Sanchez Izquierdo: “Trovo un messaggio sul cellulare, hanno localizzato la mia famiglia. È il terrore”

Nikolas Sanchez Izquierdo ha vissuto e sta vivendo un incubo e tutto per una partita di tennis. Il tennista spagnolo sarebbe dovuto scendere in campo per una partita come tante pochi giorni fa al Challenger di Rosario in Argentina, ma ecco arrivare un messaggio inquietante sul cellulare: "Abbiamo localizzato tutta la tua famiglia, se non perdi la partita di oggi procederemo a sequestrarla. Nemmeno tu ne uscirai vivo". Un caso che ha fatto il giro del mondo e su cui il diretto interessato è tornato a parlare in un'intervista durante la quale è emerso il suo stato d'animo preoccupato.
Sanchez Izquierdo racconta le minacce ricevute a Rosario
A Punto de Break il numero 274 del mondo ha rivissuto quei momenti terribili dopo la scoperta del messaggio: "Alle 15:18 (un'ora e 40 prima del match degli ottavi) mi arriva un messaggio che mi chiede se sono Nikolas, era un numero sconosciuto. Dico di sì e, tre minuti dopo, mi scrivono di nuovo. Mi dicono che hanno localizzato la mia famiglia, mi scrivono i loro nomi completi, sia dei miei genitori che di mio fratello. Mi scrivono il domicilio familiare esplicito: via, portone, piano e porta. Mi invitano a perdere in modo dissimulato la partita che sto per giocare, ma intimandomi di non azzardarmi a dire nulla, altrimenti la mia famiglia sarà sequestrata e io subirò gravi conseguenze".
Uno shock per Sanchez Izquierdo che ha iniziato a farsi mille domande, frastornato da quanto accaduto: "Come hanno avuto il mio telefono? Non mi era mai successo, è questo l'aspetto preoccupante, che conoscano anche il mio numero di carta d'identità. Mi dicono che se non soddisfo le loro richieste, non ne uscirò vivo". Prima si è guardato intorno per capire se fosse uno scherzo, poi ha cercato di risalire all'autore dopo l'amara presa di coscienza di una pericolosa minaccia per la propria famiglia ("Non me lo sarei mai perdonato").
Il panico del tennista e le telefonate a casa
Dopo aver denunciato tutto agli ufficiali, partono le chiamate a casa senza cercare di seminare il panico ("Non aveva senso chiamare piangendo") con l'invito a non uscire di casa. Impossibile concentrarsi sulla partita, con tutto che si accavalla nella mente: "E davanti a te, una partita da giocare. Per me quello passa in terzo piano. Ciò che mi preoccupa è la sicurezza, la mancanza di privacy, la paura di pensare… può esserci qualcuno nel portone del mio palazzo? Mio fratello sta tornando dalla palestra, può esserci una persona che lo segue? La partita passa in quinto piano, non è prioritaria, penso addirittura di non giocarla".
Le indagini sui responsabili
Lui e le autorità stanno cercando di risalire ai responsabili, localizzando il numero di telefono. Si è trattato di una situazione legata alle scommesse, o a possibili nemici: "Ci ho pensato, ma non ho problemi con nessuno nella mia vita… al di là di una o due persone contate. Se è stata davvero una di queste due persone, parliamo di gente di un passato lontano. Queste persone che ti menziono non le considero brave persone, ma non le immagino nemmeno fare una cosa del genere, non credo abbiano tanto tempo libero per fare una cosa come questa".
Con grande coraggio il giocatore iberico ha deciso di scendere in campo, ma non è riuscito a dare il massimo: "Mentalmente non ero pronto, non era passata nemmeno mezz'ora da quando mi avevano avvisato che la partita si giocava. Sono passato dall'essere isolato in una stanza, con una bottiglia d'acqua, senza poter uscire dall'impianto, a entrare in campo. Rosario è un torneo con moltissimo pubblico, ma abbiamo giocato a porte chiuse per sicurezza. Ci ho provato, ma non ho mai avuto il controllo dei miei pensieri, cercavo di concentrarmi su una cosa e la mia testa andava a un'altra. Alla fine giochi con la paura, con la sensazione che in qualsiasi momento potesse succedere qualcosa. Il controllo sulle mie capacità tennistiche è stato molto condizionato, soprattutto la parte mentale. È stato molto angosciante, una situazione molto brutta".
Dopo la partita il crollo, per una giornata che purtroppo non dimenticherà mai: "Non so se si vedrà dalla telecamera, ma ho finito la partita piangendo, con gli occhi rossi. Non ho retto, non l'ho saputo gestire, sono crollato. Sono andato dritto negli spogliatoi a testa bassa e coprendomi con la maglietta. Provavo rabbia, frustrazione, impotenza, ecc. Poi la prima cosa che ho fatto è stata chiamare a casa per chiedere se fosse tutto a posto".