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Mouratoglou: “Sinner ha fatto qualcosa di mai visto nel tennis. Neanche Federer, Nadal e Djokovic”

Il tecnico francese analizza la sfida Sinner Alcaraz e rivela cosa rende unico l’azzurro e cosa manca ancora al numero uno del mondo.
A cura di Marco Beltrami
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Cosa dobbiamo aspettarci dai big del tennis nel 2026? Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, dopo la conclusione delle ATP Finals e della loro stagione, si sono dati appuntamento all’anno prossimo, quando ci sarà da alzare ulteriormente l’asticella, con i due pronti a stimolarsi a vicenda. C’è chi pensa che debba essere soprattutto lo spagnolo a fare un ulteriore step, nonostante la chiusura da numero uno del mondo. Si tratta di Patrick Mouratoglou, che si è soffermato sull’eccezionale rivalità, spendendo parole significative su Sinner e sul perché l’azzurro abbia portato qualcosa di nuovo anche rispetto ai tre “tenori” Federer, Nadal e Djokovic.

Mouratoglou su Sinner e Alcaraz, Carlos deve alzare l'asticella

Il coach francese, fondatore di una popolare accademia e con all’attivo tante collaborazioni prestigiose — da Serena Williams a Holger Rune, passando per Stefanos Tsitsipas e Naomi Osaka — ha fatto una sorta di punto della situazione sul dualismo tra Sinner e Alcaraz. Il tecnico è partito dalla fine, e da quanto visto anche alle ATP Finals. La crescita di Sinner al servizio lo rende speciale, a suo dire, e spinge Carlitos ad aumentare i giri: "Perché Alcaraz deve alzare il livello? Perché Jannik è attualmente il numero uno al mondo nel servizio e nella risposta. È unico".

Perché Sinner è unico anche rispetto ai big three

Questo lo rende davvero unico anche rispetto alle leggende che lo hanno preceduto: "Abbiamo avuto giocatori che dominavano un lato dell’equazione: Roger nel servizio, Rafa e Novak nella risposta. Ma mai entrambi. Questa è una novità nella storia del tennis". D’altronde, già nei mesi scorsi si è parlato delle analogie tra Jannik e Nole, sottolineando però per l’azzurro un servizio troppo altalenante. E invece, dopo gli US Open, proprio Sinner ha aperto a cambiamenti su due aspetti del suo gioco: servizio e variazioni. Con la sua proverbiale attenzione ai dettagli, e con l’aiuto del suo team, è cresciuto — e non poco — in entrambi i fattori.

Lo stesso Mouratoglou ha chiarito come una battuta incisiva e più continua possa fare tutta la differenza del mondo: "A parte la finale del Roland Garros, che è stata incredibilmente combattuta, le altre tre sono state più sbilanciate. A Wimbledon Sinner è stato nettamente migliore. Agli US Open Carlos è stato nettamente migliore. Alle ATP Finals Sinner è stato di nuovo nettamente migliore. Il servizio ha deciso tutto. Sinner ha servito a un livello completamente diverso, il migliore dell’intero torneo. E non solo il servizio in sé, ma il servizio, il terzo colpo e la capacità di prendere subito il controllo. Dopo quella finale US Open, se mi avessero chiesto chi avesse il servizio migliore, avrei risposto: Alcaraz. Dopo Torino? Non c’è dubbio: Sinner ha il servizio migliore in questo momento".

Sinner e Alcaraz pronti a sfidarsi nel 2026
Sinner e Alcaraz pronti a sfidarsi nel 2026

Alcaraz-Sinner, la sfida si rinnova nel 2026

Insomma, Alcaraz e Ferrero avranno un bel da fare per aumentare l’incisività, lavorando su servizio e risposta: "A Torino troppi errori non forzati di rovescio. Momenti di calo di concentrazione sul dritto. Forse stanchezza di fine stagione, forse semplicemente gli manca la stessa sicurezza indoor. Ma la risposta è chiara: se vuole dominare nel 2026, deve iniziare a migliorare i primi due colpi, servizio e risposta".

In termini di mentalità, però, non c’è paragone: Sinner sembra un alieno, soprattutto per un aspetto fotografato alla perfezione da un episodio specifico: "C’è un momento che spiega tutto: il set point contro di lui nella finale delle ATP Finals, nel primo set. Seconda di servizio. Jannik colpisce a 187 km/h nell’angolo, puro rischio. Dopo la partita ha detto: ‘Avevo tre opzioni. Ho scelto la più rischiosa. Se dovevo perdere il set, dovevo farlo alle mie condizioni’. Questa è la mentalità d’élite. La mentalità necessaria per vincere queste finali. Ed è esattamente quello che ha imparato dopo gli US Open".

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