Valter Salvioni: “Zoma era un treno, Doumbia non lo volevano: ‘Troppo esile’. Tornò ed era il doppio”

A cura di Sergio Stanco
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Valter Salvioni, Responsabile Tecnico della Primavera dell’Albinoleffe, racconta Zoma e Doumbia, cresciuti nel club lombardo e arrivati nei convocati di Mancini per l’Italia: “Due ragazzi maturi che hanno sudato quello che hanno conquistato. Le famiglie con loro hanno fatto un ottimo lavoro”.

Le prime convocazioni di Roberto Mancini hanno stupito un po’ tutti, ma hanno anche fatto venire alla luce (verrebbe da dire finalmente) il lavoro di una società che, a livello di settore giovanile (e non solo), sta facendo un lavoro incredibile. Parliamo ovviamente dell’Albinoleffe, che nella lista del C.T. compare nei nomi e nel curriculum di ben tre ragazzi alla prima esperienza in Azzurro. Zoma, Doumbia e Pessina, infatti, hanno tutti un trascorso nella società bergamasca. E lì che sono cresciuti ed è da lì che hanno fatto il grande salto che li ha portati, passando attraverso un giro d’Italia e d’Europa, fino a Coverciano. L’Albinoleffe è un modello: società sanissima, stadio moderno di proprietà e un settore giovanile che sta scalando le gerarchie. L’anno scorso, infatti, è arrivata addirittura la promozione in Primavera A, un evento più unico che raro per una società la cui Prima Squadra milita in Serie C. Segnali inequivocabili della bontà del lavoro del club bergamasco. Valter Sandro Salvioni, ex trequartista di (tra le altre) Brescia e Foggia e allenatore (sempre tra le altre) di Nizza, Verona e Monza, di giovani se ne intende. E non solo per essere il Responsabile Tecnico della Primavera e collaboratore del Responsabile del Settore Giovanile dell’Albinoleffe Marco Melanchini, ma anche per aver lanciato nel grande calcio ragazzini come Balotelli (fatto esordire 15enne nel Lumezzane) e Buffon (allenato in Primavera proprio negli anni dell’esordio di SuperGigi in A). Con lui, dunque, parliamo di questi ragazzi che si affacciano al grande calcio anche grazie all’ottimo lavoro del settore giovanile dell’Albinoleffe.

Allora Mister: sorpreso di queste convocazioni di Mancini?
“Devo dire la verità, un po’ sì. Avevo messo in conto qualche novità, ma forse non così numerose”.

E che ne dice della chiamata dei vostri tre giovani: se l’aspettava?
“Anche in questo caso, sarei poco credibile se dicessi di sì. Sono tre bravissimi ragazzi, ottimi giocatori, ma da quando erano qui, sono cresciuti tantissimo. Sinceramente, era difficile immaginare che potessero fare così tanta strada in così poco tempo. Ovviamente siamo tutti felicissimi, se lo meritano per i sacrifici che hanno fatto, hanno anche fatto anche scelte coraggiose e non banali, mettendosi in gioco: questo dimostra personalità e maturità. Un po’ quello che cerca Mancini nei suoi giocatori, no? E, comunque, diciamoci la verità: italiani in Serie A ce ne sono pochini…”.

Proseguendo sulla strada della sincerità: quando li vedeva giocare sui campi di Zanica, si sarebbe mai immaginato di vederli in Nazionale?
“Ti posso assicurare che cercare di intravedere in un giovane calciatore le sue potenzialità, è il lavoro più difficile del mondo. Dunque, quando erano qui da noi si vedeva che erano ragazzi di buona prospettiva, ma immaginare dove potessero arrivare, era impossibile. Per altro, sono giocatori che hanno lasciato presto la nostra società, proprio perché anche altri si sono accorti rapidamente delle loro qualità. Io posso parlare soprattutto di Zoma e Doumbia, che ho seguito di più, perché in realtà Pessina si è trasferito che era ancora più giovane. Merito anche di Giuseppe Biava (ex Atalanta e Lazio da giocatore e ex allenatore dell’Albinoleffe Primavera), è stato lui il primo a credere in loro e farli esordire”.

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Valter Salvioni, una vita nel calcio da giocatore ad allenatore.

Ecco, ci fa un assist, perché Zoma e Doumbia sono dovuti andare all’estero per consacrarsi? E’ la dimostrazione della cecità dei nostri club?
“Io questo non te lo so dire, posso dire che si vedeva che avevano qualità importanti, ma probabilmente la crescita è anche dovuta alla loro scelta di andare all’estero. Questo vale soprattutto per Zoma, perché Doumbia si era già fatto vedere al Venezia. Sono stati anche fortunati, perché hanno trovato ambienti ideali nei quali lavorare, forse con meno pressione di quella che c’è da noi. E, poi, comunque, ricordiamoci che lo Sporting Lisbona ha investito parecchio su Doumbia (20milioni di parte fissa più altri 6milioni di potenziali bonus, n.d.r.). Per cui ci vuole anche coraggio e lungimiranza…”.

