Bottas seccato: “Non ho problemi a pagare le tasse, ma quello che accade in Italia è frustrante. La cifra è grossa”
Valtteri Bottas ha scatenato un putiferio a Sepang, lo ha fatto forse inconsapevolmente o forse voleva togliersi un bel macigno dalla scarpa, parlando della questione tasse relative ai piloti di Formula 1 e alle regole che esistono, anche per loro, in Italia. Le sue parole sono diventate roboanti, Verstappen gli ha risposto a tono. Lui, il finlandese, è ritornato sull'argomento spiegando meglio la vicenda dicendo anche di non avere problemi nel pagare le tasse.
Dalla Malesia Bottas ha detto che i piloti non vogliono correre a Imola
Il Mondiale F1 2026 ha ancora otto gare in programma, ufficialmente, ma Qatar e Abu Dhabi sono in bilico. Dovessero saltare il gran finale sarebbe a Imola, circuito che tutti i piloti amano, ma che dà adito a perplessità, soprattutto a causa del clima, che a dicembre non è il migliore per correre. Bottas rispondendo a una domanda su Imola invece ha spiegato che i piloti non vogliono correre lì a causa delle tasse: "Nessuno di noi vuole farlo per quello che è successo lì". Perché in Italia i piloti hanno dovuto pagare tasse inevase che hanno sommato una cifra vicina ai 100 milioni di euro, per tasse non pagate tra il 2020 e il 2025.
La risposta secca di Verstappen
Bottas aveva spiegato che i piloti di F1 hanno dovuto pagare una cifra enorme a causa di tasse non pagate all'Erario. Rapidamente la notizia aveva preso piede ed aveva fatto il giro del mondo, con tanto di risposta piccata di Max Verstappen: "Ci sono peggiori di Imola in cui stare durante l'inverno. Farà più freddo e buio prima. Non c'è alcun problema fiscale, basta pagare le tasse".
Bottas e le tasse in Italia: "Non è un problema pagarle"
Il pilota finlandese della Cadillac è stato costretto, dalla Malesia, a tornare sulla questione argomentando un po' di più la questione. Bottas ha dichiarato innanzitutto che le sue parole sono state mal riportate dicendo anche che lui non ha alcun problema a pagare le tasse, e lo farà senz'altro anche in Italia. Il punto è un altro.
L'ex della Mercedes dice che il Fisco italiano non ha mai chiesto ai piloti di pagare le tasse, ma quest'anno hanno deciso di far di conto e hanno scoperto tasse inevase da parte dei piloti di Formula 1 e così hanno iniziato a scavare trovando buchi e di conseguenza richiedendo cifre importanti, non a caso si parla di quasi 100 milioni di euro recuperati dall'Erario. Specificando che i piloti non si sono infastiditi per aver dovuto pagare, ma perché avrebbero voluto sapere in anticipo di dover versare quei contributi: "Non è un problema pagare le tasse, lo faccio dappertutto. Ma i piloti sono frustrati perché si è andati a scavare e si è tornati indietro di sette o otto anni". La somma che fa il totale si aggira sui 100 milioni di euro complessivi, pagati dai piloti.
Come funzionano le tasse per i piloti di Formula 1
I piloti sono lavoratori autonomi, tendenzialmente non pagano l'IRPEF sullo stipendio intero. Parecchi di loro vivono a Monaco, qualcuno in Svizzera o risiedono generalmente in paesi dove la tassazione è minima o nulla. Lo stipendio i piloti lo incassano nel luogo di residenza. Quei redditi non entrano nella dichiarazione di nessun altro paese in cui gareggiano. In Italia il reddito da lavoro dipendente prodotto dal suo territorio esiste, anche se il percettore non è residente. Questo è il principio della tassazione alla fonte, che si usa per ogni giorno di lavoro svolto in Italia, nel caso dei piloti per il weekend di Monza, eventualmente per Imola, più eventuali test o momenti di sponsorizzazione. Il loro salario è spaccato in due: da un lato il salario da pilota, legato alle gare, dall'altra i diritti d'immagini. L'Agenzia delle Entrate in passato non ha chiesto quel prelievo, poi ha aperto accertamenti retroattivo sostenendo che la quota italiana andava dichiarata e versata.