Paolo Cané: “Ho visto Sinner triste, per Alcaraz invece ora sono cavoli. Zverev è un po’ cagone”

Paolo Cané si è emozionato e ci ha emozionato con il suo racconto degli Australian Open. L'ex tennista azzurro e voce di Eurosport ha offerto uno sguardo privilegiato sul primo Slam della stagione, cogliendo le sfumature decisive dei match. A colpirlo è stata soprattutto la sfida tra Sinner e Djokovic, segnata dagli errori strategici del nostro campione contro l'"immortale" Nole. Cané ha visto un Jannik "triste" nel post-partita, ma resta fiducioso sul suo futuro, specialmente in un tennis sempre più stereotipato dove a fare la voce grossa sono proprio i giocatori come lui e Alcaraz, e gli altri capaci di variare il gioco come Djokovic e Musetti.
Ai microfoni di Fanpage.it, Cané riserva un'investitura importante proprio per Lorenzo: frenato dall'infortunio, ma cresciuto a tal punto da poter vincere uno Slam. Un'intervista a tutto campo, affrontata con la consueta schiettezza, che tocca anche la consacrazione di Alcaraz e i limiti mentali di Zverev.
Paolo, che Australian Open è stato? Sei rimasto stupito non tanto dall'epilogo ma dal come ci si sia arrivati?
"Alla fine sono arrivati in finale quelli che sembravano dover uscire prima. Djokovic era già praticamente fuori contro Musetti, l’ha detto lui stesso. Poi è riuscito a trovare grandi energie nella semifinale contro Sinner e ha vinto una grande partita".
Che idea ti sei fatto della sconfitta di Sinner contro Djokovic, qual è la tua analisi?
"Io ho detto che, secondo me, Sinner ha sbagliato la tattica: ha giocato troppo veloce, gli ha dato troppo ritmo. Ho letto anche le dichiarazioni di Bertolucci, che diceva che doveva giocare più forte, dargli meno tempo. Io invece penso il contrario. A quell’età, sui tre set su cinque, non devi rallentare, ma non devi neanche farlo giocare da fermo. Invece Sinner ha dato un grande ritmo, e Djokovic, per come colpisce la palla, da fermo è ancora quello che varia meglio e gioca meglio di tutti. Guarda come ha giocato Alcaraz dopo il primo set nella finale: variava con lo slice, cercava di muoverlo, tenerlo lontano dal campo e prendere l’iniziativa quando poteva. Se ti metti a fare solo pallate, perdi tre set a zero. Perché lo fai giocare comodo, quasi da fermo, e lì lui è ancora quello che gioca a tennis meglio di tutti".

Certo che il primo set disputato da Djokovic contro Carlos è stato eccezionale.
"Io pensavo: "Cavolo non può reggere altre quattro ore”. E infatti, dopo un set, ha cominciato non a scricchiolare ma ad essere messo in grande difficoltà a livello tattico da Alcaraz, che ha scelto la strategia giusta. Anche perché, insomma, quanti anni ha Alcaraz? Certo poi Djokovic ha accusato un po' di stanchezza, con un giorno di recupero. Devi metterci tutte queste cose".
Sei comunque preoccupato dalla sconfitta di Sinner?
"Sinner non ha giocato al 100%: a Djokovic ha dato modo di giocare, non l’ha disturbato abbastanza variando il gioco. Pochissime discese a rete, palle break non sfruttate. A quel livello sbagli e vai a casa. C’è poco da fare. È arrivato in semifinale, ma non c’è molto altro da dire. Bisogna soprattutto vedere come sta Sinner fisicamente. Sai che sulle distanze molto lunghe, oltre le quattro ore, nei cinque set non ha mai portato a casa una partita. Su questo dovrà stare molto attento. Ma lo sa anche lui, meglio di noi. Il prossimo Slam è sulla terra battuta. Oltre ad Alcaraz, lì Djokovic forse fa un po’ più fatica, ma si preparerà perché continuerà a giocare finché avrà questo livello. È ancora il migliore tatticamente, tecnicamente e mentalmente. Arriva sempre in fondo. Se gli altri non capiscono come affrontarlo e non riescono a farlo, il tennis moderno per lui è perfetto. Così può giocare ancora dieci anni".
Ma questo discorso delle mancate vittorie oltre le 4 ore può essere un fattore per il futuro?
"Sinner era quello che aveva giocato meno fino alla semifinale. Non Djokovic: era lui quello meno logorato. Se guardi le ore in campo, non erano tantissime, a parte la partita con Spizzirri, dove c’è stato un po’ di caos. Lui ha avuto dei problemi, ma ha reagito bene. In conferenza stampa ha detto che studierà la cosa. Io però non l’ho visto benissimo: mi è sembrato molto giù, triste. Sicuramente ha accusato il colpo della sconfitta. Su di lui ci sono troppe aspettative, troppe pressioni. Ci ha abituato troppo bene. È normale che possa avere qualche passaggio a vuoto durante l’anno. Se succede negli Slam dispiace, perché sono i tornei principali, ma fa parte del percorso. E comunque negli ultimi anni ha giocato molto bene".

