Tsitsipas: “Nel tennis è difficile avere amici. Ci sono giocatori che passano e non mi salutano”

Stefanos Tsitsipas sta cercando di ritrovarsi. Nonostante i propositi di inizio stagione, l'ex numero 3 del mondo oggi numero 49, non è riuscito a ritrovare la rotta finendo per collezionare delusioni. Il due volte finalista Slam nella sua ultima intervista ha confermato comunque di essere un personaggio non banale, e sempre schietto.
Stefanos Tsitsipas racconta il suo rapporto con gli altri tennisti nel circuito
Nel bene e nel male il giocatore greco è sempre andato avanti per la sua strada, anche a rischio di diventare impopolare. Non sono mancati spesso i momenti di confronto duro in campo con gli avversari e anche con componenti del suo team, in primis con suo padre. Al quotidiano The Times, Tsitsipas si è soffermato proprio sul rapporto con i colleghi nel circuito. Purtroppo il greco non può contare su molti amici: "Se ci fossero cinque greci, sicuramente cenerei con loro. Credimi, è molto raro trovare giocatori che si considerino amici di qualcuno di un altro Paese. Per questo sono un solitario. Non ho una comunità. Ho Maria Sakkari, che è l'unica greca nel circuito passo del tempo con lei nei tornei, ma questo è tutto".
Al di là di questo c'è una grande differenza tra il modo di vivere il circuito di Tsitsipas e quello di altri giocatori che arrivano da altri Paesi: "È facile fare amicizia nel circuito quando sei francese o spagnolo, perché siete in 10 dello stesso Paese e probabilmente siete cresciuti giocando negli stessi tornei".

Le difficoltà di avere amici nel circuito
Quello che è certo è che Stefanos Tsitsipas cerca di essere la stessa persona, ancor prima che giocatore, con tutti. A quanto pare però molte volte il giocatore 27enne si trova di fronte un muro: "Sono gentile con tutti. Non ho motivi per essere antipatico o freddo. Ci sono giocatori che passano e non mi salutano, ma che ci possiamo fare. Non so se gli do fastidio o se semplicemente sono di cattivo umore. Ma è difficile farsi degli amici tra i giocatori. È come se nascondessero un segreto". Parole chiare insomma, che sembrano andare al di là delle dinamiche di uno sport individuale.
E questo forse, nei momenti difficili, diventa ulteriormente un fattore. Basti pensare a quanto accaduto in un periodo particolarmente complicato, quando i problemi alla schiena hanno inciso sulle sue prestazioni: "Mi faceva così male che il tennis non mi dava più alcuna gioia (…). Genera molta ansia, perché non affronti solo la partita, ma anche il tuo stesso corpo diventa un nemico. Finisci per allenarti di meno per proteggerlo, ma il circuito ti obbliga a giocare senza sosta. Se salti dei tornei, la tua classifica crolla drasticamente, quindi è una lotta continua. Solo chi ha una grande forza mentale può sopportare una pressione simile".