Caratteristiche che forse i nostri club non hanno?
“Da noi si tende a cercare il giocatore “finito”, quello “pronto all’uso”, diciamo così. Gli altri la vedono più a medio-lungo termine, in ottica di investimento anche sulla potenziale crescita del calciatore. Questa è la differenza”.

Tornando a Zoma: qual è la caratteristica che le è rimasta impressa?
“Era un treno: partiva con la palla al piede e non riuscivi a fermarlo, arrivava fino in porta. A volte sbagliava anche la conclusione, non era freddissimo al momento di concludere, ma creava tantissime occasioni da gol e anche assist per i compagni. Era, ed è, un generoso. Ho visto l’ultimo gol che ha segnato con il Norimberga: ha allargato il piattone e l’ha messa all’incrocio. Sai quanti gliene ho visti fare così a Zanica? E continuerà a farli, perché è uno che ha fame e non si accontenta mai”.

Un ricordo di Doumbia in maglia bluceleste dell’Albinoleffe?
“Io ho un ricordo nitido di lui con la classica pettorina. Eravamo quasi a fine stagione e avevamo organizzato una partitella interna, credo che fosse l’Under 15, per decidere chi confermare per l’anno successivo. C’era questo ragazzino esile a centrocampo: si vedeva che era bravo, ma fisicamente era ancora un po’ indietro. Lo staff aveva qualche dubbio su di lui: “Non cresce”, dicevano. “Fa niente, è bravo”, rispondevo io. A volte sono i più piccolini ad avere l’agilità e la tecnica e lui aveva queste caratteristiche. Alla fine abbiamo deciso di tenerlo. Quando è tornato dalle vacanze, era due spanne più alto (ride, n.d.r.). Con quel fisico e quella tecnica, era inevitabile che facesse strada”.

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Zoma è a quota 6 gol in altrettante giornate di campionato nella Serie B tedesca.

Lei ha allenato Balotelli e Buffon, due che da giovani erano piuttosto esuberanti e che, alla fine, hanno avuto carriere diametralmente opposte: non c’è pericolo che questi ragazzi si montino la testa?
“Innanzitutto, fammi spendere alcune parole per Balotelli. Il Mario che ho conosciuto io era un ragazzino bravissimo, educato e timido. E queste qualità rimangono. Si faceva chilometri in bicicletta per venire ad allenarsi con noi. A fine allenamento non si cambiava e andava via ancora in divisa da gioco. Qualche tempo dopo ho scoperto che andava direttamente all’oratorio a giocare con gli amici. Semplicemente un ragazzo d’oro. Chiaro che poi la notorietà può dare alla testa di ragazzi così giovani…”.

Ecco, se dovesse dare un suggerimento a Zoma e Doumbia per evitarlo, cosa direbbe loro?
“Non credo che ne abbiano bisogno, perché sono due ragazzi seri e – come dicevo prima – le scelte che hanno fatto lo dimostrano. Hanno sempre lavorato duro, non hanno mai avuto atteggiamenti fuori le righe, sono educati e rispettosi. Le famiglie hanno fatto un ottimo lavoro. Famiglie che, che per altro, io non ho mai conosciuto, e anche questo dimostra che sono cresciuti senza la pressione di genitori che – oggi – spesso sono più d’intralcio che d’aiuto alla crescita dei ragazzi”.

Adesso, forse, le attenzioni dei nostri club si faranno più insistenti: fosse in loro, cercherebbe di tornare in Italia in questo momento o rimarrebbe ancora all’estero?
“Io dico sempre che, prima di lasciare un posto dove stai bene, hai trovato la tua dimensione e ti dimostrano grande fiducia, ci penserei non una, ma mille volte. E questo al di là che sia Italia o Estero, è un discorso generale. Poi, come dicevo prima, non è che gli italiani in Serie A trovino grande spazio, dunque avrei pochi dubbi sinceramente…”.

Concludiamo con la classica domanda da un milione di dollari: dove possono arrivare?
“Se fossi in grado di indovinare il percorso di tutti i miei ragazzi, a quest’ora sarei milionario (ride, n.d.r.). Tuttavia, come dicevo prima, nonostante la giovane età, sono ragazzi maturi, che si sono sudati tutto quello che sono riusciti a conquistarsi, hanno fame e professionalità. Secondo me, in questa Italia che sta “rinascendo”, ci possono stare. Poi, starà a loro dimostrarlo. Loro lo sanno, perché ai miei ragazzi lo ripeto fino alla nausea: è sempre il campo ad emettere il verdetto finale”.

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