Lui ormai è abituato a perdere quasi solo con Alcaraz, pensi che sia rimasto stupito dall'andamento del match contro Djokovic anche per un fattore anagrafico?
"Non se l’aspettava, hai ragione. Ma neanche Djokovic si aspettava di vincere, dopo come aveva giocato con Musetti. Però guarda cosa fa un campione in due giorni. Comunque sono fiducioso sicuramente. Anche Vagnozzi aveva detto che aveva migliorato tante cose. Io non ne ho viste tantissime. Doveva essere più aggressivo, andare più spesso a rete, ma l’ha fatto poco. Ha variato poco, ha giocato sempre col suo tennis potente da fondo campo. Contro Djokovic, secondo me ripeto, ha sbagliato tattica. È stato poco vario e non ha sfruttato le occasioni: 18 palle break, solo due convertite. Nessuno ci crede. Può succedere: una giornata no, l’avversario al top, che ti sorprende anche fisicamente. Djokovic, poi, sa sempre come fare. A livello tattico è il migliore di tutti. Con quell’esperienza, a 38 anni, non potresti altrimenti essere sempre in semifinale o in finale".
Che idea ti sei fatto del momento della rivalità tra Sinner e Alcaraz, è cambiato qualcosa dopo questi Australian Open?
"Non è cambiato niente. Anche perché, è successo un imprevisto, come nella semifinale di Sinner, altrimenti sarebbero stati di nuovo loro in finale. Su questo, però, secondo me, se Musetti non si fosse fatto male, aveva più chance di tutti e tre di vincere il torneo, per come l’ho visto giocare. C’è però anche l’aspetto emotivo: andava a giocarsi una semifinale, certo ne aveva già fatta una a Wimbledon, ma era comunque una cosa nuova per lui. E incontrava due giocatori, uno con sei Slam vinti e l’altro quattro. Quindi entri in un mondo diverso".
Già in telecronaca hai mostrato di essere estasiato dal suo tennis.
"Tennisticamente, per come l’ho visto io, era impressionante. Era quello che poteva fare meglio di tutti. Con Djokovic sarebbe stato 3-0, e poi si sarebbe presentato in semifinale con Sinner, che non era al 100%, però ha un gioco, una testa e un fisico diversi rispetto a Djokovic. Sono sempre partite che devi giocarti. E per Musetti anche l’emozione di una semifinale poteva essere una novità".
Un Musetti che può essere dunque l'alternativa ai primi due battistrada?
"Sta giocando un tennis bellissimo. Io lo vedo: nei prossimi due o tre anni può vincere il Roland Garros, o uno Slam. Per me sì. Per quello che ho visto, è migliorato tantissimo. Tutto parte dal fisico. Anche se sembra una contraddizione, perché si è fatto male, il fisico gli dà una tranquillità mentale che gli permette di variare moltissimo il gioco. È uno di quelli che varia meglio nel circuito, insieme ad Alcaraz. Ha tantissime soluzioni: servizio, volée, smorzate. E fa male giocarci contro. Contro Fritz, o in quella partita durissima contro Machac che ho commentato, ha fatto vedere davvero tanta roba. Un tennis bellissimo, proprio bello da vedere. Lo vedi anche in faccia quando gioca: è più tranquillo, perché sa di avere un potenziale enorme".

