Evgeni Kafelnikov, ex numero uno del mondo, primo russo a salire al vertice del tennis, con un tweet ha annunciato la morte di Alexsander Volkov, che improvvisamente ha perso la vita nella sua casa di Mosca. Aveva 52 anni. Era stato un ottimo giocatore Volkov, che raggiunse il 13° posto della classifica mondiale e, caso più unico che raro, quando era quasi maggiorenne cambio mano per giocare a tennis, lasciò la destra e divenne mancino.

A Milano il primo titolo ATP

Una carriera di tutto rispetto quella di Volkov, che era nato il 3 marzo del 1967 a Kaliningrad, molto dotato atleticamente sembrava poter giocare tranquillamente a livello professionistico sia a hockey che a tennis, scelse la racchetta, il suo percorso fu particolarmente accidentato. Una serie di infortuni lo stopparono, fu sul punto di mollare, ma poi per sopperire all'ennesimo infortunio al braccio destro ci provò con la sinistra e divenne un talentuoso mancino. A Milano nel 1991 vinse il primo torneo della sua carriera, poi conquistò i titoli a Auckland nel 1993 e Mosca nel 1994.

Le imprese agli US Open e la Davis del 1994

Le maggiori soddisfazioni se l'è tolte agli US Open. Nel 1993 raggiunse le semifinali, fu sconfitto dal grande Pete Sampras, poi vincitore del torneo, tre anni prima eliminò al primo turno la testa di serie numero 1 Stefan Edberg, che non perdeva da un paio di mesi e che avrebbe vinto le due edizioni successive dello Slam americano. Fu protagonista di un episodio curioso. Nel 1994 la Russia si giocò la Coppa Davis con la Svezia, nel primo singolare Volkov recuperò due set di svantaggio a Larsson e sembrò sul punto di chiudere a suo favore l'incontro, ma sul più bello arrivò l'allora presidente Eltsin, l'incontro fu sospeso per qualche minuto. Volkov perse filo e partita, la Svezia poi si aggiudicò il trofeo. Talentuoso in campo, Volkov ha fatto da allenatore a uno dei più grandi talenti del ventunesimo secolo Marat Safin, l'altro grande numero uno russo. Oggi il tennis lo piange, sui social sono arrivati tanti ricordi, incluso quello di Boris Becker che lo batté a Milano nel 1989, quando il russo disputò la prima finale della sua carriera.