Ze Maria: “All’Inter era un serpente che mangia serpente. Ho visto come Mourinho trattava Balotelli”
Ze Maria a 53 anni è un allenatore in attesa di chiamata, dopo che un anno fa si è conclusa l'esperienza in Serie D all'Olbia, dove era arrivato alla 12sima giornata con la squadra a soli 6 punti ed è riuscito a conquistare la salvezza arrivando a 42 punti. "Io dico sempre che vorrei iniziare un lavoro tranquillo, almeno preparo tutto io – spiega proponendosi non come ‘toppa' per qualcosa che sta andando male, ma come tecnico che può e vuole iniziare una stagione – Fino ad adesso è andata bene, ringrazio, però sarebbe bello iniziare da capo un lavoro". Nella chiacchierata col podcast ‘DoppioPasso', il brasiliano parla soprattutto della sua carriera di calciatore, descrivendo l'apice raggiunto con l'Inter come l'approdo in una realtà in cui "serpente che mangia serpente" e raccontando il ‘trattamento' riservato da José Mourinho a Mario Balotelli.
Era il 2004, dopo essersi imposto al Perugia di Cosmi come uno dei migliori terzini destri della Serie A, Ze Maria arriva a 31 anni in un'Inter che sta per aprire il ciclo che culminerà nel Triplete di Mourinho sei anni dopo. Il nazionale brasiliano ci rimarrà solo due anni, giusto quelli che vedranno scoperchiarsi il calderone di Calciopoli: "Io dico sempre che quel gruppo ha iniziato a vincere ed è finito nel Triplete, quando eravamo più o meno quel gruppo che ha iniziato nel 2004 ed è finito nel 2010, che tanti hanno smesso in quegli anni. Arriviamo con quel gruppo, vinciamo subito la Coppa Italia che erano tanti anni che non vincevano, con giocatori importanti che erano passati lì a Milano: Ronaldo, Seedorf, Pirlo, tanti giocatori importantissimi sono passati che non avevano vinto niente. Vinciamo la Coppa Italia, la Supercoppa Italiana, poi la Coppa Italia l'anno dopo e lo scudetto del 2006, il famoso di Calciopoli. Io lo prendo per mio perché è così".
Ze Maria arriva all'Inter e si trova a lottare per farsi spazio: "Devi cercare di sopravvivere"
Ze Maria in quel momento era già un calciatore con quintali di esperienza ad altissimo livello anche col Brasile, ma all'Inter ha dovuto comunque risettarsi alzando tantissimo l'asticella, semplicemente perché non aveva scelta se voleva farsi valere come negli anni precedenti: "Io amo Perugia, ma non si possono paragonare i due ambienti. Uno lotta per la salvezza, che è comunque uno scudetto quando la ottieni, l'altro lotta per vincere la Champions League. Nel mondo del calcio sono due cose molto distanti. Quindi a Perugia ero un punto di riferimento, all'Inter divento uno come gli altri. Sono cose che cambiano tantissimo. Io dico che a Perugia eravamo una specie di famiglia che ci aiutavamo sempre, mentre quando entri in un ambiente come quello dell'Inter, Juve, Milan, io dico che è un serpente che mangia un altro serpente. Quindi tu devi cercare di sopravvivere, dare il tuo meglio, fare il tuo massimo, aiutare la squadra. E ogni giorno stare attento perché c'è qualcuno che vuole rubarti il posto".
Lo stage con Mourinho: il trattamento riservato a Balotelli
L'ex esterno, che in Italia ha giocato anche nel Parma, si è ritirato nel 2009, abbracciando subito una seconda carriera da allenatore. E quale miglior inizio di uno stage proprio all'Inter, per andare a vedere i metodi di Mourinho nella stagione che sarebbe culminata nello storico Triplete: "Sono stato una settimana lì con lui, ho visto la sua gestione, perché era quando veniva fuori Balotelli in una squadra dove c'erano Milito, Eto'o, Sneijder, c'erano dei fenomeni e Balotelli chiedeva spazio. E ho visto una situazione in cui Balotelli provava le punizioni e Mourinho diceva: ‘Tanto è inutile che ti alleni, Sneijder non te le farà mai battere'. E in un altro allenamento Balotelli alza la voce, lui interrompe l'allenamento e gli dice di stare zitto perché altrimenti lo manda via. Cioè, quello è Mourinho e poi lo tratta come un figlio. Ha trattato quel gruppo come dei figli che hanno dato il massimo. Se vai a chiedere a quei giocatori, diranno che il miglior allenatore della loro vita è stato Mourinho".