Il papà di Niccolò Perico: “Non chiamatelo nuovo Kimi Antonelli. A 11 anni lo guardo e penso: è un adulto o un bambino?”
A 11 anni Niccolò Perico ha appena conquistato a Viterbo la coppa del mondo di kart nella categoria OK-N Junior, il suo primo titolo FIA internazionale, completando un weekend quasi irreale: ha vinto tutte le manche, la Super Heat e poi la finale con oltre cinque secondi di vantaggio. È già nel Junior Programme della Mercedes e arriva da una sequenza di successi che comprende anche il WSK Super Master Series 2026. Eppure suo padre Alessandro, raccontando Niccolò in un'intervista a Fanpage.it, quando sente definirlo "il nuovo Kimi Antonelli", reagisce in modo netto: "Non mi fa piacere, bisogna volare bassi".
Il giudizio pesa anche perché Alessandro Perico non osserva suo figlio soltanto da padre. Corre nei rally dal 1995, ha gareggiato per anni nel Campionato Italiano ed è il fondatore della P.A. Racing: sa quindi cosa significhi guidare davvero una macchina da corsa. E quando sale accanto a Niccolò su una Skoda da rally resta ancora sorpreso dalle frenate, dalle procedure e dalla naturalezza con cui la gestisce: "A volte lo guardo e penso: ma questo è un adulto o un bambino che guida così?". A Viterbo ha avuto la stessa sensazione vedendolo finire sull'erba, scivolare undicesimo e poi vincere comunque la manche: "Una manche fotonica. Non ne avevo mai vista una così".
A Viterbo avete sentito più pressione del solito. Quando se n'è accorto?
"Già dal sabato, anzi forse da mercoledì. Era molto concentrato questa volta, più del solito e forse anche più del dovuto".
Poi però in pista ha dominato. Cosa l'ha impressionata maggiormente?
"La prima manche del venerdì. Partiva secondo dalla fila esterna, è stato buttato sull'erba ed è scivolato undicesimo. Poi ha vinto. Mi hanno impressionato la cattiveria, la determinazione nei sorpassi e la velocità, senza fare praticamente una sbavatura. È stata una manche fotonica. Non ne avevo mai vista una così".
C'è qualcosa che Niccolò fa al volante che lei non gli ha insegnato?
"Le frenate. Secondo me è molto forte in frenata".
Quando se n'è accorto?
"Quando sono salito accanto a lui sulla Skoda, su un circuito sterrato. È una vera macchina da corsa".
Cosa vede quando guida quelle macchine?
"Fa delle cose per cui a volte lo guardi e pensi: ‘Ma questo è un adulto o un bambino che guida così?'. Sono macchine con cambio sequenziale, difficili anche solo da far partire. Bisogna conoscere tutte le procedure. E vedere quello che fa e come le guida è allucinante".
Riesce ancora a correggerlo?
"Sì. Quando sei seduto accanto a lui riesci ancora a vedere quando sbaglia. Quello mi viene bene: insegnargli e individuare l'errore".
Vi capita di avere idee diverse sulla guida?
"No, no".
A casa riuscite almeno a smettere di parlare di corse?
"Poco, perché alla fine parliamo sempre di quello. Oppure guardiamo video di rally e altre cose legate alle corse".
Niccolò ha 11 anni. C'è qualcosa che gli vietate perché ritenete sia troppo presto?
"In realtà no. Ha fatto anche cose che qualcuno riteneva premature, come guidare le macchine. Quindi direi di no".
Toto Wolff ha detto che bisogna evitare di caricarlo troppo di pressione. Mercedes ne parla anche con voi?
"Non abbiamo mai parlato direttamente di questa cosa, però ha ragione. È meglio stare calmi perché alla fine non ha ancora fatto niente".
Eppure ha già vinto tantissimo.
"Se guardo quello che ha fatto, ha vinto praticamente in tutte le categorie in cui ha corso. Ha ottenuto risultati importanti ovunque, forse è uno di quelli che oggi ha vinto di più ma parliamo sempre di kart. Io guardo già più avanti".
Da quando è entrato nel programma Mercedes è cambiata la sua quotidianità?
"Non molto. È cambiata soprattutto la preparazione fisica".
Come funziona?
"Mercedes ha organizzato un percorso con Athletica Cetilar. Fa allenamenti online una o due volte alla settimana e poi ci sono ritiri di tre giorni in Toscana".
Mercedes vi ha mai spiegato quale caratteristica di Niccolò li abbia convinti maggiormente?
"No. Lo hanno visto in pista, hanno visto i risultati che aveva ottenuto e hanno deciso di puntare su di lui".
Lui era già legato a Prema?
"Sì, era un pilota Prema. Prima di prenderlo hanno dovuto parlare anche con loro e con chi lo gestiva".
Oggi viene definito "il nuovo Antonelli". Le piace?
"No, non mi fa piacere".
Perché?
"Perché bisogna volare bassi".
In cosa Niccolò è diverso da Kimi alla stessa età?
"Non lo so. Non conosco abbastanza come fosse Kimi a quell'età, cosa facesse e come impostasse le gare. Preferisco non fare paragoni".
Senza l'appoggio di Mercedes sarebbe possibile sostenere economicamente questo percorso?
"Impossibile!".
Quando diventano davvero proibitivi i costi?
"In Formula 4, quando si passa alle monoposto".
Ci sono ancora talenti che si perdono per mancanza di risorse?
"Può succedere, anche se oggi con le Academy forse questa dispersione è un po' più limitata rispetto al passato".
Da padre cosa teme maggiormente: che Niccolò non arrivi dove tutti immaginano o che ci arrivi troppo presto?
"Che non possa arrivarci".
E cosa vorrebbe che non perdesse mai?
"L'umiltà. E che si ricordi sempre di ringraziare le persone che lo hanno aiutato e che hanno creduto in lui".
Quanto pesa, invece, sulla vita di una famiglia accompagnare un ragazzo in un percorso del genere?
"Tantissimo! Soprattutto in termini di tempo, ancora più che di soldi. Praticamente ho bruciato la mia vita dietro a un kart, e questa è una cosa che da fuori nessuno vede".
Lei ormai si dedica a Niccolò praticamente ventiquattr'ore su ventiquattro?
"Esatto".