Perché Roland Fischnaller ha la bandiera della Russia sul casco alle Olimpiadi nonostante sia vietato

Il casco indossato da Roland Fischnaller nelle gare di snowboard alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 ha suscitato diverse polemiche, specialmente dopo quanto accaduto a Vladyslav Heraskevych: il portabandiera ucraino non ha potuto indossare il suo casco con le immagini dei connazionali rimasti uccisi nei quattro anni di guerra per l'invasione russa, contrariamente all'italiano che invece scende in posta regolarmente con una bandiera russa attaccata sopra.
La differenza di trattamento ha fatto discutere perché secondo il regolamento dei Giochi è vietato esporre bandiere russe o bielorusse nelle sedi ufficiali, comprese quelle storiche. Ma perché allo snowboarder è concesso? Non si tratta di propaganda politica secondo il CIO che ha dato una spiegazione molto più semplice: sul casco di Fischnaller ci sono le bandiere dei paesi in cui ha gareggiato alle precedenti sei Olimpiadi, un omaggio alla sua carriera che non avrebbe nulla a che fare con le questioni di attualità politica.

Il caso del casco di Fischnaller con la bandiera russa
A Heraskevych è stato impedito di ricordare le vittime ucraine della guerra in gara, con il CIO che gli ha vietato di utilizzarlo in gara e l'atleta indignato dalla decisione che ha pubblicato un video per spiegare l'accaduto. Qualcuno però si è accorto che le stesse misure non sono state utilizzate con Fischnaller che continua a gareggiare con il suo casco pieno di bandiere, compresa quella russa. Da regolamento sarebbe vietato esporre vessilli russi e bielorussi, ma l'italiano può tranquillamente sciare per un piccolo dettaglio che il Comitato Olimpico ha rivelato, anche se non è servito a placare la polemica sui doppi standard utilizzati.
Lo snowboarder è alla sua settima Olimpiade consecutiva e il casco con le bandiere rappresenta un omaggio alla sua carriera, una collezione dei paesi che ha visitato durante i Giochi. C'è la bandiera degli Stati Uniti per Salt Lake City 2002, quella dell'Italia per Torino 2006 e per i Giochi attuali, la canadese per Vancouver 2010, la sudcoreana per Pyeongchang 2018, la cinese per Pechino 2022 e quella della Russia per Sochi dove si sono tenute le Olimpiadi Invernali del 2014. Per questo non sarebbe un gesto politico, ma una scelta di design personale che non trasmette nessun messaggio, se non un ricordo delle imprese passate. Non sarebbe una provocazione filo-russa e per questo il CIO avrebbe deciso di non agire, contrariamente a quanto fatto con Heraskevych che veicolava invece un messaggio politico.