Bottas: “Nessun pilota di F1 vuole correre a Imola per quello che è successo con le tasse italiane”
Nel weekend la Formula 1 torna in Malesia, dove si correrà il Gran Premio del Bahrain. Di argomenti sul tavolo ce ne sono parecchi: dai problemi della Ferrari, con Hamilton e Leclerc che sostengono Vasseur, alla lotta per il Mondiale che riguarda Antonelli e Russell. Ma alla vigilia fanno discutere le parole di Valtteri Bottas che ha squarciato il velo sul no del circus all'ultimo GP del 2026 a Imola, in corsa per prendere il posto di Abu Dhabi, qualora la gara degli Emirati dovesse essere esclusa per via delle note questioni internazionali.
"Nessun pilota vuole correre in Italia"
Da tempo si parla del finale del Mondiale 2026. Le tappe del Qatar e di Abu Dhabi sono in bilico a causa delle questioni che riguardano il Medio Oriente. La Formula 1 ha pensato di sostituire eventualmente la gara degli Emirati con quella di Imola. I piloti dibattono sul tema, Hamilton ha detto che correre a dicembre a Imola sarebbe sbagliato per via del clima rigido, e il meteo in generale non renderebbe bella la gara. Valtteri Bottas invece è andato meno sul sottile dicendo no alla soluzione Imola a causa delle tasse, spiegando che a causa ‘delle tasse italiane' nessun pilota vuole realmente correre in Italia. Citando un fatto accaduto non molto tempo fa.
La questione tasse per i piloti di F1
Il conquibus è sempre un tema caldo, lo è anche per piloti multi-milionari. Bottas riguardo l'eventualità di Imola come chiusura del campionato non si è fatto problemi nel dire che la gran parte dei piloti non vuole disputare gare in Italia a causa della grana tasse: "Nessuno vuole correre a causa di quello che è successo lì".
Ma cosa è successo? I piloti stranieri e i team con sede al di fuori dell'Italia, cioè quasi tutti, sono stati considerati lavorati autonomi che hanno operato in Italia, negli ultimi anni quando hanno gareggiato a Monza e a Imola, generando profitto. I rispettivi team non hanno versato le imposte per questa prestazione lavorativa, evadendo il Fisco Italiano, che pochi mesi fa aveva dato vita a una serie di accertamenti.
Le indagini della Finanza: quasi 100 milioni recuperati dal fisco con la F1
Lo scorso aprile la Guardia di Finanza di Bologna ha avviato accertamenti sulle scuderie di Formula 1, le otto che non sono con base e sede in Italia (adesso ce n'è una nona, la Cadillac). Le indagini riguardavano omissioni al fisco per delle imposte sui redditi, prodotte dai piloti stranieri per le gare di Monza, Imola dal 2020 al 2025, più quella del Mugello 2020. Si parlò di centinaia di milioni di euro omessi al fisco italiano. I piloti sono considerati lavoratori autonomi con le scuderie committenti e agiscono come sostituto d'imposta, trattenendo la parte dovuta. Gli accertamenti sono partiti e il risultato finale è stato severissimo. L'Erario è riuscito a recuperare quasi cento milioni di euro. Cifra complessiva, che riguardava quindi diversi piloti, che hanno prima dell'arrivo dell'autunno regolarizzato la loro posizione provvedendo al pagamento.
Evidentemente di questo affare se n'è parlato tra piloti e c'è stato probabilmente più di qualcuno che ha visto con poca gioia la possibilità di andare a gareggiare in Italia, tra l'altro in una gara non inserita già in calendario e dunque sostitutiva. Bottas ha fatto il ‘canarino' spifferando la scarsa voglia di una sfilza di piloti e tirando in ballo un tema che finora era rimasto solo oggetto, probabilmente, della famosa chat nella quale i piloti chiacchierano e chattano evidentemente anche di Imola, dell'Italia e delle tasse: "Penso che se la Formula 1 deciderà di andare in Medio Oriente sarà perché non c'è pericolo, altrimenti non ci si assumerebbe un tale rischio. E poi ad Abu Dhabi non ci sono tasse".