Perché il curling è diventato il vero scandalo delle Olimpiadi dopo aver scoperto i furbetti

"I giocatori di curling giocano per vincere, ma mai per umiliare gli avversari. Un vero curler non tenta mai di distrarre gli avversari né di impedir loro di esprimere il meglio di sé, e preferirebbe perdere piuttosto che vincere in modo scorretto. I giocatori non violano mai consapevolmente una regola del gioco né mancano di rispetto alle sue tradizioni. Qualora si accorgano di averlo fatto involontariamente, saranno i primi a dichiarare la violazione." Questa è la premessa, dal simbolico titolo "Spirit of curling", che campeggia a inizio del regolamento internazionale. Eppure alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina proprio attorno ai tornei di curling, maschili e femminili, è scoppiato un enorme scandalo, legato ai ripetuti tentativi di alcuni giocatori di barare pur di vincere ad ogni costo: "Abbiamo un problema, la sete di medaglie ha rovinato lo spirito di questo sport".

Lo scandalo olimpico del curling: scoppia il "boopgate", il "doppio tocco"
Le ultime parole sono state pronunciate direttamente da Marc Kennedy, uno dei diretti interessati in questa polemica che corre tra stone ed end e che sta diventando virale con il nome di "boopgate", lo "scandalo del doppio tocco". Proprio il canadese è finito al centro delle feroci critiche nel corso di una gara in particolare nel torneo a squadre maschile, accusato dalla Svezia di aver barato, violando lo spirito di fair play del curling senza poi ammetterlo davanti alle rimostranze scandinave. Un episodio che ha scatenato una reazione a catena, portando il curling nell'occhio del ciclone olimpico.

Lo stesso Kennedy a commentare la situazione: "Ho anch'io almeno una cinquantina di video che potrei mostrare a tutti, ma posso garantire che non esiste un solo doppio tocco in giro fatto intenzionalmente per barare. Questo è tutto ciò che posso dire". ha detto in una delle sue ultime dichiarazioni in merito, con una chiosa conclusiva: "penso che il curling sia in una brutta situazione in questo momento e credo che derivi dalla sete di medaglie, difficile poterlo definire ancora uno sport di gentiluomini… Alle Olimpiadi tutti han visto tutto, abbiamo un problema".
Cos'è accaduto nel torneo di curling: accuse reciproche e immagini TV virali
Ma nello specifico cos'è accaduto di così imbarazzante da scatenare il classico vortice di polemiche? Tutto inizia con il torneo maschile a squadre quando durante Canada-Svezia, gara vinta dai nordamericani, i giocatori svedesi accusano gli avversari, tra cui proprio Kennedy, di toccare due volte la stone una volta lanciata, violando il regolamento. Di fronte all'indifferenza canadese – malgrado le tante immagini TV – la storia si ripete, sempre con la squadra del Canada, accusata questa volta dalla Svizzera, nello stesso giorno in cui anche la Gran Bretagna viene a sua volta segnalata dalla Germania.
E' il caos: durante Canada-Repubblica Ceca escono delle immagini scattate appositamente da un fotografo sulla linea di tiro, dove si mostra ancora una volta il Canada effettuare il "doppio tocco". Tutti gridano allo scandalo, c'è chi richiede la squalifica immediata dal torneo, mentre intanto la nazionale nordamericana approda ai playoff. E la World Clurling Federation non prende posizione, anche se annuncia che vi sarà un approfondimento per valutare eventuali cambiamenti regolamentari.
Il curling va in cortocircuito: lo "sport da gentiluomini" non esiste più
Il cortocircuito che sta vivendo il curling è esploso in tutta la sua potenza di fronte alla enorme visibilità olimpica. Lo sport per antonomasia basato più di ogni altro su un puro spirito di fairplay, a tal punto che è universalmente definito uno sport tra gentleman, ha evidenziato la propria fragilità di un regolamento oramai anacronistico di fronte alla sempre più diffusa regola dell'"unica cosa che conta è vincere". Il regolamento enfatizza che i giocatori debbano chiamare le proprie infrazioni, con una "self-call", un'auto-chiamata in caso di irregolarità commessa: "I giocatori sono tenuti a chiamare le proprie infrazioni" si legge nelle norme in vigore. Ma alle Olimpiadi tutto ciò non è accaduto.
Anzi, gli "umpires", gli arbitri che seguono le gare olimpiche, sono dovuti intervenire ripetutamente, anche senza autodenuncia, in base alle regole che prevedono un loro diretto intervento in caso di evidente irregolarità nel gioco. Una situazione che solitamente non accade mai proprio per lo "spirit of curling" dove sono gli stessi giocatori a risolvere in modo signorile e sportivo qualsiasi controversia, ma che a Milano Cortina è venuta evidentemente meno, dove la "sportività, gentilezza d'animo e condotta onorevole" decantante nella premessa regolamentare sono state cancellati di fronte all'ossessione del risultato.