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L’umiltà di Kimi Antonelli dopo Suzuka: “Partenza terribile, devo allenarmi. Ho avuto fortuna”

Kimi Antonelli vince il GP del Giappone e va in testa al Mondiale F1 2026, ma nel dopogara ammette errori alla partenza e il peso della Safety Car.
A cura di Michele Mazzeo
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C'è un dettaglio che racconta bene chi sia oggi Kimi Antonelli più ancora della vittoria di Suzuka. Non il successo in sé, non il fatto di essere diventato il più giovane leader del Mondiale della storia della Formula 1, ma il modo in cui ha scelto di leggerlo subito dopo la bandiera a scacchi. Perché mentre tutto attorno a lui parlava di impresa, record e storia, il 19enne della Mercedes ha fatto l'opposto: ha abbassato i toni, ha tolto enfasi al trionfo e ha riportato tutto all'essenziale.

Nel dopogara del GP del Giappone, il pilota bolognese non ha nascosto nulla. Anzi, ha messo davanti a tutto proprio ciò che non ha funzionato: "In gara sono partito in maniera terribile, ma ho avuto fortuna con la safety car. Poi il passo è stato incredibile" ha infatti detto aprendo l'intervista post-corsa ai microfoni di Sky. È questa la frase che pesa più di ogni celebrazione, perché spiega il tratto che sta colpendo di più in questo inizio di F1 2026: la capacità di restare lucido anche nel momento più alto, di non confondere il risultato con la perfezione, di riconoscere quanto abbiano contato sia l'errore al via sia l'episodio favorevole entrato nel momento giusto della corsa.

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E in effetti la gara di Suzuka era cominciata male. Partito dalla pole, Antonelli era scivolato fino alla sesta posizione nel primo giro, prima di ricostruire con pazienza la sua corsa grazie ad una Mercedes superiore alla concorrenza. Poi l'incidente di Bearman e la Safety Car hanno cambiato gli equilibri, rimettendolo davanti. Da lì in poi il bolognese ha fatto il resto con un ritmo nettamente superiore, chiudendo davanti alla McLaren di Oscar Piastri e alla Ferrari di Charles Leclerc e prendendosi anche la vetta della classifica iridata con nove punti di vantaggio sul compagno di squadra George Russell. Ma lui, invece di fermarsi al risultato, ha subito indicato il punto su cui lavorare.

Lo ha detto con chiarezza anche parlando delle partenze, fin qui non impeccabili in questo avvio di stagione: "Per fortuna abbiamo queste settimane dove potrò esercitarmi, sicuramente è stato un punto debole, perché puoi vincere o perdere le gare in quel momento". Dentro questa frase c'è tutto Antonelli: la serenità di chi si gode il momento, ma anche la disciplina di chi non vuole farsi ingannare da due vittorie consecutive, arrivate tra Cina e Giappone, e da una leadership mondiale che a 19 anni avrebbe potuto stordire chiunque.

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È anche per questo che il suo profilo continua a impressionare. Già dopo la pole del sabato a Suzuka aveva scelto di sottolineare prima l'errore nell'ultimo giro che il risultato finale, confermando una maturità non comune per età e percorso. Adesso che è il nuovo volto della Mercedes e il primo italiano dopo decenni a guardare tutti dall'alto nel Mondiale, continua a ragionare da pilota affamato più che da uomo copertina. Ed è proprio questa umiltà, forse, a rendere ancora più grande ciò che sta facendo.

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