Cos’è la maledizione del portabandiera dell’Italia che solo Arianna Fontana è riuscita a rompere

Arianna Fontana è a un passo dalla leggenda dopo aver vinto la medaglia d'oro nella staffetta mista di short track: è stato suo il sorpasso decisivo che ha permesso all'Italia di portare a casa il secondo oro di queste Olimpiadi Invernali, la dodicesima medaglia della sua infinita carriera. Le manca un passo per raggiungere Edoardo Mangiarotti a quota 13 medaglie ed entrare nella storia tra gli atleti più decorati di sempre, ma nel frattempo la pattinatrice si gode un piccolo primato che non comparirà in nessun documento ufficiale. È stata la prima a spezzare la maledizione del portabandiera italiano nel 2018, una superstizione sportiva che perdura da anni e che ha fatto cadere vittime illustri. Potrà provarci nuovamente il 16 febbraio, nell'eventuale finale dei 1000m femminili di short track dove potrebbe rompere la maledizione per la seconda volta nella sua carriera.
Il tabù del portabandiera dell'Italia
Se ne parla con leggerezza dopo il grandioso risultato nella staffetta mista di short track che anche in questa edizione scongiura la sfortuna simbolica che accompagna gli atleti che sfilano con il tricolore nella cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. Arianna Fontana è stata l'unica nell'ultimo decennio a spezzare la maledizione del portabandiera azzurro: è una sorta di "jella"che tocca chi sfila per primo e lo porta a non vincere la medaglia d'oro. È una tendenza registrata per la prima volta a Londra 2012 e che cominciava a preoccupare gli appassionati italiani che nelle ultime due edizioni dei Giochi Olimpici hanno potuto tirare un sospiro di sollievo.

C'è questa tendenza storica secondo cui gli alfieri italiani non vincono le medaglie d'oro negli anni in cui portano la bandiera. È cominciato nel 2012 con Valentina Vezzali che ha vinto l'oro a squadre in scherma ma non è riuscita a vincere quello individuale da favoritissima (solo bronzo nel fioretto). A Sochi nel 2014 l'onore di portare la bandiera era toccato a Zöggeler che nello slittino vinse solo il bronzo (sesto podio consecutivo), la stessa sorte di Federica Pellegrini a Rio 2016 con il 4° posto nei 200 stile, proprio a un soffio dal podio.
A Tokyo 2020 i due portabandiera erano stati Jessica Rossi e Elia Viviani, ma anche a loro è toccata la cattiva sorte di concludere la rassegna senza oro, mentre a Pechino 2022 anche Michela Moioli (scelta dopo l'infortunio di Sofia Goggia) era stata tormentata dalla sfortuna vincendo l'argento nella prova a squadre mista di snowboard cross ma con una dolorosa eliminazione in semifinale nello snowboard cross individuale. Anche a Parigi nel 2024 la situazione è rimasta la stessa: Gianmarco Tamberi era finito in ospedale a poche ore dalla gara e non riuscì a competere al suo livello, mentre l'altra portabandiera Arianna Errigo si era accontentata dell'argento a squadre dopo l'eliminazione agli ottavi di finale.

Arianna Fontana immune alla maledizione
L'unica atleta italiana ad attraversare illesa la sfortuna che tocca ai portabandiera azzurri è stata Fontana che ha sfatato il tabù per una volta vincendo la medaglia d'oro nei 500m di short track alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang. È stato l'unico caso dal 2012 in cui chi porta la bandiera riesce a salire sul gradino più alto del podio perché nessuno prima o dopo di lei è riuscito a spezzare questa tremenda maledizione che ogni volta viene citata dagli appassionati. Quest'anno a Milano-Cortina 2026 ha vinto l'oro nella staffetta mista di short track ma non ancora quello individuale che le permetterebbe di spezzare il tabù per la seconda volta consecutiva.