L’incredibile storia di Ana Alonso, investita da un’auto cinque mesi fa e bronzo olimpico nello sci alpinismo

Cinque mesi fa era distesa sull’asfalto di una strada alle porte di Granada, ai piedi della Sierra Nevada dove è cresciuta, con un ginocchio devastato dopo essere stata travolta da un’auto mentre si allenava in bici. Oggi Ana Alonso è medaglia olimpica. Ai Giochi di Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 la spagnola ha conquistato il bronzo nella sprint di sci alpinismo, firmando una delle storie più sorprendenti della manifestazione. È la sesta medaglia della Spagna tra neve e ghiaccio, ma per il peso specifico vale molto di più.
L’incidente, avvenuto il 24 settembre all’incrocio tra Granada e Quéntar, le aveva provocato la rottura del legamento crociato anteriore e del collaterale mediale del ginocchio sinistro. Davanti a lei due strade: operarsi e rinunciare ai Giochi oppure tentare un recupero conservativo, accettando i rischi pur di esserci. Ha scelto di provarci. «Ero solo felice di essere viva», ha raccontato ripensando a quei momenti.

La riabilitazione è stata una corsa contro il tempo. Prima gli esercizi di forza con il tutore, poi il tapis roulant antigravità, infine il rientro alle gare con una ginocchiera protettiva.
Alonso chiude al 3° posto dietro le favorite: dall'incidente all'olimpiade
Sulla carta sembrava impossibile pensare a una medaglia con cicatrici ancora fresche. E invece, a 31 anni, veterana della disciplina, Alonso ha trovato la gara perfetta proprio quando contava di più. In finale ha gestito con intelligenza tattica la prova: si è accodata alle favorite, la svizzera Marianne Fatton e la francese Emily Harrop, evitando forzature premature. Nelle sezioni decisive, tra cambi di assetto e rampe, ha mantenuto sangue freddo nel confronto con la tedesca Tatjana Paller e l’azzurra Giulia Murada, assicurandosi il terzo gradino del podio.

Alonso: "Mi guardavano come fossi matta, ma ce l’ho fatta"
"Sono senza parole, è stato durissimo", ha detto Ana Alonso al traguardo, ringraziando chi le è stato vicino nei mesi più complicati. "Dicevo che volevo venire qui a giocarmi l’oro nella staffetta mista e una medaglia nella sprint: mi guardavano come fossi matta. Ma ce l’ho fatta". E quella medaglia, nata dal dolore, oggi brilla più di molte altre.