Bagnaia sconcertato dalla sua nuova Ducati nel GP di Thailandia: “Dopo i test pensavo fosse impossibile”

Il weekend di Pecco Bagnaia a Buriram doveva essere l'inizio perfetto: pre-stagione positiva, un feeling ritrovato e test che avevano restituito certezze. Invece il GP della Thailandia che ha aperto il mondiale della MotoGP 2026 gli ha consegnato una Ducati difficile da leggere, lontana da quella vista pochi giorni prima. Il primo segnale è arrivato di colpo: venerdì complicato, retrocesso in Q1, niente "ripescaggio" e una griglia che lo ha condannato a partire 13°.
Nella Sprint la partenza gli aveva permesso di limitare i danni e mettere un punto in cascina. La domenica, però, è stata una gara di sopravvivenza: Bagnaia ha chiuso nono, lontanissimo dal vincitore Marco Bezzecchi (al traguardo il suo ritardo dall'alfiere Aprilia era di 18 secondi) e senza mai trovare il passo per attaccare davvero. La fotografia del suo sconcerto è tutta nelle parole dette a fine GP: "Dopo i test, avrei detto che era impossibile ottenere un risultato del genere. Eravamo incredibilmente veloci, con un passo eccellente anche con gomme molto usate. Poi, nel fine settimana, ho notato la differenza di condizioni e non sono riuscito ad adattarmi".

Perché Bagnaia non è mai riuscito a spingere
Il problema, racconta il tre volte campione del mondo, non è stato un singolo momento ma una sensazione costante: gestione estrema e poca fiducia, soprattutto quando la gara entrava nella fase decisiva. "Ho gestito molto le gomme, ma non sono mai riuscito a spingere davvero" ha spiegato, descrivendo uno scenario quasi surreale nel finale: "A otto giri dalla fine, la moto ha iniziato a slittare anche in rettilineo. È stato davvero strano". E ancora: "Era impossibile mantenere un ritmo costante".
Il risultato pesa anche dentro il box, perché nel GP che apre la stagione la Ducati ha visto interrompersi una striscia che sembrava intoccabile: dopo 88 Gran Premi consecutivi con almeno una Desmosedici sul podio, a Buriram è arrivato lo stop (anche per il ritiro di Marc Marquez a causa di una foratura). Bagnaia lo ha detto senza giri di parole ai microfoni di Sky: "Dopo i test pensavo che il potenziale fosse da top-3 e invece oggi sono l'ultima Ducati". Ribadendo poi le difficoltà con cui ha dovuto fare i conti: "Non ho spinto manco un giro per cercare di conservare la gomma, ma comunque nel finale sgommavo in rettilineo già in quinta marcia".

Ora la priorità è capire cosa abbia ribaltato tutto tra test e gara. Pecco indica una Ducati meno "ferma" e meno efficace in ingresso e percorrenza, con una conseguenza chiara: meno controllo, più stress sulla gomma posteriore e un weekend passato a inseguire un equilibrio che non è mai arrivato. E mentre Aprilia e KTM hanno alzato l'asticella, a Borgo Panigale il 2026 comincia con una domanda urgente: perché la moto che volava nei test, in gara è sembrata un'altra?