F1 2026, calendario a rischio: come il conflitto in Medio Oriente stravolgerà la stagione

Il primo Gran Premio della stagione 2026 di F1 è previsto per il prossimo week-end (8 marzo) sul circuito di Albert Park in Australia e rischia di essere ricordato non solo perché si correrà con i nuovi regolamenti tecnici ma anche come uno dei più complessi a causa dell'impatto della guerra in Medio Oriente sulla logistica. Il conflitto scoppiato con l'attacco di Usa e Israele contro l'Iran ha avuto (e avrà, forse) ripercussioni anche sul Circus dei motori, in particolare sulla mobilitazione dei team alla vigilia del debutto iridato e sul calendario. La cancellazione dei test Pirelli in Bahrain è stato un segnale d'allarme e null'altro (almeno per il momento) secondo la FIA, che ha subito chiarito come l'avvio del Mondiale non corra rischi considerato che le tre gare iniziali toccano Australia, Cina e Giappone. E poi cosa accadrà visto che il 12 aprile c'è la tappa sul circuito internazionale di Sakhir? L'escalation bellica che ha incendiato i Paesi del Golfo, però, rende tutto più incerto.
Logistica d’emergenza: team bloccati e rotte alternative
A Melbourne ci sarà regolarmente il semaforo verde, ma come si arriverà all'appuntamento? Le monoposto e il materiale pesante sono già in Australia, spedito con largo anticipo. La questione centrale adesso è il trasferimento del personale e di tutte le strutture di supporto spiazzati dalla chiusura improvvisa degli spazi aerei di hub importanti come Dubai, Doha e Abu Dhabi. La soluzione è stata organizzare voli charter speciali ma con tutti i disagi vincolati allo stravolgimento delle rotte dei voli, divenuti lunghissimi per le ore trascorse a bordo (fino a 44 complessive), per il traffico nei cieli e per gli scali alternativi e forzati dei voli riprogrammati.
Test Pirelli cancellati a Sakhir: un campanello d'allarme
I test Pirelli erano previsti a Sakhir per il 28 febbraio e il 1° marzo ma il deterioramento della situazione politica internazionale, culminato con bombardamenti e attacchi missilistici, li ha resi impossibili. Tutto cancellato, in attesa di corridoi sicuri attraverso i quali agevolare l'evacuazione del personale verso l'Europa oppure direttamente verso l'Australia.

Il piano FIA: come può cambiare il calendario della F1
Con un comunicato ufficiale Liberty Media ha fornito rassicurazioni rispetto agli eventi e alle notizie che arrivano dal Medio Oriente: i primi tre Gran Premi in calendario non corrono alcun rischio: "Non siamo in Medio Oriente e mancano diverse settimane alle gare in quella regione. Monitoriamo la situazione con le autorità, ma per ora non ci sono cambiamenti al calendario ufficiale". No ad allarmismi ma, calendari alla mano, restano forti perplessità: il 12 aprile e il 19 aprile la F1 dovrebbe – il condizionale è d'obbligo – essere di scena in Bahrain e in Arabia Saudita, territori coinvolti nel conflitto e come tali insicuri.
Quand'anche la guerra dovesse cessare in tempo, l'instabilità in quell'area renderebbe l'organizzazione di quei GP un azzardo oltre che un grande pericolo per l'incolumità dell'intero movimenti. "Siamo in stretto contatto con i nostri Club Membri, i promotori dei campionati, le squadre e i colleghi sul campo – ha ammesso Mohammed Ben Sulayem, presidente della FIA -, e monitoriamo gli sviluppi con attenzione e responsabilità. La sicurezza e il benessere guideranno le nostre decisioni mentre valutiamo i prossimi eventi in programma in quell'area per il Campionato del Mondo FIA Endurance e il Campionato del Mondo FIA di Formula 1. La nostra organizzazione si fonda sull'unità e su obiettivi condivisi. Questa unità conta oggi più che mai"
I circuiti alternativi in caso d'emergenza: Imola e Istanbul Park
Se le tappe mediorientali dovessero saltare, la Formula 1 sembra avere già pronti dei circuiti "paracadute" per non ridurre il numero di gare (24 previste per il 2026) o evitare cambi di date che ingolferebbero una stagione già inficiata dalla guerra: Imola è la candidatura più forte in quanto soluzione logistica più semplice per i team che hanno base in Europa; poi c'è Istanbul Park, che segnerebbe il ritorno della F1 in Turchia (l'ultima volta è stata nel 2021). Ma si tratta solo di ipotesi, almeno per adesso.