Come si riparte dopo una delusione come quella australiana e da un infortunio fastidioso?
"Il problema è che quando hai un infortunio devi ricominciare da capo. Però non deve dimenticarsi quello che ha fatto in Australia, il tennis che ha espresso. Quando rientra dagli infortuni, non deve tornare a giocare sei metri dietro per ritrovare la condizione. Deve giocare il suo tennis, anche a costo di perdere qualche partita. Non deve sminuire il suo talento e la sua classe. Deve mostrarli sempre. Perché, alla fine, è uno di quelli che gioca meglio a tennis di tutti".
Pensi che Alcaraz abbia acquisito grande fiducia vincendo lo Slam che gli mancava dopo le turbolenze legate alla separazione con Ferrero?
"Per Alcaraz, invece, adesso sono cavoli nel senso buono: con questa vittoria, dopo aver cambiato tutto il team. Secondo me aveva sofferto il distacco da Ferrero, ma è stato sostituito subito bene. Ha avuto grande fiducia e ha dimostrato tutto coi risultati. Questo gli ha dato ancora più energia per il futuro. Poi, in due settimane e sette partite, può succedere sempre un inconveniente. Hai visto quello che è successo a Sinner contro Spizzirri, e anche ad Alcaraz contro Zverev: c’è stato un attimo di blackout e sembrava quasi dovesse ritirarsi. Invece poi hai visto com’è andata a finire".
Nel racconto in diretta di Alcaraz-Zverev sei sembrato molto colpito in negativo dalle condizioni di Carlos, si pensava al peggio?
"Esatto. Però la fortuna dei tre set su cinque è che puoi uscire e rientrare. Anche se hai un momento di pausa, se sei avanti nel punteggio puoi recuperare. Alcaraz aveva avuto quel blackout, ma la strada era ancora lunga. Se ti viene un crampo o non stai bene, ma riesci ancora a giocare, puoi provare a recuperare. Però devi essere in condizione. Io dico sempre: quando vedo uno rientrare trascinandosi la gamba, come è successo a Musetti, non serve a niente. Puoi giocare ancora un game, provarci, correre, servire, ma se non sei al 100% è inutile. Stringere i denti sul dolore, su un infortunio serio, su uno strappo come quello di Musetti, non va bene. Devi fermarti. Anche perché la stagione è lunga. Infatti oggi si dice che Musetti salterà il Sudamerica. Quindi è una cosa abbastanza grave. Deve tutelarsi bene e ricordarsi che ha solo 23 anni".
Ti ha stupito Zverev con lo sfogo per il time-out di Alcaraz e il fatto che abbia tirato in ballo anche Sinner?
"Zverev si sente meglio, più tranquillo. Ha giocato più avanti, ha giocato il suo tennis, quindi è un po' cambiato. Col passare del tempo ti avvicini di più alla rete, stai meno dietro, se sei intelligente e riesci a farlo. Vuoi correre di meno, cerchi di abbreviare gli scambi. Però devi avere il fisico e il gioco per farlo. E Zverev lo può fare tranquillamente. È una cosa che ci si aspetta da anni: non stare sempre tre o quattro metri dietro a tirare pallate, ma variare di più. Con il servizio mette in grandissima difficoltà però poi, al momento di chiudere, lo sappiamo, in senso buono, è un po’ un ‘cagone'. Non è la prima volta che gli succede: quando deve chiudere il match, gli viene il braccino. Diciamoci la verità: vinceva 5-2 nel secondo set e l’ha perso. Vinceva 5-3 nel quinto, 5-4 e servizio contro Alcaraz, e non ha giocato. Bravo l’altro, che è stato molto attento e l’ha fatto giocare. Però lui è mancato lì. Quando servi per chiudere un match, anche se puoi perdere, sei comunque favorito".

Ti ha stupito l'assenza nelle fasi finali di outsider o di giocatori pronti al salto di qualità?
"Mensik ha avuto un problema agli addominali, Machac ha fatto una gran partita anche contro Musetti, poi c’è De Minaur, che è un altro che, se non incontra il filone di Alcaraz, può andare avanti. Fisicamente quest’anno sarà lì. Sono questi i giocatori da battere. Non è un caso che siano arrivate le prime quattro teste di serie in semifinale. Sulla distanza, nel circuito si conoscono tutti, ma negli Slam devi anche avere la fortuna di non bruciarti nella prima settimana. Devi vincere senza sfiancarti troppo, perché il fisico è fondamentale. Devi avere benzina".
Cosa ti lascia, a livello personale, questo Australian Open?
"Mi ha colpito che alla fine parliamo sempre degli stessi giocatori. Aspetto che venga fuori qualcuno che giochi con la testa, non solo con la forza. Oggi il tennis è potente, poco vario. Quando incontri qualcuno che sa fare qualcosa in più, perdi, senza guardare al nome o al ranking. E Djokovic su questo dà lezioni. Continuerà a giocare ancora a lungo, finché avrà questo livello. Arriva sempre in fondo. Perché? È bravo lui o cogl…i gli altri? Tutte e due. È bravissimo, ma gioca anche in un contesto che, se sta bene, gli permette di arrivare sempre in fondo. In questo discorso entra anche Musetti: è l’unico che ha davvero un gioco diverso. Ha capito come funziona, ha fiducia in sé. Peccato per l’infortunio, ma è sulla strada giusta. Non è maturato velocemente come Sinner, ma piano piano ha capito il suo potenziale. Ora sa che può giocare alla pari con tutti. La classifica lo dimostra. Quando rientra, saranno guai per tutti".
Mi è dispiaciuto anche per Cobolli, per i problemi di stomaco, dopo la scorsa annata.
"Preparare uno Slam è durissimo: clima, campi, adattamento. Sono ragazzi molto preparati ma puoi essere preparato quanto vuoi, resta sempre l’incognita. Devi anche sperare. I grandi campioni superano anche questo. Nadal, Federer, Djokovic: quante volte hanno passato momenti difficili e poi hanno vinto? Sono su un altro pianeta. Bravissimo Sinner, bravissimo Alcaraz. Campioni, giovani, record su record".
Riusciranno Sinner e Alcaraz a raggiungere le vittorie dei big three?
"Le premesse ci sono. Sono sulla strada giusta. Anche perché dietro non ce ne sono tantissimi. Alla fine gli Slam se li giocano sempre in tre o quattro. Ci può essere la sorpresa, e sarebbe bello. Ma per ora solo loro hanno tutte le componenti per vincere: fisico, testa, tecnica, continuità".