Sepang si sbriciola, sassi a 300 all’ora in MotoGP: “Ci vorrebbe un parasassi sul petto”

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Marc Marquez caduto nelle libere sul circuito malese.
Il deterioramento del tracciato in Malesia è noto da tempo e aver dirottato la F1 lì ha solo complicato le cose. La rabbia dei piloti: “L’asfalto è fottuto, sembra un circuito da motocross”

Al Mondiale di MotoGP in Malesia l'asfalto si sbriciola e spara pietre a 300 all'ora. Bucano i radiatori e colpiscono braccia, collo e petto dei piloti. È successo a Fabio Di Giannantonio durante una prova di partenza, a Johann Zarco ogni volta che resta in scia, a Luca Marini che ha dovuto spegnere tutto. E in mezzo a tutto questo c'è Marc Marquez: cade all'ultima curva, si rialza e fa il miglior tempo nelle libere in 1:57.000. È il paradosso di Sepang: il più veloce in pista, in lizza per il titolo iridato, costretto a correre su un tracciato che nessuni ritiene degno per un Mondiale.

"L'asfalto è fottuto, ci vorrebbe un parasassi sul petto"

Jack Miller lo dice fuori dai denti: "Scusatemi il francesismo… ma l'asfalto è fottuto. È una cosa che avevamo già segnalato nei test. In curva 1 e in curva 4 si alzano le pietre", ha spiegato l'australiano. Non è una questione di gomma o di grip, ma di sicurezza. Quando una moto passa su quei tratti, solleva detriti che diventano proiettili per chi segue. Fabio Di Giannatonio ha usato un esempio molto forte per rendere bene l'idea di cosa possa capitare. "Mi sono arrivate pietre dovunque durante la prova di partenza. Per correre qui, ci vorrebbe un parasassi sul petto". Altrettanto chiaro il giudizio di Johann Zarco: "Quando sei dietro, non c'è modo per proteggerti. I sassi ti arrivano addosso". Poi c'è il caso di Luca Marini, fermo ai box con il radiatore forato: "Una pietra mi ha bucato il radiatore. Non è normale che succedano cose del genere in MotoGP".

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I piloti hanno definito "da motocross" l'asfalto della pista di Sepang.

Perché Sepang è arrivata così alla gara di MotoGP

Il deterioramento dell'asfalto della pista di Sepang non è sorpresa dell'ultimo minuto. Il rifacimento era stato messo in cantiere dopo i test invernali. Poi tutto è stato rinviato a causa dei problemi logistici legati alla situazione di Medio Oriente. E quel tracciato, che da dieci anni ha bisogno di una manutenzione importante, è rimasto così com'è. A peggiorare tutto ci si è messa anche la F1, dirottata dal Bahrain alla Malesia. Il carico aerodinamico delle monoposto ha compromesso una asfalto già al limite. E gli stessi interventi realizzati per riassestare la pista hanno prodotto l'effetto opposto: lo hanno indebolito.

Ecco perché il tempo di Marquez non cancella il problema. Certo, lo spagnolo è caduto e poi è tornato davanti a tutti, davanti al fratello Alex e a Ogura. Ma la domanda è una sola: è accettabile che un pilota debba pensare a proteggersi dai sassi in MotoGP? Su una pista che loro stessi hanno definito "da motocross".

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