfitta di Alcaraz gli ha fatto alzare ancor di più l'asticella dell'attenzione?
"Jannik è andato giù pesante, è andato giù determinato, secondo me proprio perché aveva visto anche quello che era successo ad Alcaraz. Questo gli ha giovato un po’ nella finale. Inoltre come ha spiegato bene, lui si è adattato. Si è spostato in anticipo per adattarsi nel migliore dei modi alle condizioni e ha fatto tesoro dei passi falsi con Djokovic e Mensik. Insomma, lo sappiamo: lui trae giovamento dalla sconfitta e questo è ormai un dato ricorrente. Per cui la cosa da fare è non allarmarsi quando perde. Non dico che bisogna essere contenti per lui quando perde, ma dopo devono stare attenti gli avversari. Perché successivamente ad una sconfitta diventa ancora più pericoloso".
Vincenzo hai notato qualche cambiamento particolare nel gioco di Sinner, anche magari qualche sperimentazione in vista della terra rossa?
"Specifico per la terra rossa ti dico di no, perché comunque se lui adesso sta giocando solo sul cemento sarebbe quantomeno particolare e curioso che uno faccia qualcosa che poi deve fare sulla terra. Per esempio, nella finale ti dico di no se parliamo magari di variazioni di traiettorie o di angoli. Ma perché comunque era una partita in cui teneva i piedi dentro il campo: era stata impostata dall’inizio alla fine con l’idea di rimanere vicino alla linea. E quindi più stai vicino, più è difficile per l'avversario poi giocare con traiettorie e angoli. Quello che di certo fa, e che fa sempre bene e sicuramente gli tornerà utile anche sulla terra, è il servizio, e l'utilizzo dello stesso . Quello sì. E quindi su quello sicuramente ha lavorato, e si vede che ha lavorato. Poi lo ritroverà utile anche sulla terra, ma non credo che ci abbia lavorato specificamente per questa superficie: credo che ci abbia lavorato perché voleva migliorare il fondamentale e il primo colpo. Anche in risposta mi è piaciuto, perché comunque aveva un’aggressività importante, pur non brekkando mai perché dall’altra parte Medvedev ha giocato benissimo. Mi è piaciuto molto nell’approccio, diciamo, sia tecnico sia mentale".
In virtù di tutto questo non credi che sia giusto sottolineare anche il lavoro del team e la conferma della sinergia totale tra loro?
"Secondo me sì. Perché poi lui lo ribadisce sempre. Io poi lo seguo quando parla: è molto grato al suo team. E questa secondo me è una cosa che, ecco, da allenatore noto molto. Perché questi ragazzi passano tutto il loro tempo col team e quando un ragazzo gratifica la squadra vuol dire che anche loro effettivamente stanno facendo un buon lavoro. E non sto parlando solo di lavoro in campo, ma anche di crescita personale di un ragazzo che comprende l’importanza delle risorse che ha. Il giocatore è il proprietario dell’azienda ed è importante che si renda conto della fortuna che ha. Perché credo che sia proprio fortunato, a partire ovviamente da Cahill: un’esperienza come la sua ce l’hanno in pochi al mondo e credo che siano tutte brave persone all'interno della squadra e questo conta. Se è stato bravo lui a scegliersele, ed è anche vero che sono bravi loro, allora sì: il lavoro di squadra sicuramente c’è, si vede".
Non è un mistero la sensibilità di Sinner, ma quanto sono stati belli i primi pensieri dopo il trionfo per Kimi Antonelli e l'avversario ritrovato Medvedev?
"Belli, sì. Nel senso che poi, purtroppo tante volte nelle premiazioni è diventato quasi un rito: ringrazio, faccio i complimenti all’avversario… quindi è una cosa un po’ ricorrente. Di certo la dedica che ha fatto ad Antonelli è perché magari lui è appassionato di Formula 1 e sa quanto lavoro ci deve essere dietro. Sa vedere la fatica che fanno anche gli altri e sa che per arrivare a quel livello bisogna aver pedalato tanto".

Ti ha stupito la sconfitta di Alcaraz al netto della grande prestazione di Medvedev?
"Allora ti dico: mi ha stupito perché ormai da un lato sembrava imbattibile. Però secondo me prima o poi doveva accadere, era questione di tempo. Tanto merito a Medvedev, che secondo me ha fatto uno step avanti e ha capito che per battere Alcaraz e Sinner doveva osare di più su ogni singolo punto. L’ha fatto e ha giocato benissimo. Già dai giorni precedenti nelle sue dichiarazioni aveva detto che si sentiva particolarmente bene. Ha pescato una partita che secondo me, soprattutto dal punto di vista mentale, può dargli tanto. Ha espresso un tennis di altissimo livello, perché come atteggiamento mentale è andato proprio a cercarsela. Certo quando Alcaraz perde fa notizia più di quando vince. Ma prima o poi, nel corso della carriera, è preventivabile. E penso che possa accadere ovviamente contro qualcuno che è di quel livello: magari un gradino sotto il suo e di Sinner, ma comunque di altissimo livello subito dopo".
A proposito di Medvedev lui ha dichiarato di aver dissipato energie nelle ultime stagioni a protestare, ti chiedo quanto è difficile frenare l'ardore di un giocatore. Si è più psicologi o tecnici?
"Si è parecchio psicologi. Perché devi capire bene chi hai davanti e comprendere quali corde stimolare, come poterlo aiutare. Io dico sempre: ci sono modi e tempi, ok? Quindi diventa fondamentale la sensibilità dello psicologo, del professionista, e la capacità professionale di trovare i tempi giusti e i modi giusti della comunicazione".