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Checo Perez si sfoga: “Essere compagno di Verstappen in Red Bull è il peggior lavoro in Formula 1”

Il pilota messicano ha raccontato alcuni retroscena della sua esperienza accanto all’olandese, con pressioni e tensioni insostenibili. “C’era sempre un problema. Se ero più veloce era un problema e si creava un ambiente molto teso. Se ero più lento di Max, era un guaio”.
A cura di Maurizio De Santis
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Sergio ‘Checo' Perez usa una frase molto semplice, ma forte e chiara, per spiegare cosa significa essere un pilota Red Bull e avere come compagno di squadra Max Verstappen. "È il peggiore lavoro che vi sia in Formula 1" e, senza troppi giri di parole, fa capire anche perché: non è solo per il talento da cannibale dell'olandese, che è fortissimo alla guida, ma anche per la consapevolezza di far parte di una squadra che lavora principalmente per sostenere il campione del mondo. "Il team si lamentava di tutto, c'era sempre un problema. Se ero più veloce era un problema e si creava un ambiente molto teso. Se ero più lento di Max, era lo stesso un guaio". E adattarsi a una macchina pensata e messa a punto per il suo stile di guida rende tutto più complesso.

Perez e la sensazione costante di sentirsi una cavia

L'allora Team Principal, Christian Horner, mise subito le cose in chiaro, il discorso fatto non lasciò margini al messicano a cui venne spiegato in maniera esplicita che sarebbe stato solo uno sparring partner e, al tempo stesso, una sorta di ‘cavia' per provare soluzioni tecniche o aerodinamiche. In buona sostanza, la sua vettura sarebbe stata sempre un passo indietro rispetto a quella dell'olandese. Qualunque tentativo di migliorare le prestazioni della macchina sarebbe stato a beneficio di Verstappen.

"Ero nella squadra migliore – le parole di Perez nell'intervista durante Cracks Podcast – ma anche consapevole che il mio lavoro lì sarebbe stato molto complicato. Horner mi disse: Correremo con due monoposto perché dobbiamo schierarci con due monoposto, ma questo progetto è stato creato per Max che è il nostro talento".

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Il maggiore rammarico per il pilota messicano in Red Bull

Il rimpianto maggiore di Perez va al di là della sensazioni personali, lo dice quando allarga la riflessione a cosa avrebbe potuto rappresentare veramente la Red Bull se solo non fosse stata spesso preda di divisioni e tensioni interne. "Avevamo il miglior team per dominare per i prossimi dieci anni, credo", un'ipotesi impossibile per come andavano le cose e per i riflessi sulle sue prestazioni, in particolare nel 2023, in cui si era ritrovato a lottare direttamente per il titolo. "In quattro gare ne vincemmo due a testa. Eravamo molto vicini". Poi con l'arrivo degli aggiornamenti la musica cambia e per lui ci sono solo stecche nello spartito. "Quando arriviamo a Barcellona ero già molto più lento, non controllavo più la macchina".

Il dialogo emblematico con Horner nel giorno dell'addio

Il messicano venne silurato a dicembre di due anni fa dopo il Gran Premio di Abu Dhabi: fu rimpiazzato da Liam Lawson, che non durò molto (a sua volta sostituito da Yuki Tsunoda, l'ultimo dei driver che ha fatto fatica accanto al collega iridato), e quando andò via salutò pronunciando una frase emblematica. "Grazie di tutto, mi dispiace molto per chi arriverà qui", era (ed è) la sintesi perfetta di cosa aspettarsi una volta alla guida della monoposto. Perez descrive così l'ultimo colloquio con Christian Horner. "Gli dissi: cosa farai quando non funzionerà con Liam?. Lui rispose: C'è Yuki. E allora ho replicato: E cosa farai quando non funzionerà nemmeno con Yuki?". Horner non c'è più ma l'epilogo è rimasto invariato: dall'anno prossimo toccherà a Isack Hadjar stare al fianco di Verstappen, con tutto quanto comporta a livello sportivo e in carriera.

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